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I casi comune per comune

Coronavirus, in Romagna ricoveri sotto controllo. 67 i sanitari sospesi

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 8 set 2021 15:53 ~ ultimo agg. 9 set 15:47
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L’Ausl Romagna rende noti i dati sull’andamento del coronavirus nella settimana 30 agosto – 5 settembre. Sul territorio romagnolo si sono registrate 999 positività (4,2%) su un totale di 23.610 tamponi. Si registra un calo dei nuovi casi in termini assoluti (-201). La provincia di Rimini, in calo per la quarta settimana di fila, scende da 493 a 407. Quanto all’incidenza nuovi casi per 100.000 residenti negli ultimi 7 giorni, nel territorio romagnolo in testa c’è Riccione con 118 seguita da Rimini a 101.

Negli ospedali si registra un tasso di occupazione di posti letto da parte di pazienti affetti da COVID, che ci pone nel livello verde 2: un livello di occupazione dei posti letto in malattie infettive maggiore del 70%. In totale sono ricoverati 80 pazienti, di questi 10 sono in terapia intensiva, il cui trend è costante e in leggero calo.

In provincia di Rimini sono quattro i comuni senza casi attivi. Quasi la metà sono a Rimini (556 su 1186), poi si segnala Riccione con 166.

“I dati della settimana presa a riferimento – commenta Mattia Altini, direttore sanitario di Ausl Romagna – confermano una sostanziale stabilità dei contagi in Romagna, con  le fasce di età compresa tra i 14 e i 24 che risultano essere ancora quelle più colpite. Anche sul versante dell’occupazione dei posti letti la situazione negli ospedali romagnoli  si mantiene al momento stabile. Ciò che mi preme ancora una volta sottolineare è l’efficacia delle vaccinazioni che, nonostante la presenza della variante Delta tuttora predominante sul nostro territorio, si conferma molto elevata in Emilia Romagna e quindi anche in Romagna nel proteggere dall’infezione in tutti i casi e in tutte le fasce d’età, compresa quella 12-39. I dati regionali parlano molto chiaro: i non vaccinati hanno in media un rischio 5 volte maggiore di infettarsi rispetto ai non vaccinati e circa 10 volte maggiore di essere ricoverati in ospedale.  E’ quindi evidente la necessità di arrivare a vaccinare il prima possibile tutti coloro che stanno ancora esitando, operatori sanitari compresi. Su entrambi i fronti ci sono ancora margini di miglioramento. In particolare, per quanto riguarda il personale sanitario che si rifiuta di sottoporsi alla somministrazione stiamo procedendo all’applicazione della normativa sull’obbligo di vaccinazione contro il covid19, riuscendo a mantenere inalterata la  funzionalità del sistema. Tra dirigenza e comparto sono 67 i dipendenti Ausl attualmente sospesi. Continueremo la campagna di convincimento. Vaccinarsi è un dovere etico e morale, a maggior ragione per chi ha scelto una professione sanitaria”.