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FESTIVAL DI ARDESIO

Premiata la serie “Cammini. Storie a passo lento” prodotta dal Gruppo Icaro

In foto: SERENA SAPORITO RITIRA IL PREMIO
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 30 ago 2021 19:22 ~ ultimo agg. 31 ago 15:14
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La serie “Cammini. Storie a passo lento”, prodotta da Gruppo Icaro, in onda sulla nostra rete la scorsa primavera e ora disponibile su Icaro Play, si è aggiudicata il premio serie televisive del festival Sacrae Scenae di Ardesio.

La devozione e le tradizioni popolari. Sono gli argomenti al centro di “Sacrae Scenae”, un festival unico nel suo genere in Italia, che si tiene a Ardesio, Val Seriana, provincia di Bergamo. Argomenti trattati dalla serie in sei puntate “Cammini. Storie a passo lento”, prodotta da Gruppo Icaro per un network di televisioni locali in tutt’Italia. Puntate proiettate nella tre giorni del festival, e premiate per la sezione serie tv per l’originalità della proposta. Un programma di Francesco Cavalli, scritto con Serena Saporito, per la regia di Enrico Guidi. Premiata l’idea di illuminare una realtà, come quella dei cammini, che, oltre a quelli devozionali, ha importanti risvolti di valorizzazione turistica.

A spiegarlo è Piero Carlesi, già giornalista della rivista del Touring Club Italiano e presidente di Giuria. “L’idea di porre l’attenzione sui cammini è da premiare. Ci sono territori dimenticati in Italia, che i cammini contribuiscono a valorizzare. Pensiamo al nostro Appennino per esempio. Borghi e villaggi che conservano tesori. Eppure oggi sui cammini troviamo soprattutto stranieri: francesi, tedeschi, belgi, pochi italiani. E poi il cammino è un’attività importante, non solo per la devozione. E’ un’attività fisica adatta a tutti, che fa bene al corpo e allo spirito, e che favorisce l’incontro tra persone”.

Un Festival, il Sacrae Scenae, al suo secondo anno, ma che ha raccolto molte partecipazioni anche dall’estero: il primo premio per i documentari volerà in Canada alla regista Beth Wishart Mckenzie per “Brothers in the Buddah”, sull’integrazione multiculturale. E che ha trattato temi anche di stretta attualità, come il dramma dei profughi, al centro del lavoro della regista Lia Beltrami “Wells of Hope”.

Due edizioni che gli organizzatori hanno avuto la forza di mettere in piedi in piena pandemia, proprio in una delle zone tragicamente più colpite nella prima fase del Covid. Spiega Carlesi: “E’ stata dura, ma eravamo fermamente convinti dell’importanza del tema al centro del festival. Essere riusciti a farlo in questi due anni così difficili ci dà la sicurezza di andare avanti per le prossime edizioni”.