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Due nuove app

Il Museo del Territorio di Riccione diventa più interattivo

In foto: Renata Tosi nel Museo
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
gio 5 ago 2021 18:16 ~ ultimo agg. 6 ago 12:46
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Il Museo del Territorio di Riccione diventa più interattivo con due App. In attesa che comincino i lavori per spostarsi alla nuova sede presso la ex Fornace, l’esposizione si rinnova grazie alla realtà virtuale

Entrare e visitare il Museo del Territorio Luigi Ghirotti di Riccione da oggi significa vivere un’esperienza più appagante e coinvolgente grazie all’utilizzo di due app che permettono al visitatore di interagire con i reperti dentro le teche grazie alla realtà aumentata, e di viaggiare nel passato grazie alla realtà virtuale.
Un’esperienza che ha permesso di rinnovare il museo e che sarà facilmente trasportata nella nuova sede, quando tutta la collezione si sposterà alla ex fornace.

La nota Stampa

Entrare al Museo del Territorio “Luigi Ghirotti” significa da oggi vivere un’esperienza innovativa e travolgente perché cambia e si arricchiscono la visita e la conoscenza dei reperti esposti. Attraverso due App, realizzate a misura del Museo riccionese, il visitatore potrà avventurarsi in un affascinante e sorprendente percorso interattivo dove i fossili, dalle teche, diventano personaggi immersi in un mondo tridimensionale. La presentazione è avvenuta in data odierna alla presenza del sindaco Renata Tosi, dell’assessore a Biblioteca e Musei Alessandra Battarra, del responsabile Museo Andrea Tirincanti, di Vittorio Cavani in rappresentanza della startup SmartFactory, Roberto Malfagia per l’agenzia La Jetée e di Kevin Ferrari per la Sovrintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini.

Con il progetto “ Storie di fiume e di mare”, reso possibile dall’App “Museo di Riccione XR”, viene proposta al pubblico un’esperienza di storytelling interattiva composta da 14 storie tratte da altrettanti fossili, di cui 13 raccontate attraverso la tecnologia della realtà aumentata (AR), e una quattordicesima, a chiusura del percorso, vissuta in realtà virtuale. I fossili contenuti nelle teche provengono dai siti di Monte Castellaro, Serbadone e dal lago pleistocenico del Conca. Grazie alla combinazione di tecnologie analogiche e digitali viene data voce alla collezione dei reperti esposti avvicinando il pubblico ad una visita più intima e fantastica, a partire dai bambini grandi fruitori della struttura museale. Semplice è la modalità per vivere questa straordinaria esperienza.

Basta puntare il proprio smartphone verso 13 indicazioni nella pavimentazione del museo per avviare in automatico la narrazione tridimensionale con la tecnologia della realtà aumentata. A quel punto compare sul proprio dispositivo cellulare una roccia, che si dischiude rivelando al suo interno l’animale o la pianta a cui appartiene il fossile esposto. Il visitatore potrà vivere questo percorso attraverso il proprio cellulare o con un visore cardboard messo a disposizione dal museo. Con dei visori speciali si potrà invece vivere in realtà virtuale l’incontro con la mascotte del museo, il “Bison Priscus” risalente a 200.000 anni fa.

La realizzazione del progetto, messo a punto dall’agenzia La Jetèe di Firenze in collaborazione con il CNR di Pisa e gli attori della compagnia “Il paracadute di Icaro” che hanno dato voce ai 13 personaggi, si intreccia ad un’altra nuova esperienza avviata recentemente dal Museo.

E’ l’App Artplace Museum, messa a punto da SmartFactory, una startup specializzata nello sviluppo di soluzioni smart applicate all’arte, alla cultura e al turismo. L’applicazione mobile raccoglie nella stessa piattaforma musei, gallerie d’arte, borghi e parchi archeologi di tutta Italia. Al Museo di Riccione sono oltre 200 i visitatori che, dalla sua attivazione avvenuta lo scorso aprile ad oggi, hanno scaricato gratuitamente l’app, sia in versione IOS che Android, dove sono disponibili in 4 diverse lingue (oltre l’italiano, inglese, tedesco e francese) i testi prodotti dagli esperti del Museo. In alternativa al testo, c’è l’audio, che racconta e descrive il contenuto di 21 periodi storici presenti nel Museo. Si parte dall’era Precambriana fino ad arrivare all’età Romana. Un centinaio le tavole illustrative e finemente colorate, contenute nelle teche e realizzate ex novo durante i mesi della pandemia assieme alla rivisitazione dei testi descrittivi e alla ridisposizione dei reperti.

Il progetto complessivo ha richiesto un investimento di 35.500 euro, di cui 13.000 euro finanziati dalla Regione Emilia-Romagna come previsto dai piani bibliotecari e museali per l’anno 2020 ed è stato condiviso con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini.

Per il sindaco Renata Tosi “Il Museo del Territorio sarà sempre più polo culturale di riferimento del territorio con l’introduzione di nuove tecnologie e l’instancabile lavoro nei depositi di catalogazione di moltissimi reperti mai esposti e studiati prima. Ritengo sia strategico adottare nuove forme di promozione e utilizzo del museo cittadino da proseguire nella nuova sede del museo alla zona ex fornace. L’avvio dei lavori è prossimo, il nuovo museo prenderà presto forma per diventare punto nodale della cultura non solo di Riccione ma dell’intera provincia”.

“Pur non essendo a me possibile condividere di persona questa giornata – dichiara la Responsabile del Servizio Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna, Cristina Ambrosini- desidero portare il saluto del Servizio Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna che ha sostenuto con convinzione questo progetto nell’ambito della legge regionale 18/2000.

Nel periodo drammatico e impegnativo che ancora stiamo vivendo a causa della pandemia il tema della digitalizzazione ha mostrato il suo potenziale offrendo l’opportunità ai musei di continuare a dialogare con i propri pubblici aprendo ulteriori ambiti di relazione. Abbiamo compreso che la vera sfida non consiste nella replica del mondo reale nel virtuale, ma nello sviluppo di formati e forme specifici per fare in modo che i due mondi siano correlati e integrati nell’esperienza del visitatore. Per questo la Regione oltre a sostenere finanziariamente i musei in questo percorso, nell’ambito del Sistema museale regionale, punta a rafforzare le competenze degli operatori museali per creare un sistema di relazioni tra cultura, ricerca e il mondo imprenditoriale, ingredienti imprescindibili per rispondere in modo sinergico alle esigenze della contemporaneità e per stimolare una progettualità regionale condivisa. Il Museo del Territorio di Riccione, oggi, ha intrapreso questa strada dimostrando come il digitale possa accrescere la missione educativa dei musei, rinnovandone la componente narrativa e contribuendo alla produzione di nuova conoscenza”.

“ Rivoluzioniamo il modo di vivere il Museo del Territorio. Un lavoro certosino e massiccio – afferma l’assessore a Biblioteca e Musei Alessandra Battarra – iniziato lo scorso inverno durante i mesi del Covid e che, grazie a nuove tecnologie digitalizzate e interattive, avvicina oggi un pubblico più vasto. I bambini, che possono imparare e sorprendersi al tempo stesso in una realtà istruttiva e divertente, gli studenti sempre più numerosi nelle nostre sale e, più in generale, tutto il pubblico adulto. E’ una grande soddisfazione aver dato al Museo nuovi strumenti e chiavi di lettura per far si che riccionesi, abitanti del Comuni vicini e turisti, possano scoprire e ricostruire la storia del nostro territorio incentrato sulla valle del Conca con innumerevoli riferimenti all’età del Rame, del Bronzo, del Ferro fino a ripercorrere tracce romane ancor oggi visibili come la via Flaminia e il Ponte Romano. Questo rinnovato lavoro, per cui ringrazio tutto lo staff museale, sarà prezioso anche per il nuovo Museo, i cui lavori sono già stati aggiudicati alla ditta esecutrice, e che andremo a realizzare nella zona della ex Fornace, in un disegno di recupero e rigenerazione urbana.”

La presentazione è stata anche occasione per una visita inedita al deposito del Museo dove ammirare, tra scaffali e innumerevoli reperti catalogati, due bassorilievi raffiguranti lo stemma araldico del Castello degli Agolanti e la Madonna ad Nives che si trovava nella Cappella Votiva ai piedi del Castello.

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di Andrea Polazzi