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Piccari: Pd soffocato dalle spire di correnti voraci

In foto: il capogruppo Enrico Piccari
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 16 giu 2021 16:03
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Cita Mao Tsé-Tung, parla di una partito soffocato dalla correnti, della questione di genere come mera propaganda e di guerre di potere, con strateghi della restaurazione. Parole forti quelle di Enrico Piccari, capogruppo del PD in consiglio comunale a Rimini, che interviene nel dibattito che sta dilaniando il centro sinistra, dopo i ricorsi e le decisioni della Commissione Nazionale di Garanzia. Era stato Piccari a maggio a presentare il primo ricorso che chiedeva l’allargamento dell’assemblea a consiglieri comunali, assessori e segretari di circolo. Secondo il capogruppo è svilente che tante persone che rappresentano il partito a Rimini siano lasciate fuori dalle decisioni importanti, in un vero e proprio “deficit di democrazia” che era ciò che l’aveva spinto a chiedere di aumentare da 52 a 75 i membri.

“Parafrasando Mao Tsé-Tung: la restaurazione non è un pranzo di gala, e quanto sta accadendo negli ultimi tempi nel PD riminese ne è la dimostrazione. Oggi Melucci, Valentini e compagnia cantante esultano perché i consiglieri comunali, gli assessori e addirittura i segretari di circolo del PD sono tornati a non avere voce in capitolo nella discussione sul candidato sindaco del centrosinistra alle prossime amministrative.  Il mio quesito ai garanti era stato fatto perché si esprimessero su un deficit di rappresentanza e di democrazia che affligge gli organismi del PD di Rimini. Il problema sta nel fatto che la classe dirigente del PD, fatta dai segretari di circolo, dai consiglieri comunali e dagli assessori, non ha neppure diritto di parola negli organismi di Partito che prendono le decisioni e con la modalità delle riunioni online non possono nemmeno parlare e far sapere come la pensano.  In questo Partito, che rappresento in Consiglio Comunale, non ho diritto di parola, e sinceramente lo reputo svilente nei confronti del mio ruolo, di quello dei consiglieri comunali, degli assessori e dei segretari di circolo che mandano avanti il PD ogni giorno tra mille fatiche.  Il comunicato congiunto di Melucci e Valentini è volutamente zeppo di imprecisioni ed omissioni solo per distorcerne il merito, ed è emblematico del problema del PD di Rimini. In quel comunicato c’è tutta la disinformazione, l’arroganza e i problemi di un partito soffocato dalle spire di correnti voraci, che ormai non fanno neanche più finta di escludere tutte le voci dissonanti per proprio, unico interesse e a cui non importa di sfasciare tutto pur di prevalere nella propria personale guerra di potere. Avevo detto pochi giorni fa che è caduta la maschera, mi correggo: era caduta l’ultima maschera. La prima a cadere è stata quella della questione di genere, sbandierata per far dire che la sola candidata che andasse bene era la Petitti. Questione di genere che è stata mera propaganda, perchè è stata utilizzata dai suoi sostenitori non prima però che gli stessi avessero provato a imporre  tre uomini, che si sono però subito volatilizzati, e senza ovviamente alcun coinvolgimento del Partito e della coalizione nella scelta. E’ poi caduta la maschera delle primarie, che ancora oggi fanno finta di volere, quando si sa benissimo che a Rimini sarebbero un disastro per il PD, come del resto già ampiamente dimostrato da Torino. Le primarie servono solo per i giochi di forza tra le correnti del Partito, a discapito poi di chi conquisterà veramente le Città nelle urne. L’ultima a cadere è stata quella di Melucci sedicente spettatore, che in verità è lo stratega della restaurazione, l’ha preparata da tempo ed oggi ne brama il compimento.  Tutte queste maschere sono cadute, una dopo l’altra, ed hanno mostrato la faccia più cruda, cinica ed arrogante della lotta per il potere politico“.

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