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Casa Madiba e ADL Cobas

Un sistema che vuole i migranti sfruttati e invisibili. Il presidio dopo il caso Rimini sud

In foto: il presidio di oggi
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
sab 29 mag 2021 15:12 ~ ultimo agg. 15:15
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“Serrata di scudi, raccolta firme fra gli operatori turistici, sostegno dell’amministrazione comunale del Pd, passo indietro di Croce Rossa, e i razzisti vincono”. “Nella città di Rimini, capitale europea dell’accoglienza e del turismo che riparte dopo il Covid, le persone nere e richiedenti asilo non possono vivere sul lungomare o nella zona turistiche, ma solo al chiuso delle cucine a lavorare come schiavi e come schiave”. “Sono centinaia i richiedenti asilo che mantengono in piedi questi servizi, come lavapiatti, tuttofare, aiuto cuochi, bagnìni in spiaggia nella Riviera Romagnola. Però non possono vivere nella zona mare, nella città vetrina, devono essere invisibili,  per essere meglio sfruttati e sfruttati”.

Così ADL Cobas e Casa Madiba sintetizzano il caso degli ultimi giorni, quello dell’ipotesi di trasferire alcune decine di migranti in strutture ricettiva di Rimini sud. Ipotesi al momento non più attuale dopo il passo indietro della Croce Rossa che, alla luce delle polemiche e del polverone sulla vicenda, con tanto di raccolta firme contro l’ipotesi, ha preferito fare un passo indietro e rinunciare alla collocazione pur rivendicando la correttezza del proprio operato.

Ma per non far evaporare nel silenzio la vicenda. ADL Cobas e Casa Madiba hanno promosso questa mattina un presidio davanti alla sede dell’Associazione Albergatori di Rimini in via Baldini. Bandiere, striscioni, divise da camerieri d’albergo e anche due casse di frutta e verdura, per ricordare l’altro fronte di sfruttamento: il lavoro nei campi.

La scelta del luogo del presidio era legata appunto alla contestazione della categoria, in primis la presidente Rinaldis, e di un sistema che – denunciano ADL e Casa Madiba – se la prende proprio con quelle che sono le sue vittime.
“Fuori i richiedenti asilo dalla zona turistica, le persone nere servono solo invisibilizzate per sfruttarle meglio nei tuguri delle cucine e delle cantine degli hotel e dei ristoranti della Riviera. Non è andato tutto bene e l’effetto della pandemia passa anche da questo gravissimo episodio di razzismo e discriminazione.
Non solo ci troviamo in una vera e propria pandemia sociale, con aumento dei lavoratori e lavoratrici poveri, aumento dei disagi e problematiche abitative, ma facciamo sempre più i conti con una società e un mondo del lavoro sempre più incattivito e profondamente classista, sessista e razzista.
La riqualificazione dell’offerta turistica e di tutta la zona turistificata dovrebbe passare in primis, anche grazie a quello che la crisi sanitaria ci dovrebbe aver insegnato, dalla lotta e contrasto al lavoro nero e povero, all’evasione fiscale, per il rispetto del CCNL e del mancato giorno di riposo e non con la cacciata dei richiedenti asilo di pelle nera dai luoghi turistificati”.

A sostenere le istanze del presidio, anche alcuni esponenti di Rimini Coraggiosa.

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