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l'appello di CIA

Fiori a San Valentino? Sì, ma sostenibili

In foto: bouquet
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 11 feb 2021 16:19
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Anemoni, ranuncoli, lilium, papaveri, gerbere ma anche calendule, bocche di leone, garofani e fresie, con l’aggiunta di fronde verdi. Sono questi i fiori per il bouquet “sostenibile” che Cia Romagna invita a donare a San Valentino. La colorata scelta potrebbe aiutare a risollevare il comparto floricolo locale messo in crisi dalla pandemia che ha praticamente azzerato tutte le cerimonie e gli eventi (-50% matrimoni nel 2020).

Solitamente il 14 febbraio è una giornata dove si realizza, abitualmente, il 10% del fatturato annuo di produttori e commercianti. Un bouquet di fiori locali è sicuramente più fresco e profumato rispetto alle tradizionali rose e orchidee in arrivo al 90% da Ecuador, Colombia, Kenya, Etiopia Taiwan, che – oltre ai giorni di viaggio – hanno alle spalle una lunga conservazione nelle celle frigorifere, provenendo da climi caldi, in Paesi dove il basso costo della manodopera non rende più competitiva la produzione europea di questi fiori.

Il prodotto locale viene, invece, incontro sia alla sostenibilità ambientale, non c’è uso indiscriminato di fitofarmaci come nei Paesi extraUe, che a quella economica: costo medio al dettaglio, 15 euro a bouquet.

Il valore della produzione del settore florovivaistico in Romagna supera i 6 milioni di euro, con le province di Forlì-Cesena e Ravenna in testa. Nell’area riminese la maggior parte delle aziende florovivaistiche svolge questa attività come principale. In Romagna per il comparto il 2020 è stato un anno veramente negativo: oltre che con le gelate, le aziende si sono trovate a dover far i conti con l’emergenza sanitaria Covid-19 e con tutte le relative restrizioni, che in molti casi hanno impedito di collocare sul mercato i propri prodotti con conseguenti gravi perdite economiche. La contrazione della produzione internazionale dovuta alla pandemia ha favorito per fortuna il fiore reciso locale, diminuendo del 10% l’import estero. Lo scenario del 2020 ha visto moltiplicarsi i tentativi di incrementare la modalità di acquisto online, ma è ancora prematuro parlare di trend con impatto significativo sulla filiera.

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