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Il futuro del packaging alimentare

EcoPackLab: l'impegno dei CIRI per la rivoluzione sostenibile degli imballaggi


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In foto: la macchina pilota
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
ven 15 gen 2021 14:55 ~ ultimo agg. 17 gen 10:36
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Produrre imballaggi ecocompatibili oggi è una delle sfide più importanti e più impegnative per chi si occupa di produzione industriale di packaging alimentare: la sostenibilità dell’imballaggio deve infatti legarsi ad alti standard di protezione e tutela degli alimenti.

Una sfida che la rete di ricerca di UniBo ha affrontato con il progetto EcoPackLab, nato nel 2016 grazie ai finanziamenti regionali POR-FESR 2014-20 e agli sforzi condivisi di due diverse realtà dell’università di Bologna: i due centri interdipartimentali per la ricerca industriale CIRI-Agro e CIRI-MAM (Meccanica Avanzata e Materiali), che ha una sua sede al Tecnopolo di Rimini.

il professor Matteo Minelli

Ne parliamo con Matteo Minelli, Professore associato di ingegneria chimica presso il dipartimento di ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali (DICAM), affiliato al CIRI-MAM col quale ha partecipato a diversi progetti industriali con aziende regionali e a collaborazioni con aziende di diverso tipo. Ha seguito il progetto EcoPackLab per il Tecnopolo di Rimini, dal suo sviluppo alla conclusione, partecipando anche a diversi eventi sui temi legati all’imballaggio sostenibile.

“Il progetto – spiega il professor Minelli – ha riunito competenze diverse sui materiali, polimeri, sostanze attive, sicurezza alimentare, macchinari per l’industria tutti in campo packaging. La finalità principale era quella di dare luce ad un laboratorio per la ricerca industriale, di supporto alle molte aziende del territorio legate all’imballaggio, sullo sviluppo di materiali innovativi di tipo sostenibile, arrivando ad un livello pre-industriale. In particolare, il focus è stato sullo sviluppo di un materiale sostenibile e compostabile in grado di garantire una barriera all’ossigeno anche superiore ai materiali tradizionali utilizzando sostanze naturali attive”.

Qual è stato nello specifico il contributo del Tecnopolo di Rimini al progetto?

“Il lavoro dell’unità operativa di Rimini del CIRI-MAM presente nel Tecnopolo di Rimini si è occupato della messa a punto del componente attivo, da includere all’interno del film del packaging, in grado di consumare l’ossigeno e di impedire che possa raggiungere l’alimento confezionato. A questo lavoro hanno contribuito una assegnista di ricerca dedicata al progetto e un professore, con tecniche strumentali per la valutazione dell’attività di questo componente, la sua reattività nel tempo nei confronti dell’ossigeno. Nelle fasi successive alla conclusione del progetto, tramite il Tecnopolo di Rimini, siamo stati in contatto con alcune realtà aziendali interessate ai risultati ottenuti e a possibili sviluppi futuri”.

Qual è la parte del lavoro che ha seguito nello specifico nell’ambito del progetto?

“Il mio contributo principale era legato alle proprietà barriera ai gas, sia dal punto di vista della caratterizzazione sperimentale che di interpretazione dei risultati, design e sviluppo del materiale. Ho contribuito alle attività di sviluppo e ottimizzazione del materiale e del suo scale-up, ovvero il passaggio dalla preparazione di campioni più piccoli da laboratorio fino a una scala “pilota” pre-industriale, utilizzando appunto la macchina pilota, poco più piccola di una macchina industriale, per la realizzazione di film flessibili”.

Il lavoro del progetto EcoPackLab ha aperto a nuove prospettive di ricerca che, con adeguate forme di sostegno, potrebbero portare ad altri importanti risultati.

“Ci potrebbero essere prospettive dal punto di vista tecnico per un proseguimento della ricerca andando ad applicare le tecnologie e le metodologie sviluppate nel progetto per diversi sistemi di packaging flessibile per diversi prodotti (alimentari ma non solo) che potrebbero avere specificità diverse, diversi requisiti o altro. Auspichiamo che questo possa avvenire in un prossimo futuro, grazie a finanziamenti aziendali, regionali o secondo il programma di finanziamento che sarà disponibile”

Se la ricerca è fondamentale, altrettanto lo è far capire i vantaggi di questi nuovi procedimenti alle aziende. Una consapevolezza non sempre immediata.

“Alla chiusura del progetto, mi sono impegnato insieme ad alcuni colleghi nella disseminazione dei risultati del progetto con aziende potenzialmente interessate a sviluppi futuri. Le risposte che arrivano dalle aziende sono veramente di ogni tipo, alcune realtà magari più consolidate sanno che si tratta del futuro e quindi sono non solo alla finestra ma partecipano attivamente a progetti di sviluppo, altri non ne vedono convenienza economica immediata e quindi non prendono in considerazione la cosa al momento. Anche se questo nuovo tipo di materiali da imballaggio avrà un costo più alto e magari proprietà non al livello di quelle dei materiali tradizionali, un’azienda si farebbe sostanzialmente trovare più che pronta dal punto di vista industriale nell’utilizzo di queste soluzioni nel momento in cui ci saranno cambiamenti significativi dal punto di vista normativo, così come già successo per buste della spesa, monouso eccetera. Poter proporre soluzioni sostenibili anche prima, poi può portare vantaggi commerciali e di marketing non banali, ponendosi come un player del mercato che si preoccupa di tematiche ambientali”.

La “rivoluzione” sostenibile degli imballaggi è un traguardo obbligato ma che, proprio per la sua complessità, va accompagnato da sostegni adeguati e azioni di sensibilizzazione.

“Il percorso verso imballaggi sostenibili non sarà sicuramente semplice, ci sono difficoltà legate principalmente ad aspetti di costo e tecnologici: i materiali sostenibili costano di più di quelli tradizionali, con performance spesso inferiori. La transizione non potrà quindi avvenire su base volontaria da parte di chi utilizza packaging o dei produttori di materiali, ma con un solido supporto normativo: così come già avvenuto, direi con successo, con le buste della spesa. Mi aspetto una transizione graduale partendo da quei settori con un impatto ambientale più importante che mano a mano si estenderà su di una scala sempre più ampia. Dal punto di vista tecnico una transizione è realizzabile a breve termine per molti dei prodotti sul mercato, non tutti ovviamente, anche se con costi in alcuni casi impattanti sul prezzo finale del prodotto, per cui è importante che venga sensibilizzata l’opinione pubblica, i produttori, i confezionatori in merito. E tutto ciò– conclude il professor Minelli – deve essere supportato con opportune normative, magari supportando chi dà una svolta sostenibile ai propri imballaggi”.


Per saperne di più:

www.tecnopolorimini.it

Via Dario Campana, 71 Rimini
0541/21847

www.mam.unibo.it

www.unirimini.it

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