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Decano della chiesa riminese

Il funerale di Don Probo. Il Vescovo: la sua vita, una grande benedizione

In foto: il funerale di Don Probo
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 21 dic 2020 17:47 ~ ultimo agg. 22 dic 14:19
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Erano in tanti oggi pomeriggio in Basilica Cattedrale per dare l’ultimo saluto a Don Probo Vaccarini, decano della chiesa riminese morto sabato a 101 anni e con una storia vocazionale davvero unica: marito, padre, vedovo e sacerdote. Il Vescovo, nell’omelia, ha letto la sua vita come una grande benedizione.

Si sono svolte questo pomeriggio, alle 15, le esequie del Decano della Chiesa riminese Don Probo Vaccarini, trasmesse in diretta su Icaro TV. Don Probo è deceduto a casa, nella notte tra venerdì e sabato all’età di 101 anni. A presiedere la s. Messa in Basilica Cattedrale, a Rimini, c’era il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi. Tantissimi i sacerdoti, presenti, e tutti i figli maschi: don Giuseppe, don Giovanni, don Gioacchino e don Francesco. I figli maschi hanno portato il feretro a spalla all’ingresso e all’uscita per l’ultimo viaggio verso la sepoltura. Le figlie e una nipote hanno proclamato la Liturgia della Parola e le preghiere dei fedeli.
Per esplicita volontà dei familiari, non sono state cambiate le letture della Liturgia della Parola, ma mantenute quelle del giorno nelle quali è stato facile trovare corrispondenza con la vita stessa di don Probo.

Nell’Omelia, il Vescovo di Rimini ha parlato di un “Doppio Natale” per don Probo. E ha citato i Dialoghi delle carmelitane, in cui l’autore Georges Bernanos definisce la morte un doppio abito, una veste candida non cucita in serie con taglie approssimative ma confezionata della giusta misura”, della taglia del defunto, pronta per essere indossata. “Quando toccherà anche a noi, ci renderemo conto che perfino la data e anche tanti particolari erano quelli giusti”.

È accaduto così anche per don Probo, proprio come era successo per don Oreste Benzi morto tra la notte del’1 e del 2 novembre perché “a seconda del fuso orario, le varie comunità della Papa Giovanni XIII sparse sulla faccia della terra potessero dire che il don era stato chiamato dal Signore al Santo Viaggio in occasione della festa dei santi o per la commemorazione dei fedeli defunti”.

Don Probo era un “autentico patriarca”, lo ha definito il Vescovo. La sua morte non poteva che accadere nel tempo di Avvento perché durante “le esequie si potessero proclamare proprio queste parole della liturgia, come l’incantevole brano tratto dal Cantico dei Cantici e il Vangelo della visitazione di Maria, in modo da vederle combaciare perfettamente con la sua vita.
In questo brano di Vangelo risuona per la prima volta in tutto il Nuovo Testamento la prima benedizione in assoluto. Ieri era la domenica del sì di Maria, oggi la giornata della benedizione”.

Se lo scorso 4 giugno 2019 ci si era soffermati durante la Messa in Basilica Cattedrale sui sì di don Probo alle varie chiamate che hanno ritmato la sua lunga esistenza (la chiamata alla vita, alla fede, alla conversione attorno ai 25 anni, al matrimonio, la generazione dei figli, la vocazione di quattro di loro al sacerdozio, e la sua personale chiamata al diaconato e poi al presbiterato), oggi – ha detto il Vescovo – è importante fare un cenno “della vita di don Probo come avvolta dall’arcobaleno della benedizione”.

Le varie chiamate per lui sono state tutte sotto il segno della benedizione del Signore e anche il suo ministero è stato sotto la grande benedizione del Signore e ricevuta con tantissime sorelle e fratelli nel segno della benedizione nel nome del Signore. In ogni tua parola, caro don Probo, – ha proseguito il Vescovo Francesco – in ogni gesto e in ogni iniziativa hai cercato fino alla spasimo di vivere il primato del ministero e della benedizione.
Facciamo così: ogni volta che penseremo e pregheremo per te, ricordaci che dire a qualcuno: «ti benedico», significa vedere il bene e la luce in lui, il grano buono e non la zizzania che ci portiamo in cuore un po’ tutti. Vedere il grano buono con stupore e senza rivalità, senza amarezza, senza invidia, vale in particolare per noi pastori ma il messaggio – un testamento spirituale – è estendibile ai fedeli della tua piccola parrocchia, a tutta la tua famiglia di sangue, alla famiglia delle Ancille, a quanti hanno potuto beneficiare della preziosa e infaticabile tua guida spirituale. Ricorda a noi e a tutti, che se non impariamo a benedire chi abbiamo accanto non potremo entrare con tutti e due piedi nel regno di Dio e non potremo mai essere felici, mai.
Ma noi confidiamo nel Signore, nella sua Santissima Madre da te tanto venerata e amata, nella preghiera tua e di don Oreste, e dei vescovi defunti, perché venga pronunciata anche per noi la parola: benedetto sei tu, perché porti il Signore, come Maria, o clemente o pia o dolcissima Maria”.

La salma di don Probo sarà seppellita al cimitero comunale di Rimini.