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Fondazione Gimbe

Livelli essenziali assistenza. L'Emilia Romagna prima in Italia

di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 23 nov 2020 13:52
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Con una percentuale di adempimento del 92,8%, l’Emilia Romagna è la prima regione d’Italia per adempimento del livelli essenziali di assistenza. Dietro di lei, Toscana, Piemonte, Veneto e Lombardia. E’ quanto emerge dall’indagine della Fondazione Gimbe sui risultati dei monitoraggi del Ministero della Salute relativi agli anni 2010-2018. Il report governativo è una sorta di pagella “che permette -afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – di identificare Regioni promosse e bocciate.

La Fondazione rileva però “il monitoraggio tramite la “griglia LEA” è solo un political agreement tra Governo e Regioni, perché lo strumento è sempre più inadeguato per valutare la reale erogazione delle prestazioni sanitarie e la loro effettiva esigibilità da parte dei cittadini.” dice Cartabellotta. La Fondazione ha comunque analizzato i risultati relativi agli anni 2010-2018.

L’analisi degli adempimenti LEA 2010-2018 effettuato dalla Fondazione evidenzia che il 25% delle risorse spese dalle Regioni per la sanità nel periodo 2010-2018 non ha prodotto servizi per i cittadini. Inoltre solo 11 Regioni superano la soglia di adempimento cumulativo del 76% e, ad eccezione della Basilicata, sono tutte situate al Centro-Nord.
La nostra valutazione pluriennale – commenta Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione – fornisce numerosi spunti per implementare il “Nuovo Sistema di Garanzia” che, salvo ulteriori ritardi, dovrebbe aver sostituito la “griglia LEA” dal 1° gennaio 2020“.
Se dopo anni tagli e definanziamenti – conclude Cartabellotta – la pandemia finalmente ha rimesso il Servizio Sanitario Nazionale al centro dell’agenda politica, dall’altro ha enfatizzato il conflitto istituzionale tra Governo e Regioni, ben lontano da quella “leale collaborazione” a cui l’art. 117 della Costituzione affida la tutela della salute tramite il meccanismo della legislazione concorrente. Senza una nuova stagione di collaborazione politica tra Governo e Regioni e un radicale cambio di rotta per monitorare l’erogazione dei LEA, sarà impossibile ridurre diseguaglianze e mobilità sanitaria e il diritto alla tutela della salute continuerà ad essere legato al CAP di residenza delle persone. E con la pandemia le persone si devono affidare, nel bene e nel male, alla sanità della propria Regione”.

 
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