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Oggi la camera ardente

Il saluto di Santarcangelo a Rina Macrelli

In foto: la camera ardente
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
lun 9 nov 2020 16:39 ~ ultimo agg. 17:58
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Diverse persone hanno voluto salutare per l’ultima volta Rina Macrelli, facendo visita alla camera ardente allestita nella sala del Consiglio comunale nella tarda mattinata di oggi.


Con queste parole, la sindaca Alice Parma ricorda e saluta Rina Macrelli a nome di tutta la città:

Oggi diciamo addio a Rina Macrelli, una figura centrale per la cultura e la vita pubblica di Santarcangelo nel Novecento, capace di portare la sua vitalità e il suo pensiero ben oltre la nostra città.

Il suo percorso nel mondo dell’arte e della cultura, che definire straordinario è davvero riduttivo, comincia dal cinema alla fine degli anni 50.

A Roma, Rina è prima interprete poi aiuto regista per diversi cineasti francesi e italiani, fino alla collaborazione con Michelangelo Antonioni per “Zabriskie Point” nel 1970.

Nel frattempo la sua attività si estende alla televisione, con una lunga serie di programmi e film per la tv per i quali arriva a scrivere soggetti e sceneggiature, collaborando tra gli altri con Liliana Cavani.

Il 1973 segna invece un momento determinante per Santarcangelo e la poesia dialettale: Rina organizza il “Seminario popolare su Tonino Guerra e la poesia romagnola”, a cui partecipano anche studiosi di fama nazionale e internazionale come Tullio De Mauro e Augusto Campana.

Si tratta di un momento cruciale nella valorizzazione di quel patrimonio linguistico e culturale che ancora oggi fa parlare di sé in Italia e nel mondo.

Di quell’esperienza irripetibile, scherzosamente battezzata “E’ circal de’ giudéizi” dai santarcangiolesi, Rina fa parte fin dall’inizio insieme a Tonino Guerra, Raffaello Baldini, Nino Pedretti, Flavio Nicolini e Gianni Fucci, tra gli altri.

Rina incoraggia e sostiene Pedretti e Baldini, “scopre” Giuliana Rocchi, cura la prima raccolta di Fucci, traduce in dialetto i poeti della beat generation e il “Miles Gloriosus” di Plauto.

Nel 2012 ha ritirato insieme a Fucci e Nicolini l’Arcangelo d’Oro conferito dall’Amministrazione comunale al “Circolo del Giudizio”, definito nell’occasione una “fucina di innovazione e creatività artistica che da Santarcangelo ha alimentato e alimenta la cultura romagnola e italiana”.

Nel 2019, in occasione dei suoi 90 anni, abbiamo voluto dedicarle la quarta edizione della rassegna “Votes for women!”, per rendere omaggio al suo impegno per i diritti delle donne.

Rina infatti aveva collaborato attivamente con il movimento femminista, oltre a scrivere nel 1981 il saggio “L’indegna schiavitù”, su Anna Maria Mozzoni e la sua lotta contro la prostituzione di Stato a fine Ottocento.

La sua forza, la sua sagacia e la sua ironia non l’anno mai abbandonata, accompagnandola fino agli ultimi anni della sua vita in cui ho avuto il piacere e la fortuna di conoscerla.

Il nostro primo incontro risale al momento della mia candidatura a sindaca, nel 2014. Ricordo che, andata a trovarla, mi chiese di dove fossi.

Io le dissi che ero di Santarcangelo, “Abito di là dal fiume”, e lei: “Ah ma allora non sei di Santarcangelo!”, esclamò con quel sorriso furbo tipico di chi sa fare battute.

E poi l’ultima volta, quando io e la vice sindaca Fussi siamo andate a trovarla al Valloni.

Noi le chiedevamo di lei, della sua vita, della rivista che curava per gli ospiti della struttura e del libretto al quale stava lavorando con i suoi ultimi scritti.

E lei invece ci ha guardate poi ha detto: “Ragazze, siete donne, siete belle, dovete crederci!”.

E io me la sono immaginata pronunciare con quello stesso tono, con quella stessa convinzione, gli slogan per i diritti delle donne alle manifestazioni femministe, che per me sono rappresentate da quella foto bellissima dove si vede Rina in corteo insieme a Flavio Nicolini.

Questa – per me, ma credo anche per i tanti che l’hanno conosciuta prima – è stata Rina Macrelli: un’intellettuale raffinata, un’anticipatrice in ambito artistico e culturale, una donna lucida, attiva e determinata, capace di affrontare a testa alta quel Novecento che le deve tanto, non solo entro i ristretti confini di Santarcangelo.

Ciao Rina, e grazie di tutto.


Caterina ‘Rina’ Macrelli – Nata a Santarcangelo il 2 settembre 1929, in gioventù assieme ad altri giovani intellettuali santarcangiolesi come Tonino Guerra, Raffaello Baldini e Nino Pedretti dà vita al sodalizio che in seguito divenne noto come “E’ circal de’ giudéizi”. Studentessa presso l’Istituto di Economia e Commercio nella sezione di Lingue e Letterature Straniere dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, nel 1952 si reca a Parigi con una borsa di studio per svolgere la ricerca della tesi presso la Faculté des Lettres de l’Université de Paris. Torna in Italia all’inizio del 1954, e si laurea nel luglio di quell’anno con una tesi sui racconti e romanzi di Voltaire assegnata da Italo Siciliano.

Dopo la laurea si trasferisce a Roma, dove comincia a lavorare come insegnante per la scuola interpreti, ma presto inizia anche a collaborare col cinema e con la televisione. I suoi primi incarichi sono legati alla necessità di avere un assistente che sia anche un buon interprete sul set di film in cui lavorano addetti di varie nazionalità, in particolare francesi. In questo ruolo lavora con René Clement ne “La diga sul Pacifico” (1957) e con Roger Vadim in “Et mourir de plausi” (1960). Successivamente passa alla traduzione e alla direzione del doppiaggio, come fa per “La Messe sur le monde” (1963) e “Edith Stein” (1963) di Dominique Delouche. La frequentazione del set per l’interpretariato la porta ad avvicinarsi alla regia: è assistente alla regia di Dominique Delouche in “Béatrice ou la servante folle” (1958) e aiuto regista di Jaqueline Audry in “Le Secret du chevalier d’Éon” (1960).

In seguito la sua attività cinematografica si slega dall’interpretariato e inizia a lavorare sul set di opere televisive: è assistente alla regia di Alessandro Blasetti ne “La lunga strada del ritorno” (1962), collabora con Leandro Castellani per “Angelo Roncalli” (1964), con Sergio Giordani per “La casa Guanella” (1964) e “Galileo Galilei” (1964). Nel 1964 inizia la sua collaborazione con Liliana Cavani; dapprima con mansioni minori in opere televisive come “La casa in Italia” (1964), “La donna della Resistenza” (1965), “Gesù mio fratello” (1965) e “Il giorno della pace” (1965); poi segue la Cavani come aiuto regista per il cinema in “Francesco d’Assisi” (1966) e in “Galileo” (1968). In seguito sarà anche assistente alla regia di Michelangelo Antonioni in “Zabriskie Point” (1970).

Ha lavorato diversi anni per la TV dei ragazzi della Rai. Anche qui riceve inizialmente incarichi di traduzione e adattamento, ma realizza anche delle interviste, e fra il 1962 e il 1964 conduce spesso la rubrica scientifica “Mondo d’oggi”. Ha scritto soggetto e sceneggiatura dei film TV di Silvio Maestranzi “Bernadette Devlin” (1971) e “Il numero 10” (1972), facenti parte del ciclo “Teatro inchiesta”. Ancora soggetto e sceneggiatura degli sceneggiati televisivi “Astronave Terra” (1971), “Aut aut. Cronaca di una rapina” (1976) e la sceneggiatura dello sceneggiato “Il passatore” (1977-78). Collabora inoltre con Liliana Cavani alla sceneggiatura de “Il caso Liuzzo” (1976). Sono suoi anche il soggetto e la sceneggiatura de “L’olandese scomparso” (1974), ma da questa regia la Macrelli decise di ritirare la firma.

Come scrittrice e saggista si è occupata soprattutto di temi storici, politici e sociologici. Nel 1964 raccoglie assieme ad Alberto Pacifici delle testimonianze dirette dei reduci della seconda guerra mondiale da cui traggono un libro intitolato “Il coro della guerra”, con una introduzione di Alfonso Gatto. Collabora anche col movimento femminista, e nel 1981 scrive “L’indegna schiavitù”, su Anna Maria Mozzoni e la sua lotta contro la prostituzione di Stato sul finire del XIX secolo.

Convinta che la letteratura dialettale sia un momento importante del movimento neorealista, ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo della poesia neodialettale santarcangiolese. Nel 1973 organizza il “Seminario popolare su Tonino Guerra e la poesia romagnola”, a cui partecipano anche studiosi di fama nazionale e internazionale, come Tullio De Mauro, Alfredo Stussi, Augusto Campana e Friedrich Schürr. In quegli anni segue e sostiene Nino Pedretti e Raffaello Baldini che muovono i loro primi passi, scopre la poetessa Giuliana Rocchi, cura la pubblicazione della prima raccolta di Gianni Fucci, e lei stessa scrive in dialetto, traducendo alcuni poeti americani della beat generation e il “Miles Gloriosus” di Plauto.

Per alcuni di questi autori Macrelli è rimasta un importante punto di riferimento, anche quando erano ormai celebri. In particolare Baldini e Fucci erano soliti inviarle le bozze dei loro componimenti per avere impressioni e suggerimenti. Nel 2012, assieme a Gianni Fucci e Flavio Nicolini, le è stato conferito l’Arcangelo d’Oro dal Comune di Santarcangelo di Romagna. Nel 2019, in occasione dei suoi 90 anni, le è stata dedicata la quarta edizione della rassegna “Votes for women! Santarcangelo per le donne”, promossa dall’Amministrazione comunale di Santarcangelo.