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"Ci aspettano giorni difficili"

Gnassi: momento della responsabilità. Posti letto covid: livello rosso

In foto: il sindaco in consiglio comunale
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 7 minuti
ven 6 nov 2020 11:26 ~ ultimo agg. 7 nov 10:23
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Errori ne sono stati fatti ma ora è il momento della responsabilità individuale e delle istituzioni. La preoccupazione e la rabbia per le misure prese è comprensibile ma non porta però alla sconfitta del virus e alla ripresa dell’economia“. Sono le parole del sindaco di Rimini Andrea Gnassi che giovedì sera in consiglio comunale ha aggiornato sulla situazione della pandemia.

Nei primi quattro giorni della settimana – spiega – si sono registrati nel riminese 525 nuovi positivi e, se l’andamento sarà questo, chiuderemo la settimana con oltre 900. Vale a dire un centinaio in più della scorsa. Un trend in aumento con una media, nelle ultime due  settimane, di 120 nuovi casi al giorno. Attualmente i casi attivi sono 2.400, oltre 900 nel comune di Rimini. Abbiamo un positivo ogni 140 persone e 25 ogni 10mila abitanti. Nella settimana tra il 31 agosto e il 6 settembre, per fare un esempio, ne avevamo meno di uno ogni 10mila.” Impossibile pensare che questi numeri non si ripercuotano sul sistema sanitario. “Un sistema – dice Gnassi – che finora ha retto. La Romagna è uno dei territori dove il contact tracing ha funzionato meglio e lo dimostra il 54% degli asintomatici scovati in provincia di Rimini. L’organizzazione finora ci ha permesso di reggere l’urto dell’ondata.” Ora però i numeri preoccupano: gli ospedali sono passati dal livello verde a quello arancione ma su alcuni parametri sono già al livello rosso di massima allerta. Questo si traduce nella necessità di dedicare nuovi spazi e personale ai pazienti covid limitando però il resto delle prestazioni. “Il livello verde – spiega Gnassi – prevede 155 posti (comprese le terapie intensive) negli ospedali romagnoli dedicati al covid, quello arancione ne prevede 311 e quello rosso 529. Attualmente i ricoverati covid sono 348“. Quindi da questo punto di vista il livello è già di allerta. Per quanto riguarda invece le terapie intensive “il livello arancione prevede 35 posti – continua il sindaco – e sono 28 quelli occupati“. Sono invece 75 i posti di terapia intensiva dedicati al covid nella situazione di massima allerta, 33 a Rimini dove al momento i ricoverati sono 15.Complessivamente le terapie intensive contano 102/103 posti – evidenzia Gnassi – che col privato possono arrivare a 180“. Negli ospedali del riminese attualmente i ricoverati sono oltre 100. 

Dopo i mesi estivi, tutti ci auguravamo che il peggio fosse passato – ammette il sindaco – era un augurio che si era sedimentato.” “Ci aspettano giorni difficili” chiude il sindaco invitando ognuno a fare la sua parte: “io penso se ne esca con un patto tra istituzioni, sanità, imprese e comunità. Adesso è più dura di prima, a marzo, perché oltre alla paura c’è la tensione e c’è anche disgregazione nella società, ma dobbiamo tutti essere all’altezza e insieme uscirne”. 

Il discorso del sindaco

Gentile Presidente, gentili Consiglieri, 
ritengo doveroso mettervi a parte della situazione sanitaria in cui si trova oggi la Romagna e la provincia di Rimini. Dati aggiornati insieme ad Ausl Romagna rispetto ai quali non si può tirare un sospiro di sollievo, ma attraverso i quali si possono motivare le misure assunte ieri dal Governo che ha messo la nostra regione in fascia gialla. Come ho detto nelle scorse ore, non è un traguardo, non si può tirare un sospiro di sollievo. 

La situazione sanitaria è la seguente: 
1. Positivi in valore assoluto: nel mese di ottobre in Romagna oltre 5.500 nuovi positivi contro i circa mille del mese precedente (a settembre). A fronte di questo dato l’incidenza nel riminese è sempre stata tra le più alte delle tre province.
In questi primi 4 giorni della settimana sono stati comunicati 525 nuovi positivi (151 solo oggi, ieri ndr): proseguendo con questo trend a fine settimana supereremo i 900 positivi, 100 in più rispetto alla settimana scorsa.  Si conferma trend in aumento.
2. Nelle ultime due settimane abbiamo avuto una media di 120 nuovi casi al giorno. Abbiamo circa 2.400 casi attivi in questo momento in provincia, di cui oltre 900 nella città di Rimini. Vale a dire che in provincia ogni 140 persone c’è un positivo attivo.
3. L’incidenza di casi positivi rispetto alla popolazione residente, che è un indicatore ancor più significativo: ci attestiamo su circa 25 casi positivi ogni diecimila abitanti; ma nella settimana tra 31 agosto e 6 settembre non si arrivava ad 1 per diecimila.
4. Certo, a Rimini si fanno tanti tamponi, ma anche su questo aspetto purtroppo i dati sono in aumento costante: siamo passati dallo 0.7 per cento di tamponi positivi nella settimana tra il 31 agosto e il 6 settembre, all’8 per cento circa attuale: 10 volte tanto. Vero un dato molto importante: ha funzionato con un risultato tra i migliori in Italia l’organizzazione e l’attività di ricerca e ricostruzione della filiera di contagio.
5. Un altro dato: la percentuale di asintomatici sui casi totali dei positivi. In Romagna c’è una media del 43% (48% a Ravenna, 28% a Forlì, 25% a Cesena. A Rimini è del 54%, la percentuale più alta. Questo significa che per ora l’organizzazione del rintracciamento dei contatti del paziente trovato positivo attraverso la rete di amici, famigliari, colleghi, ha funzionato e ha permesso di reggere l’urto dell’onda per quanto riguarda l’ospedalizzazione.
6. Tuttavia, sul fronte ospedaliero sempre in due settimane siamo passati rapidamente in Romagna dal livello 1 – verde al livello 2- arancione e oggi siamo già al livello 3 – rosso, che vuol dire dedicare ampi spazi degli ospedali e del personale solo a malati covid. Vuol dire che l’Ausl, sebbene stia facendo di tutto per non limitare gli altri servizi, potrebbe trovarsi, di qui a breve, se tutti non ci mettiamo del nostro, a dover fare delle scelte, come riorganizzare alcune attività per dedicarsi al Covid.
7. Il tasso di occupazione dei posti letto. I posti letto Covid in Romagna sono organizzati su tre livelli: livello verde fino a 155 posti letto, livello arancione fino a 311 posti letto, livello rosso fino a 529 posti letto. Oggi abbiamo superato il livello arancione, con 348 posti letto in Romagna dedicati al Covid. Il dato in terapia intensiva è di 28 pazienti in area romagnola su 35 posti letto per il livello arancione. In totale, per il livello rosso, sono stati individuati 75 posti letto, di cui 33 a Rimini. Numero che complessivamente può arrivare a circa 102/103 e attraverso il rapporto con le strutture private può arrivare a 180/190, rispettando così i parametri richiesti dal Ministero della Salute.
Attualmente negli ospedali del  riminese abbiamo oltre cento ricoverati di cui 15 in terapia intensiva.

Ancora una volta, al di là della retorica, è il momento della responsabilità. Individuale e delle istituzioni. C’è una pandemia sanitaria mondiale. In forte espansione. C’è una situazione economica e lavorativa in forte crisi, soprattutto per alcuni settori. La disperazione, la preoccupazione diffusa, persino la rabbia per le misure prese, possono essere comprese. Mai giustificate quelle che degenerano nella violenza. Ma non portano né alla sconfitta del virus né al risollevarsi delle attività economiche colpite. 

Sono stato fatti degli errori, sono stati sottovalutati degli aspetti. Possiamo parlare della didattica a distanza, dei trasporti. Con trasparenza e onestà, la verità è che tutti ci auguravamo, avevamo introiettato anche nei mesi estivi, che il più fosse passato. Come Comuni italiani, come Anci, in queste settimane e giorni non abbiamo guardato a questo governo come amico o nemico a prescindere. Noi guardiamo ai provvedimenti, alla loro efficacia, se sono frutto di ascolto. Sono stati commessi degli errori: quando il primo Conte ha annunciato il primo Dpcm di chiusura il 24 ottobre dovevano essere annunciati e indicati i ristori e gli indennizzi. Non aspettare tre giorni dopo il ministro Gualtieri, quando la pressione e la tensione sociale era già salito.
L’atteggiamento dei sindaci e dei comuni deve essere puntuale, perché le piazze si riempiono da noi, perché i problemi delle scuole li vivono i Comuni, perché le attività e i lavoratori che soffrono si rivolgono direttamente a noi.
La verità è quella di una pandemia che qualunque siano stati i provvedimenti presi in qualsiasi parte del mondo – Germania, Francia, Spagna, Austria – comunque è travolto.
Ci aspettano giorni difficili.
Oggi il Governo ha annunciato un altro decreto ristori per circa 2 mld che prevede indennizzi a fondo perduto. Abbiamo valutato come interessante anche il dl ristori di due settimane fa, che prevede 200%, 150% e 400% rispetto ai ristori di aprile. C’è un segno concreto, domani però vedremo l’efficacia delle nuove misure.
Il nostro atteggiamento è di essere lucidi e puntuali sull’emergenza sanitaria – e prenderemo anche provvedimenti più restrittivi qualora fosse necessario – e sul fronte economico.
Abbiamo già incontrato con gli assessori Sadegholvaad e Brasini le categorie economiche, abbiamo intenzione di prendere misure rispetto alla TARI, alla COSAP. Abbiamo già ridotto la Tari del 25% su scala annua, che di fatto significa che se un’impresa è rimasta chiusa per due o tre mesi, per il quel periodo la Tari gli è stata azzerata. Anche ascoltando i consigli dell’opposizione, a Rimini abbiamo messo il cuore oltre l’ostacolo, perché è evidente che così facendo si apre una questione di bilancio comunale. Infine per tutto il 2021 confermeremo il provvedimento Open space, cioè la possibilità per le attività di poter occupare il suolo pubblico, abbiamo visto come questa sia stata una valvola molto importante in questi mesi.
Sappiamo che nel decreto ristori ci sono delle fragilità e dei buchi: ad esempio, poiché i contributi sono parametrati sulla differenza sul 2019, ci sono aziende che hanno aperto nel 2020 e che quindi non hanno parametri di raffronto. Nei giorni scorsi come Anci abbiamo segnalato il tema e avanzato proposte.
Oggi non è tempo di polemiche. Dobbiamo dare una risposta, domani. La risposta è non far collassare gli ospedali; le notizie delle ultime ore parlano di pazienti a terra negli ospedali del Piemonte, perché non ci sono spazi. Voglio sottolineare anche la necessità di un atteggiamento collaborativo responsabile: essere in maggioranza o opposizione non aiuta, anche perché magari si è in maggioranza al governo e si è all’opposizione in Regione. Lo scambiarsi la casacca è quanto più distante dalle esigenze dei cittadini.
Questi erano i dati che ci dicono se per oggi, ancora, siamo in zona gialla e possiamo ancora permetterci restrizioni diverse rispetto da altre parti del Paese, davvero ognuno può fare la propria parte. Credo se ne esca con un patto tra Istituzioni, sanità, imprese e comunità. Oggi vedo ancora chi sottovaluta anche le tre piccole misure da adottare: distanziamento delle persone, igienizzazione delle mani, mascherina. Ancora ci sono attività aperte e ci sono meccanismi di protezione non idonei.
Questi dunque erano i dati. Siamo entrati nel livello rosso per quanto riguarda i posti letto Covid, la terapia intensiva regge, il contact tracing funziona, ma se c’è un’evoluzione di numero per quanto ci sia un’ottima organizzazione, anche il contact tracing ne risente. Abbiamo saputo reagire, abbiamo preso misure forti e importanti a marzo che si sono rivelate efficaci. Oggi forse è più dura di prima, perché oltre alla paura c’è la tensione, c’è una disgregazione anche dentro la società. Dobbiamo essere all’altezza del momento che la storia ci propone; credo che il nostro Paese e l’Emilia Romagna sapranno ancora una volta mettere in campo tutte le misure più idonee.

 
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