martedì 18 febbraio 2020
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ricerca dello studioso Bagnaresi

Fellini, piccolo cronista. La scoperta de Il Ponte

In foto: Il lucignolo
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mer 29 gen 2020 17:11
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A 8 anni Federico fa il suo esordio come “giornalista”. Curiosamente non illustrerà il testo, lui amante dei colori e già provetto disegnatore. L’indagine dello studioso Davide Bagnaresi sull’infanzia e la giovinezza del maestro torna con alcune curiosità sul prossimo numero del settimanale riminese ilPonte,  in edicola da giovedì 30 gennaio 2020. Bagnaresi si occupa da tempo del Fellini bambino e ragazzo, del quale pubblicherà a breve un saggio, e lo farà in maniera approfondita in occasione del convegno “Ho bisogno di credere. Fellini e il sacro”, organizzato insieme all’Università Pontificia Salesiana, tra Rimini e Roma nel marzo 2020 (il 7 marzo a Rimini, il 21 marzo a Roma).

E così si scopre che quella Rimini che poteva essere una parentesi nella vita del futuro regista di Amarcord, per fortuna non è stata un caso. Anzi, quegli anni di formazione resteranno per sempre impressi non solo nella memoria di Fellini ma troveranno spazio in tanti frame della sua fortunata filmografia. È il caso anche della frequentazione alla scuola elementare.

Dopo aver appurato che l’asilo, quello “vero”, era il Pio Istituto San Giuseppe, gestito dalle famosissime suore “cappellone”, e che anche i primi due anni di elementari li ha trascorsi sugli stessi banchi, Fellini approda in terza elementare alle più prestigiose scuole Tonini. “Lo attesta tutta una serie di «documentazioni», – fa notare lo storico Davide Bagnaresi – composta da ricordi e firme sui libri”, come quella sul romanzo Rosalia, in cui compare la dedica “Federico Fellini III A”.
All’infanzia e alla giovinezza del riminese Fellini, Bagnaresi continua a dedicare studi e analisi nel tentativo di mostrare come la riminesità del regista abbia avuto una parte enorme non solo nei ricordi e nella frequentazione mai interrotta della città, ma soprattutto per comprendere appieno i tanti riferimenti disseminati in tutta la super premiata filmografia del regista.

Fellini fa il suo esordio come “giornalista” negli anni Venti, sul periodico Lucignolo, “il giornalino dello scolaro”. Tra i tanti articolisti figura anche l’amico Luigi “Titta” Benzi: scrisse un pensierino sulla madre. Quello di Federico è un tema di una decine di righe dedicato al riso, la pianta e il frutto, “ancora poco utilizzato in Italia”. Anticipa la campagna che andrà in scena nel decennio successivo sull’alimentazione.

Solitamente ogni tema era accompagnato da un’illustrazione ma l’autore del componimento non è mai il disegnatore stesso: un vero peccato che Fellini non abbia potuto illustrare se stesso. L’onore, ancora inconsapevole, di illustrare il futuro Premio Oscar, spetterà al coetaneo Ciro Angelini. Ma già in questo tema si rintraccia la particolarissima attenzione del giovane Federico verso i colori e le sfumature. Della passione per i colori e il disegno, sappiamo – sempre grazie a Bagnaresi – che mamma Ida assecondava con piacere tale inclinazione, acquistando settimanalmente colori e fogli, permettendo al figlio piccolo di disseminarli per casa.

Lucignolo darà anche notizia dei giovani riminesi scelti per il picchetto d’onore. Tra i selezionati c’è Fellini, il quale nel picchetto “interpreta” un ruolo simbolico: il futuro regista irriderà sempre il fascismo. “Federico matura ben presto una spiccata indole nel dissacrare l’autorità, qualunque essa sia. – prosegue Bagnaresi – A ognuna ha affibbiato un nomignolo e in questa bonaria dissacrazione rientrano tutti: il Re (con la «voglia di coniglio»), l’ambizioso comandante dell’ONB (Mangiaforma), il boxer olimpionico locale (Sing-Sing), il preside della scuola (Zeus), gli insegnanti, gli amici (Masticabrodo, Ciapalos)”.

 

Molto importante, in questa fase, è la frequentazione di Federico dell’oratorio dei Salesiani. “Avevo dieci anni, ho passato una estate intera dai salesiani della Chiesa Nuova: ero a mezzo convitto. la sera mi venivano a prendere”. Lo racconta lo stesso Fellini ne La mia Rimini. La chiesa di Santa Maria Ausiliatrice è una tappa obbligata delle passeggiate domenicali in carrozza della famiglia Fellini. È la stessa chiesa e lo stesso oratorio frequentato da Alberto Marvelli, il beato riminese che condividerà con FF la frequentazione al Liceo classico “G. Cesare” e del quale si dice che il regista conservasse un santino nel proprio cassetto. Fellini non proseguirà a frequentare l’oratorio salesiano stabilmente, ma qualcuno – Quarto Pasini, ad esempio, in una intervista rilasciata allo stesso Bagnaresi – lo ricorda adolescente, negli uffici della parrocchia, dove si allestiscono teatrini e momenti creativi. Anche questa fase della vita lascerà simboli evidenti in larga parte della sua produzione cinematografica, platealmente in 8 e 1/2 e, in maniera più criptica, in Amarcord.

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