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Lavori per 500 mila euro

Porta Galliana, approvato progetto di valorizzazione. Si parte in primavera

In foto: un rendering di Porta Galliana a lavori ultimati
di Andrea Polazzi   
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mer 18 dic 2019 12:57 ~ ultimo agg. 19 dic 14:12
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Porta Galliana è quel pezzo di città, una volta dimenticata, che ora, recuperata, sarà il ganglo che collega il mare e il suo nuovo waterfront con le bellezze del centro storico“. Lo ha detto il sindaco di Rimini Andrea Gnassi aprendo la conferenza stampa di presentazione del progetto esecutivo per la valorizzazione di Porta Galliana. I lavori dovrebbero partire ad inizio primavera 2020 e avranno un costo di 500.000 euro. Il termine entro l’estate. La gara avverrà entro fine anno o i primi giorni di gennaio. L’intervento sarà realizzato per stralci e permetterà anche il recupero delle mura federiciane. “E poi proseguiremo per recuperare il porto antico” ha preannunciato il sindaco.

Il restauro dell’antica porta sarà completato in questi mesi. Poi la valorizzazione che, una volta ultimata, permetterà di visitare il monumento scendendo alle antiche quote, 3.25 metri sotto il piano stradale (è stato recuperato il piano di calpestio originale). Previsto anche uno scivolo per le persone diversamente abili.

La porta, antico accesso alla città storica, si trovava sulle mura e davanti a sé aveva una lama d’acqua con fossato ed un ponte. Proprio la lama d’acqua sarà recuperata nei lavori.

I lavori, oltre al recupero della porta, permetteranno di realizzare connessioni ciclopedonali con l’anello verde e con l’anello delle piazze in centro.

Dal sindaco anche un appello ai mecenati riminesi a sfruttare le agevolazioni dell’art bonus per dare una mano nel recupero delle mura federiciane e nella riqualificazione delle banchine storiche. Tra gli obiettivi, ha detto, anche l’eliminazione “di quella colata di cemento che sono le scale realizzate negli anni ’60.

Descrizione del progetto

Il progetto definitivo/esecutivo di “Valorizzazione di Porta Galliana” ha un importo complessivo pari a 500.000 euro e prevede:

– la realizzazione di un’area storico-archeologica visitabile ed accessibile a tutti (posta a quota – 3,25 mt circa rispetto il piano stradale) per restituire al manufatto antico le condizioni del contesto adeguato essendo l’unica porta urbica di epoca medievale-rinascimentale fruibile e in buona parte recuperabile esistente a Rimini. Si prevede il collegamento pedonale alle quote originali dell’area archeologica e del piano della porta, mediante la realizzazione di scale e rampe per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

– la realizzazione di un tratto nevralgico di connessione ciclopedonale in quanto il sito si lega agli interventi de “l’anello verde”, si collegherà sia con la nuova pista ciclabile di connessione al Faro via Destra del Porto che con quella prevista in Via Coletti; il completamento della pista ciclabile su via Bastioni consentirà il collegamento con l’anello delle Piazze e il Ponte di Tiberio.

– la “valorizzazione di un sito “storico-archeologico” attraverso il ripristino, dei piani di calpestio originari per permettere la leggibilità dell’antico sistema d’accesso; le due porzioni d’area archeologica, lato mare e lato città (rispetto la Porta stessa) sono state previste con sistemazione a verde a piano inclinato che vuole fisicamente documentare lo scavo archeologico “stratigrafico” condotto, questo spazio è arredato con sedute per realizzare aree di sosta e di incontro;

– la mitigazione delle opere strutturali con la realizzazione di una leggera pannellatura metallica a maglia romboidale, quale supporto per lo sviluppo di idonee essenze rampicanti che saranno poste a dimora

– il recupero della connessione della Porta con la cortina muraria di epoca federiciana presente sia sotto il manto stradale che in adiacenza lungo il tratto di Via Bastioni Settentrionali che si sviluppano verso il Corso Giovanni XXIII, realizzando (nella parte in cui sono ora interrate e cioè sotto il manto di asfalto) un segno di continuità “semantica” con la parte muraria antica, attigua, emergente, realizzando una interruzione dell’asfalto per ricostruire la cresta muraria fino al piano carrabile, impiegando materiale di recupero (laterizio e ciottoli fluviali);

D’intesa con la Soprintendenza Archeologia e Belle Arti di Ravenna si è poi stabilito di arretrare e quindi ridurre lo spazio pedonale, per quanto più possibile, in corrispondenza del fianco della Porta, al fine di lasciare in piena vista il ritrovamento dell’attacco murario tra la cortina “federiciana” e la Porta stessa;

– la parte progettuale illuminotecnica risolverà le lacune esistenti di illuminazione pubblica funzionale alla viabilità pedonale, ciclabile e carrabile del sito e contemporaneamente consentirà l’accento per la valorizzazione dell’area archeologica, rendendola visitabile, accessibile e sicura anche nelle ore notturne;

– l’impianto idrico è stato predisposto sia per alimentare la gestione dello specchio d’acqua previsto sulla porzione dell’esistente fossato che funziona come lama d’acqua a sfioro garantita da un sistema di ricircolo delle acque che per provvedere all’irrigazione delle parti inerbite ed a verde pubblico dell’intervento in particolare dei pendii che connotano l’area dello “Scavo archeologico”.

L’indagine archeologica

Il 31 luglio 2017 sono iniziati i sondaggi archeologici per la scoperta della Porta nell’ambito del progetto Porto Antico, che prevede l’esaltazione dell’accesso alla città da mare, lungo le mura portuali ed i camminamenti, fino al ponte di Tiberio. Durante questi scavi il 23 marzo 2018 è avvenuto il ritrovamento dell’avancorpo difensivo della porta che come si è detto sono ritenuti opera di Sigismondo.

Quello che emerge dalle ricerche nell’area antistante la porta medievale, volute dal Comune di Rimini ed eseguite grazie ad HERA SPA che si è avvalsa della ditta specializzata adArte di Rimini, sono rinvenimenti così significativi da consentire di trovare risposte all’organizzazione di questo bastione difensivo strategico della città medioevale.

Dagli scavi eseguiti dagli archeologi di adArte sono emersi infatti i resti del cosiddetto “ponte morto” nonché i muri di contenimento del fossato. Il “ponte morto” è infatti una struttura difensiva di grande importanza che si protrae all’interno del fossato per portarsi, a partire dal muro di contenimento verso l’ingresso dell’avancorpo della porta che veniva raggiunto con un altro ponte in legno mobile funzionante come un vero e proprio ponte levatoio.

Gli antemurali sono stati “l’inaspettata riscoperta”, tra tante altre tracce e ritrovamenti che si sono susseguiti: di fatto un palinsesto o condensato di costruzioni storiche che vanno dalle prime strutture quattrocentesche o forse addirittura trecentesche, a due fogne (praticabili) del 1871 e del 1908, ai resti dell’ultimo lavatoio pubblico di San Domenico sempre del 1908.

Si tratta di strutture difensive di grande interesse e valore storico perché permettono di comprendere appieno non solo il funzionamento dei sistemi difensivi dell’area in epoca malatestiana, ma anche di restituire agli storici e ai progettisti le linee guida su cui è stato incardinato l’intervento di riqualificazione e valorizzazione dell’area.

Il progetto di valorizzazione della Porta parte proprio dal concetto di avvicinamento alla storia attraverso un percorso di discesa che attraversa le epoche del tempo e le stratificazioni che caratterizzano il sito, i terrazzamenti previsti nel progetto rappresentano momenti temporali per la sosta e la visione della porta con scorci e angoli diversi man mano che si scende, fino ad arrivare al piano originale della porta e al suo attraversamento come era possibile fare un tempo.

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di Andrea Polazzi   
di Redazione