domenica 26 gennaio 2020
menu
Italia Nostra

Che futuro per palazzo Lettimi? Il dialogo è aperto

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 10 dic 2019 11:39 ~ ultimo agg. 11:40
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 min
Print Friendly, PDF & Email

Saranno le voci e i racconti di Alessia Gattei (architetto e vicepresidente di Italia Nostra Rimini), del professore Giovanni Rimondini, dello storico dell’arte Giulio Zavatta, dell’architetto Fausto Battistel e di Marcello Cartoceti (AdArte srl) a riportare in vita il 13 dicembre alle ore 16,30 nella sala del Giudizio del Museo della Città uno dei palazzi più affascinanti e importanti di Rimini nel tentativo di ridare forma e contenuti alla storia di palazzo Lettimi, uno dei più prestigiosi palazzi del Rinascimento riminese che rappresenta ancora oggi una ferita aperta nella città dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Dopo aver ricucito la ferita del teatro Galli, con questa iniziativa promossa e organizzata da Italia Nostra in collaborazione con i Musei della Città e la partecipazione dei Lions Club Rimini Host si accendono le luci su un altro pezzo della storia della città di Rimini attraverso una giornata di studio per valutare il destino del palazzo da diversi punti di vista, attraverso un approccio originale proiettato verso il futuro, dove le sensibilità nei confronti dell’ambiente che ci circonda e del patrimonio artistico culturale si combinano insieme e si accompagnano alla salvaguardia e al recupero dello stile e della forma.

Costruito agli inizi del Cinquecento da Carlo Maschi, uomo di governo insignito di varie cariche pubbliche, il palazzo, di tre piani, passò in eredità alla famiglia Marcheselli. Fu Carlo che commissionò la decorazione del salone del piano nobile, affidata nel 1570 al faentino Marco Marchetti, noto per aver lavorato a Palazzo Vecchio di Firenze. Tema delle pitture erano le gesta di Scipione l’Africano ai tempi della seconda guerra punica. Alcune delle tavole a soffitto, salvate dai disastri della guerra, sono ora al Museo della Città. L’edificio, che aveva ospitato i regnanti inglesi e Cristina di Svezia, nel 1770 entrò in possesso della famiglia Lettimi. Andrea, il nuovo proprietario, restaurò la costruzione e la innalzò di un piano, collegandola all’attigua residenza. Dal 1902 diventa di proprietà comunale per lascito testamentario, con il vincolo che il Liceo musicale fosse intitolato a Giovanni Lettimi.

Italia Nostra, coinvolgendo istituzioni e figure importanti della cultura riminese vuole aprire un dialogo con la città perché un patrimonio come quello del Lettimi, di cui oggi non riusciamo che a intravedere l’originaria bellezza, possa ritrovare il posto che gli spetta nel presente della nostra città.

Notizie correlate
di Simona Mulazzani   
di Maurizio Ceccarini   
di Redazione   
Meteo Rimini
Previsioni Emilia Romagna