mercoledì 21 agosto 2019
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di Simona Mulazzani   
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ven 12 lug 2019 13:45 ~ ultimo agg. 13:48
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Mettere in agenda una serie di azioni strtutturali, ma innestare da subito processi per cambiare le abitudiini quotidiane. Non c’è tempo da perdere per l’assessore all’Ambiente nell’azione per rispondere al cambiamento climatico in atto. La Montini cita uno studio pubblicato su una rivista scientifica statunitense in cui si parla anche di San Marino e si fa un confronto tra la temperature attuali e quelle del 2050. In trent’anni la temperatura massima aumenterà di sei gradi. “Il mese più caldo, per la Repubblica San Marino, crescerà dai 26,5 gradi attuali a 32,2° di metà secolo, così come il mese più freddo passerà da -1,3° a + 2,5°”.

Le dichiarazioni della Montini

Anche gli avvenimenti meteo degli ultimi giorni, sulla costa adriatica come in Sicilia e in altre parti d’Italia e d’Europa (in Grecia, ad esempio), vengono definiti ‘inconsueti’ dagli esperti del settore. Sono però anni che questo aggettivo ricorre davanti a una evidente ‘tropicalizzazione’ del clima nell’intera area mediterranea. Troppi i segnali, e gli eventi anche locali di particolare intensità, per non convergere sul fatto che sia in atto un cambiamento climatico di portata mondiale. “Le ondate di calore in Europa stanno dimostrando quanto sia già forte le tendenza al riscaldamento– dice oggi sul Corriere della Sera il professor Friederike Otto del’Università di Oxford-. Dobbiamo adattarci, avvertire le persone e attuare piani d’azione a livello globale”.

Uno studio  pubblicato dalla rivista scientifica statunitense Plos One compara la odierna ‘posizione climatica’ delle città con quella che sarà al 2050. Il mese più caldo, per la Repubblica San Marino, crescerà dai 26,5 gradi attuali a 32,2° di metà secolo, così come il mese più freddo passerà da -1,3° a + 2,5°. Roma aumenterà la sua temperatura media di 2,6 gradi.

Non vi è alcun dubbio che il tema debba stare al primo posto delle agende politiche internazionali, nazionali e locali. Come Rimini abbiamo recentemente illustrato la nuova fase del Piano Strategico aggiornato al 2039, incardinata appunto sull’approccio e sulle misure per affrontare strutturalmente il cambiamento climatico. Lo stesso Comune di Rimini, non più tardi di un trimestre fa, ha aggiornato il suo Piano di salvaguardia di balneazione, potenziandone proprio in prospettiva la parte idraulica e cioè il contrasto ai rischi di allagamento veicolati da piogge sempre più torrenziali e intense. Abbiamo inoltre aderito al PAESC (e ancor prima al PAES), Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima, con chiari obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra fissati al 2030. Io credo però che gli strumenti strutturali debbano essere accompagnati da misure in grado di incidere su quelle che oggi sono comportamenti che consideriamo abitudinari ma che, a guardarli bene, sono anche figli dell’ultimo secolo. Penso ad esempio alla necessità di contrastare l’inquinamento atmosferico da fumi di scarico di auto e da modalità di riscaldamento non opportune (uso di pellet e legna, ad esempio. Su tutto questo, anche le amministrazioni nazionali e locali sono chiamate a uno sforzo enorme nei prossimi 10 anni. Sia investendo su ricambio del parco mezzi, trasporto pubblico, piste ciclabili e città compatte e dunque transitabili in ogni punto con facilità; sia introducendo norme che favoriscano comportamenti e utilizzi delle risorse più efficienti, anche supportando la società alla transizione verso sistemi di produzione di energia sempre più basati su fonti rinnovabili ambientalmente sostenibili.

Occorre inoltre contrastare l’impermeabilizzazione del terreno, assumendo il senso del limite nel consumo del territorio e puntando su riqualificazione e rigenerazione del già costruito.

Pochi giorni fa ho incontrato i rappresentanti del ‘Fridays for Future Rimini’. Siamo d’accordo nel confrontarci su una piattaforma programmatica per Rimini che metta al centro il problema del cambiamento climatico. Non c’è un giorno da perdere.

 

 

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