domenica 17 novembre 2019
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Caritas

Alternanza: esperienza di crescita

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
ven 1 mar 2019 13:00 ~ ultimo agg. 6 mar 12:26
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Serena e Viola sono due ragazze di 17 anni che frequentano il liceo delle Scienze Umane “Giulio Cesare – M. Valgimigli” a Rimini, e che hanno fatto un periodo di stage di due settimane alla Caritas di Rimini, nell’ambito del progetto alternanza scuola lavoro, scegliendo il settore dell’immigrazione.

Serena come mai questa scelta?

“Ritengo sia importante, per noi giovani, conoscere questo fenomeno che negli ultimi anni sta interessando particolarmente il nostro territorio. E poi in futuro vorrei lavorare in questo settore, e il mio primo obiettivo era quello di sperimentare in prima persona l’esperienza dell’accoglienza”.

Come è andata?

“Durante questo periodo sono riuscita a comprendere le dinamiche all’interno della Caritas per quanto riguarda l’accoglienza di persone scappate dai propri paesi e in cerca di un sostegno e di un aiuto. Sono rimasta colpita dai rapporti che gli operatori instaurano con i ragazzi, e dall’ambiente amichevole e aperto che mi ha accolto, facendomi sentire a mio agio. Lo stage ha compreso varie attività: la visita alle case nelle quali alloggiano i ragazzi del progetto SPRAR, accompagnare alcuni ragazzi per il rinnovo delle tessere sanitarie, la preparazione di materiale didattico per la scuola di italiano, e il supporto all’insegnante durante le ore di lezione ecc… Quest’ultima esperienza è stata una di quelle che ho preferito”.

“Nelle due settimane di stage – racconta Viola – abbiamo svolto sia lavori d’ufficio (come riordinare dei documenti o aggiornare degli elenchi) sia mansioni che riguardano il contatto diretto con le persone che vivono lì (partecipare alle lezioni di italiano e aiutarli con i compiti o accompagnarli a svolgere delle commissioni). Personalmente ho preferito quelle più dinamiche, che permettono di conoscere gli aspetti pratici di questo lavoro e le persone che ti circondano”.

La cosa più bella che ti porti a casa ?

“La cosa più bella – racconta Serena – è stata rendermi effettivamente conto che dietro a quei volti, dietro a quei sorrisi, dietro a quelle maniere a volte buffe, ci sono persone con una grande storia. Guardare negli occhi ragazzi così giovani e avere la consapevolezza del peso che ogni giorno si portano dentro, non è stato facile”.

“Per me – dice Viola – la cosa più bella è stata percepire come in solo due settimane tutte le persone che ho conosciuto e con cui ho passato del tempo mi abbiano trattato con estrema gentilezza ed educazione facendomi sentire sempre coinvolta e partecipe”.

La cosa piu faticosa

Per Serena: “Ci sono state delle piccole fatiche, come ad esempio le lunghe ore di lezione con alcuni ragazzi che dovevano imparare l’italiano da zero, ma siamo sempre state ricompensate con la loro gentilezza e il loro impegno”.

“Non penso che ci sia stato qualcosa che possa essere definito faticoso – aggiunge Viola – sicuramente quando si ha a che fare con le persona bisogna cercare di essere sempre aperti e disponibili al dialogo e alla conoscenza”.

Un ultimo pensiero per tutte e due

“Io e Viola ci siamo talmente tanto innamorate di Via Isotta 23 che abbiamo deciso di fare richiesta per poter fare volontariato lì. È stata per entrambe un’esperienza positiva e preziosa, che ci ha dato più consapevolezza sulla reale situazione di queste persone, facendoci capire che l’idea che ci facciamo è spesso piena di pregiudizi”.

Come in uno specchio

“L’Alternanza scuola-lavoro è una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro, di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi.

Un cambiamento culturale per la costruzione di una via italiana al sistema duale, che riprende buone prassi europee, coniugandole con le specificità del tessuto produttivo ed il contesto socio-culturale italiano”.

Si legge questo sul sito del Miur in merito all’alternanza scuola lavoro che dal 2015 è diventata un’esperienza obbligatoria per gli studenti del triennio delle scuole superiori, licei compresi. Per chi ospita i ragazzi in alternanza, dietro queste parole ci sono i tanti volti incontrati, le storie di ogni studente, le domande e le aspettative dei giovani che arrivano per svolgere il monte ore canonico e che poi tornano a salutare, per sapere come va, per dare una mano.

Quando tre anni fa abbiamo deciso, come Caritas, di ospitare i ragazzi in questa esperienza che era tanto nuova per loro quanto per noi, ci siamo domandati se stavamo facendo bene. Ci ha risposto l’entusiasmo dei ragazzi che hanno fatto da pionieri. Abbiamo individuato tre settori –Educazione con il progetto Sbankiamo, Immigrazione e Emporio Solidale- che potessero ospitare i giovani studenti e siamo partiti. Al netto della fatica nell’organizzare il lavoro e l’impegno nel districarsi nel mare magnum di burocrazia e convenzioni, la ricchezza che i ragazzi ci hanno lasciato è impagabile e ripaga degli sforzi. Da tre anni ospitiamo diverse esperienze di alternanza scuola lavoro con attestati di stima da parte delle scuole e degli studenti.

Avere per un paio di settimane degli adolescenti che si aggirano per la Caritas è uno stimolo continuo, loro sono lo specchio del nostro lavoro: permettono a noi operatori di guardarci da fuori, vedendo le nostre mancanze, provando a usare nuovi ritmi, accorgendoci delle ritualità che sopraggiungono col tempo e che a volte si fanno pesanti.

Quando i ragazzi tornano a scuola abbiamo nuova linfa, nuovo entusiasmo come se per osmosi ci avessero passato il loro. Danilo Dolci diceva che l’educazione è un sogno condiviso, niente di più vero.

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