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In foto: i volontari del canile e Paperino
di Redazione   
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lun 11 feb 2019 13:37
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Dopo gli ultimi fatti di cronaca (vedi notizia https://www.newsrimini.it/2019/02/gtraffico-di-cani-dallest-sgominato-dalla-polizia-di-frontiera/), il canile Stefano Cerni di Rimini e gli uffici comunali invitano ancora una volta i cittadini a adottare i cani presso il canile e non da allevamenti o privati che non garantiscono la provenienza degli animali, dei quali non si conosce stato di salute, percorsi educativi, addestramento e carattere.

Il randagismo di una volta, fatto di cani che vagavano sul territorio e non avevano proprietario, è estremamente ridotto. Oggi i cani recuperati, anche quando privi di microchip, hanno quasi sempre un proprietario. In mancanza di microchip, se non è il proprietario stesso a farsi avanti per riavere il cane, l’animale resta in canile e, dopo il prescritto periodo di osservazione, può essere dato in adozione.

In canile vengono ricoverati sempre più spesso cani di grossa taglia, spesso ad aggressività non controllata, che i proprietari non sono più in grado di custodire adeguatamente e per i quali viene chiesta la “rinuncia alla proprietà”.  La legge regionale n. 27/2000 all’art. 12  prevede che “è fatto divieto a chiunque di abbandonare cani, gatti o qualsiasi altro animale. Nel caso di cucciolate indesiderate o di rinuncia alla proprietà, l’interessato è tenuto a darne comunicazione al Comune che dispone affinché gli animali siano trasferiti alle strutture di ricovero… “. Questa normativa è finalizzata a prevenire l’abbandono (o la soppressione illecita) di animali nei casi in cui i proprietari non siano più in grado di accudirli.

Questi animali provengono nella maggior parte dei casi da allevamenti o dall’estero e spesso non se ne conosce la storia (come siano stati custoditi, che tipo di addestramento abbiano avuto, se siano stati fatti nascere da animali sani, cioè senza tare genetiche ecc.). Ciò comporta che per la loro aggressività sia molto complesso attuare un efficace percorso di rieducazione. Di conseguenza le possibilità di una futura adozione sono ridotte e questi cani rischiano di finire la loro vita all’interno del canile (anche se, fortunatamente, in alcuni casi, grazie all’impegno degli educatori, degli operatori e dei volontari si è riusciti a recuperare animali difficili e a darli in adozione). Ma il canile di Rimini si impegna e risponde con professionalità anche davanti a questi casi fuori dall’ordinario.

Come fuori dall’ordinario è quanto accaduto lo scorso luglio, quando fu scoperto un allevamento abusivo di cani, di cui è stato disposto il sequestro. Erano 22 pitbull, tra i quali due femmine che hanno partorito in tutto 12 cuccioli, per un totale di 34 cani che sono stati ricoverati in parte nel canile comunale di via San Salvatore, in parte nel canile di Vallecchio. Il canile ha dovuto farsi carico di una mole di lavoro straordinaria: cure specifiche, percorsi rieducativi, attività di socializzazione e, per i cuccioli, di stalli temporanei per essere accuditi adeguatamente. Per tali costi straordinari sostenuti dall’ente è stato chiesto il rimborso ai proprietari, in base alle tariffe vigenti. Tuttavia, quand’anche essi provvedano diligentemente al pagamento (cosa non scontata, nel qual caso si provvederà, come previsto dalla legge, alla riscossione coattiva), va rimarcato ancora una volta l’impegno della struttura e degli operatori del canile di Rimini anche per eventi fuori dall’attività consueta.

 

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