domenica 16 dicembre 2018
In foto: Adriapress
di Lamberto Abbati   
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gio 6 dic 2018 09:29 ~ ultimo agg. 7 dic 12:11
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Dalle prime ore di oggi i carabinieri della Compagnia di Rimini hanno dato esecuzione a cinque misure cautelari a carico di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di reiterati maltrattamenti nei confronti di cinque donne ultraottantenni, ricoverate nella casa di cura Villa Franca, in via Erato a Rimini, nella zona tra via della Fiera e via Euterpe. Quattro persone sono finite ai domiciliari: un 78enne di Chieti, che era il gestore di fatto della struttura, ufficialmente diretta da una cooperativa, e tre operatrici socio-sanitarie, una 38enne peruviana, una 51enne riminese e una 51enne georgiana. Una 31enne rumena, sempre operatrice socio-sanitaria, è stata invece sottoposta al divieto di avvicinamento alla struttura. Le indagini del Nucleo operativo e Radiomobile, dirette dal sostituto procuratore Davide Ercolani, sono partite a inizio giugno dalla denuncia di un’operatrice socio-sanitaria straniera che, stanca di vedere gli ospiti maltrattati, si è licenziata e ha raccontato tutto ai Carabinieri prima di tornare al suo paese.

 

Le immagini dei maltrattamenti rilasciate dai Carabinieri (non adatte a un pubblico sensibile):

Le telecamere dei Carabinieri nascoste all’interno della struttura hanno documentato nei mesi di luglio e agosto oltre 150 episodi di maltrattamenti ai danni delle cinque ospiti ultraottantenni, quattro delle quali non autosufficienti.

I maltrattamenti consistevano in scappellotti, strattonamenti, insulti e minacce verbali, che rendevano le vittime succubi delle operatrici socio-sanitarie. La struttura è stata sequestrata e i familiari, che non si erano accorti di nulla, sono rimasti sconvolti nell’apprendere la notizia. Le vittime sono state trasferite in altre strutture.

Figura centrale dell’indagine il 78enne originario di Chieti, che si era guadagnato la fiducia del presidente della cooperativa (che risulta estraneo ai fatti) e che, nonostante le sue precarie condizioni di salute, aveva in mano il controllo della casa di cura. Era lui che curava i movimenti bancari in entrata e in uscita, che dava indicazioni su dove acquistare i farmaci, che dettava i tempi e i modi di somministrazione dei pasti (forniti da un’azienda esterna), imponendo che da un singolo coperto ne venissero realizzati due in modo da recuperare cibo da destinare a persone esterne alla struttura. L’uomo, che viveva all’interno della casa di cura, pur non partecipando in prima persona ai maltrattamenti, ha assistito più volte alle aggressioni fisiche delle operatrici senza mai intervenire. Alla morte di un’anziana avvenuta per cause naturali, le intercettazioni ambientali dei carabinieri hanno captato tutto il suo disappunto per la retta mensile che veniva a mancare.

Le vittime dei maltrattamenti, quindi, vivevano in un vero e proprio clima di terrore continuo, che induceva le anziane a stare per la maggior parte del tempo sedute o a sdraiate a letto in silenzio. Ogni loro minima richiesta, infatti, diveniva il pretesto per scatenare la rabbia e l’aggressività delle operatrici. Protrattesi fino ad oggi, quando l’intervento dei carabinieri ha messo fine a mesi di umiliazioni e vessazioni fisiche.

L’intervista al comandante della compagnia dei Carabinieri di Rimini, Sabato Landi:

 

 

 

 

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