martedì 18 dicembre 2018
In foto: controlli della Guardia di Finanza
di Andrea Polazzi   
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lun 17 set 2018 15:20 ~ ultimo agg. 18 set 14:06
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Il nome dell’operazione, Too Fish (troppo pesce), si ispira al settore in cui operavano le due aziende coinvolte. Quello ittico. L’ipotesi del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza è che, dopo il fallimento delle due società operanti nel settore del commercio e lavorazione del pesce fresco e surgelato, cinque soggetti abbiano distratto illecitamente beni e denaro per un valore di 1,5 milioni di euro, attraverso trasferimenti verso società italiane e estere (due addirittura con sede in Marocco), e abbiano usato la propria contabilità di fatture per operazioni inesistenti, emesse da una SRL della provincia di Venezia e da una con sede in provincia di Rovigo, per un totale di oltre mezzo milione di euro. Le Fiamme Gialle, su ordinanza del Tribunale, hanno eseguito gli arresti domiciliari nei confronti del principale indagato, un imprenditore ittico 56enne di Rimini, con contestuale sequestro di beni e disponibilità finanziarie per 400 mila euro. Nei guai anche altri quattro soggetti. Oltre all’evasione fiscale e alla frode fallimentare, viene contestato anche il lavoro sommerso: nell’ambito infatti delle attività ispettive, la Guardia di Finanza ha individuato nelle società gestite dagli indagati e poi fallite, ben 88 lavoratori assunti irregolarmente e retribuiti fuori busta per oltre 400mila euro in meno di due anni. Informato anche l’ispettorato del lavoro.

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