16 novembre 2018

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Da piattaforme dismesse a isole artificiali. Il progetto di “Tete” Venturini

Trasformare le piattaforme estrattive presenti in Adriatico in Isole, punto d’attracco per navi da crociera e meta degli appassionati di immersioni. E’ il progetto studiato dall’ex presidente della Confcommercio Venturini che ha trovato consenso anche in Europa. A mancare è il supporto della politica

Da piattaforme estrattive a isole artificiali. Il progetto di "Tete" Venturini

    Impossibile non pensare alla suggestiva storia dell’Isola delle Rose, nata e distrutta nell’arco di pochi mesi alla fine degli anni ‘60. Però in questo caso lo scopo è diverso: dare vita alle piattaforma estrattive che popolano il mare Adriatico (74 in tutto). E allora l’idea è quella di trasformarle in una sorta di isole artificiali con bar, spazio per le immersioni, osservatorio, laboratorio di biologia e qualche negozietto. Per non parlare di un possibile punto di attracco per le navi da crociera. Un’idea che in realtà da qualche anno è anche un progetto portato avanti dall’ex presidente della Confcommercio riminese Stefano “Tete” Venturini, ora responsabile subacqueo del Marina di Rimini. Per definirne i dettagli è stata presa come prototipo la Azalea B, piattaforma da oltre 160 metri quadri su due piani costruita nel 1987 a 15 km dalla costa di Rimini. Sono sei le piattaforme dismesse. “Per smantellarle ci vogliono  8 milioni di euro mentre la riqualificazione che abbiamo pensato noi costerebbe 2 milioni – spiega Venturini ai microfoni di Icaro Tv – e ci sarebbero anche aziende disposte a fare investimenti. Il progetto è stato presentato anche in Regione e in Europa e ha trovato grandi consensi. Il problema è la politica: deve uscire dalla battigia e andare incontro a chi vuole investire eliminando i dazi sul suolo marino che bloccano tutto.” Le piattaforme riconvertite potrebbero anche diventare punto d’attracco per le navi da crociera: da lì i passeggeri potrebbero decidere di andare a terra a visitare Rimini e tutte le altre città del territorio oppure restare a fare immersioni. “Abbiamo parlato con una sola compagnia di navigazione delle 10 attive in Adriatico e ci hanno garantito un flusso di 540mila persone ogni estate. Moltiplicate per 10 e pensate a quale indotto potrebbe rappresentare per il territorio” – conclude Venturini.

     

    Andrea Polazzi

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