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Reddito di solidarietà: aiutati i poveri o gli evasori?

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 21 nov 2017 07:03 ~ ultimo agg. 23 nov 15:09
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Da un minimo di 80 ad un massimo di 400 euro mensili, in base al numero di componenti famigliari, accreditati direttamente su una carta acquisti prepagata. Funziona così il Reddito di Solidarietà (RES), il nuovo strumento anti-povertà varata dalla Regione Emilia Romagna per chi non riesce ad accedere al SIA (Sostegno Inclusione Attiva), la misura lanciata dal governo nazionale. Secondo i calcoli della Regione il RES potrebbe interessare un bacino di 80mila persone, circa 20mila famiglie: giovani coppie con tre o più figli a carico in serie difficoltà economiche, ma anche single e anziani (famiglie unipersonali non contemplate invece dal SIA) con bassissimo reddito. I requisiti? Almeno un membro della famiglia deve risiedere in uno dei comuni del territorio emiliano-romagnolo da almeno due anni e, soprattutto, l’intero nucleo non deve avere un Isee superiore a 3.000 euro. Altra conditio sine qua non, i beneficiari devono aderire ad un mirato progetto di attivazione sociale e inserimento lavorativo per un percorso di progressiva autonomia, pena la perdita del diritto al RES.

I dubbi. Dal 18 settembre scorso, le amministrazioni locali hanno iniziato a raccogliere le domande che vanno presentate allo sportello sociale del comune di residenza. Le prime richieste, affermano dalla Regione, arrivano da persone sole che non lavorano, “categoria” finora poco nota ai servizi sociali, e da famiglie con bambini.
Quello che però salta più all’occhio è la soglia molto bassa del reddito Isee (per il RES ma anche per il SIA) che, dicevamo, deve essere inferiore o uguale a 3.000 euro annui. Quante famiglie si trovano in queste condizioni? Non rischia di essere un requisito troppo restrittivo che lascia fuori un numero ben più ampio di famiglie in uno stato di povertà assoluta? O, visto da un’altra prospettiva, non rischia di premiare chi dichiara meno di quanto ha?
“Queste sono state le stesse nostre preoccupazioni. – afferma Isabella Mancino, referente degli Osservatori Caritas della regione Emilia-Romagna – Sappiamo che diverse Caritas parrocchiali hanno invitato le famiglie seguite dai Centri di Ascolto ad aggiornare il proprio Isee recandosi negli appositi uffici, proprio per poter fare domanda per il SIA o il RES. Sono strumenti comunque validi nel momento in cui il contributo economico è unito ad un percorso sociale e lavorativo che permetta ai beneficiari di arrivare a provvedere autonomamente alle proprie necessità”.

 

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