14 novembre 2018

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La piada is the new Trc (no, non è vero)

La piada is the new Trc (no, non è vero)

in foto: un frame di "FuoriRoma"

Quando l’ex vicesindaco di Riccione l’aveva buttata là dicendo che Renata Tosi sarebbe dovuta tornare a casa a fare la piada, per un attimo me l’ero figurata così la nuova singolar tenzone per lo scranno più alto della città: a colpi di mattarello, parananza stretta in vita, farina. Me li ero immaginati i candidati – a ‘sto punto cinque, Grillo-Casaleggio permettendo – a tirare la piada in piazza ed essere giudicati su quella e niente più. Ah, si. Già me li vedevo, pensosi, prima di ravvivare il fuoco sotto il testo. ‘Vado con l’olio d’oliva o con lo strutto? No che la tradizione sarà pure bella ma poi l’elettorato salutista? Son voti. Va là, faccio tutti e due: olio e strutto’. ‘…E i vegani? Son voti anche quelli, ma che piada gradiranno i vegani?’. ‘Uhm, la tiro più sottile, tipica riccionese, o un po’ più altina? Cosi magari becco anche i voti di quelli che la gradiscono spessa…’. Che divertimento sarebbe stato: eletto sindaco a furor d’arzdora.

Invece niente, la suggestione della piada è durata il tempo di una battuta. Ai giorni della Rete – diciamo così – giusto una manciata di post e via. Archiviata. Come l’altra volta, quando Tosi, infranse il dominio del centrosinistra – ininterrotto da una settantina d’anni – va a finire che la corsa elettorale si giocherà, ancora, sul Trc; sul Web – tanto, ormai è quella la vera piazza su cui si dibatte – e, novità 2017, su una spruzzata di retorica del tradimento. Manco si era asciugato l’inchiostro sulle firme apposte dal notaio di chi ha tolto la fiducia allo scorso esecutivo, infatti, che il ‘Tribunale’ dei social media, almeno quello di chi parteggia per il centrodestra, aveva già sibilato il suo giudizio: traditori, traditori, traditori. Senza se e senza ma. Traditori, traditori, traditori.

Prima di rituffarsi sul grande cavallo di battaglia delle ultime elezioni: il Trc. Che, con quel muro a dividere in due la città, non passa mai di moda. E che, affiancato alle parole affilate degli Internauti, rischia di pagare nuovamente lauti dividendi. All’ex sindaco Imola che, sui social network ha iniziato a ‘postare’ senza requie tutto quanto fatto per la città dalla sua parte politica, non a caso, l’osservazione mossa dai navigatori si riassume sempre in tre lettere: Trc. Le stesse che vengono sventolate sotto il naso (oltre alla new entry, traditori), di chi ha fatto cadere la reggenza Tosi e ora dialoga con il ‘nemico’, fautore del Trc. Tre lettere che incombono, come una Spada di Damocle, su tutta la campagna verso il voto e su tutti gli schieramenti in campo: quello di Renata Tosi, sostenuta da Lega Nord, Fdi, Forza Italia, Popolo della Famiglia e Noi Riccionesi; quello di Carlo Conti, sostenuto da Patto Civico-Oltre; quello di Sabrina Vescovi, sostenuta da Pd, Immagina Riccione e Siamo Riccione; Morena Ripa, sostenuta da Fare e – se Grillo-Casaleggio concederanno la certificazione – Andrea Del Bianco per il Movimento 5 Stelle. Tutti costretti – chi con soddisfazione, chi di malavoglia – a fare i conti con quel tram, ideato qualche decennio fa e ormai in dirittura d’arrivo. Protagonista assoluto, non solo sulla Rete.

Se una trasmissione televisiva – e pure delle più glamour come ‘Fuoriroma’ di Concita De Gregorio – gli si dedica con attenzione definendolo “un’opera invadente e inutile che doveva essere avveniristica ed è invecchiata prima di nascere” con tanto di “centinaia di alberi secolari abbattuti, un muro che ha diviso in due la città, un appalto molto ricco, 120 milioni, soldi che hanno avvelenato tutto”. Il sottofondo costante di una puntata definita dagli avversari di Renata Tosi, come un grande spot a suo favore. Una puntata che – al di là del Trc – ha fatto alzare più di un sopracciglio ai riccionesi, forse delusi da un reportage che ha dipinto una città in bilico tra la nostalgia di un passato glorioso e un presente, per così dire, difficile. Fotografia, tutto sommato, non deprecabile. Ché il raffronto tra il tempo che fu e l’oggi, per ‘Italia e per l’intera Romagna, non solo per Riccione, è impietoso. Per colpa di tutti e di nessuno. Perché se il mondo corre veloce e si ‘restringe’, permettendo di volare a basso costo da una parte all’altra, se i giovani parlano più lingue e non si accontentano più della settimana a pensione completa o se la voglia di scoprire più posti magari restando meno tempo è diventato il nuovo paradigma della vacanza, non se ne può far colpa a nessuno. Perché, invece, se ci si ferma su un modello turistico, quello romagnolo, che avrà ancora punti di forza – dal cibo all’accoglienza sincera, dalla spiaggia attrezzata e funzionale alla gentilezza diffusa – ma che resta da anni uguale a se stesso, allora qualche responsabilità va presa. E non ci si può crucciare troppo se viene fatto notare.

Anche perché, poi, se nella trasmissione di Rai 3 i confini della città vengono poeticamente definiti – con una bellissima immagine – come confini “che hanno più a che fare con la fantasia che con la geografia” indicando Fiabilandia, Aquafan, il Cocoricò e Misano con la villetta sul mare della ‘Prima notte di quiete’ di Valerio Zurlini, poi tocca anche fare i conti con la realtà. In cui, Aquafan, inaugurato nel 1987 va per i trenta anni portati magnificamente ma pur sempre trenta anni; il Cocoricò debuttò nel 1989; la villetta di Zurlini, una ‘chicca’ per cinefili e ‘Fiabilandia’, nato nel 1966 ha bell’è festeggiato il mezzo secolo di vita. Senza contare che poi, arrivando da Rimini, lasciata alle spalle proprio ‘Fiabilandia’, ci si imbatte, in terra ancora riminese, nello scheletro della colonia Novarese, nelle colonie abbandonate in zona Marano, nelle ‘Conchiglie’, terra di nessuno. Non il più brillante dei biglietti da visita. Ma, forse, anche lo sprone per tornare a correre. Affiancando a quello che già (o ancora) funziona, il recupero o il rilancio di quello che non funziona più. Si vedrà, a breve, sotto quale sindaco. Scelto, senza sapere nemmeno come se la cavi con la piada. Con l’olio o con lo strutto.

Dal blog Pendolarità

Gianluca Angelini

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