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Attualità Rimini

Povertà. Il vicesindaco incontra le associazioni e chiede mappatura delle priorità

In foto: Gloria Lisi, vicesindaco di Rimini
di Redazione   
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mer 13 lug 2016 15:43 ~ ultimo agg. 15 lug 17:51
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Le associazioni che si occupano di povertà estrema sono chiamate ad una mappatura dei bisogni e delle priorità di intervento. Dati che poi saranno condivisi e messi in rete con l’amministrazione comunale per fare di Rimini una città più inclusiva. Questo è emerso, in base al resoconto diffuso dal Comune, nell’incontro di oggi tra il vicesindaco con delega alla protezione sociale, Gloria Lisi, e i rappresentanti di Caritas, Papa Giovanni XXIII, Rumori sinistri e No Border.
L’obiettivo è quello di presentare i nuovi progetti, entro la scadenza di metà settembre, per poter partecipare ai finanziamenti dei piani di zona socio sanitari.
La Lisi ha ribadito alle associazioni l’impegno a mantenere le politiche di welfare e i servizi di protezione sociale al centro dei prossimi anni del mandato, non solo attraverso la leva economica ma soprattutto proponendo un metodo di lavoro basato sulla co-progettazione tra pubblico e associazionismo. L’Amministrazione si è detta disponibile a valutare la possibilità di poter mettere a disposizione i beni pubblici inutilizzati e il vicesindaco ha chiesto proprio alle associazioni una mappatura dettagliata delle priorità.
“Per questo avvio di mandato amministrativo – è il commento di Gloria Lisi, Vicesindaco con delega alla protezione sociale del Comune di Rimini – sono voluta partire proprio dall’incontro con le associazioni che ogni giorno, sul campo, lavorano per rendere Rimini una città più inclusiva, giusta, accogliente. La collaborazione con loro diventerà un vero e proprio metodo di lavoro, a partire dai progetti nel campo della povertà e disagio estremo. Ambito nel quale, insieme agli altri del welfare, valuterò insieme a loro l’eventuale utilizzo dei beni pubblici. Un incontro già operativo che ci permetterà già nei prossimi mesi di concretizzare servizi e progetti per le fasce sociali più deboli”.

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