martedì 11 dicembre 2018
di Redazione   
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gio 5 nov 2015 07:47 ~ ultimo agg. 9 nov 10:50
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Conoscere meglio poveri e senzatetto. Per andare oltre stereotipi e pregiudizi. Sabato 17 ottobre, in occasione della Giornata internazionale della lotta alla povertà, Caritas diocesana, Papa Giovanni XXIII e Opera Sant’Antonio hanno realizzato insieme un evento tra operatori, volontari e persone senza fissa dimora per sottolineare e dimostrare in maniera concreta quanto sia importante essere uniti nella lotta all’indigenza. Locations, l’Oratorio degli artisti, dove sono stati proiettati video e sono intervenuti gli ospiti, e la strada stessa, la realtà con cui deve fare i conti quotidianamente chi versa in difficili condizioni. Una condivisione piena e dalla forte intensità emotiva, che ha portato alcuni partecipanti anche a dormire assieme ai senza fissa dimora, disponibili a raccontare le loro vite spesso drammatiche.

 

RESTATE INQUIETI!

Il Vescovo Francesco ha dato il suo saluto alla manifestazione.

Di solito inizio i miei discorsi dicendo pace a voi, questa volta vi dico restate inquieti: che questa giornata scuota la vostra coscienza, le vostre anime, che le persone che oggi conoscerete, vi interroghino dentro!”.

Quindi è stato trasmesso un video realizzato da Caritas e Papa Giovanni (visibile su youtube) che mostra come la povertà sia purtroppo presente nel territorio di Rimini: colpisce gli anziani, le famiglie, i separati, gli italiani, gli immigrati… C’è chi riesce a stento a sopravvivere in una casa e chi una casa non ce l’ha.

 

LA RICERCA

La giornata è proseguita con la presentazione della ricerca “Le persone senza dimora a Rimini” (a cura degli studenti della Facoltà di Sociologia dell’Università di Forlì) che si basa su 185 interviste realizzate tra novembre 2014 e luglio 2015. Ne è uscito un quadro ricco di dati, considerazioni e situazioni delicate.

Non solo uomini. Il 20% dei senza dimora presenti sul territorio riminese sono donne. Esse sono di meno rispetto agli uomini non perché non ci sono donne povere, ma perché le donne riescono a trovare più facilmente alloggi provvisori in quanto protette da amici, partner o familiari.

Non più giovanissimi. La maggior parte dei senza tetto ha tra i 41 e i 50 anni, un’età in cui è molto difficile trovare un lavoro perché si è già considerati troppo vecchi. Tuttavia, nel periodo estivo aumentano anche i giovani senza dimora, attirati sia dalle occupazioni stagionali sia dalle occasioni di divertimento che una località turistica come Rimini offre.

Maggioranza straniera. Se d’inverno gli stranieri risultano il 60%, in estate italiani e stranieri senza dimora si equivalgono: aumenta il numero degli italiani senza dimora provenienti dal sud e di italiani che sono da molti anni senza tetto, alloggiano presso dormitori delle grandi città in inverno e vengono a Rimini d’estate perché in spiaggia si dorme bene e perché sperano di trovare qualche impiego.

Sposati, celibi, divorziati. Anche qui si assiste ad una netta differenza tra stranieri e italiani: questi ultimi sono prevalentemente celibi o separati, mentre i primi sono in gran parte coniugati.

Il tempo in strada. Gli stranieri sono per lo più in strada da 7 mesi, al massimo 2 anni, mentre la permanenza degli italiani va dai 3 ai 5 anni.

Le cause. Le motivazioni che portano in strada sono, nella maggior parte dei casi, un susseguirsi di eventi che spesso vedono questo ordine: perdite del lavoro, difficoltà familiari, difficoltà nel gestire le spese, rottura dei rapporti familiari e amicali, mancanza di casa. Oppure morte di un familiare (spesso genitore), assenza di lavoro, difficoltà nel sostenere le spese e nel riprogettarsi una vita, mancanza di sostegno amicale e familiare, arrivo in strada.

Difficoltà nel sostenere economicamente la propria famiglia, scelta di cambiare città o paese, difficoltà nel trovare un nuovo lavoro in un paese straniero e assenza di casa. Problematiche di salute, assenza di lavoro, mancanza di sostegno familiare e amicale, impossibilità nel sostenere le spese sanitarie, arrivo in strada. Questi sono solo alcuni esempi di percorsi che mostrano come le variabili fisse siano l’assenza del lavoro e la solitudine.

 

I luoghi e i servizi. Rispetto al cibo, è emerso che il sostentamento maggiore giunge dalle mense sociali quali Caritas e Mensa dei Frati. Alcuni intervistati riescono a racimolare spiccioli per un panino o una pizza, un 10% fa un pasto al giorno o non mangia affatto. Rispetto al dormire, gli stranieri richiedono con maggior facilità ospitalità ad amici ed in generale dormono spesso con connazionali presso case abbandonate, rifugi di fortuna, parchi, stazioni, vagoni dei treni; gli italiani faticano nel chiedere aiuto a familiari o amici che spesso non sono neppure a conoscenza della loro condizione e prediligono dormitori, stazioni, parchi, vagoni dei treni. In generale tutti d’estate preferiscono la spiaggia o le panchine nei parchi. Per quel che riguarda le docce, si fa affidamento solo alle opere caritative e se non si riesce a usufruirne non ci si lava.

Occupazione. Il 23% degli interpellati ha un lavoro, seppur precario, ma questo non è in grado di offrire un compenso adeguato, oppure i soldi guadagnati vengono utilizzati per spese quali il pagamento della casa dell’ex moglie e il mantenimento dei figli, le spese legali, oppure per spese sanitarie. In qualche caso i soldi vengono consumati per vizi o dipendenze o per pagare debiti arretrati. Tra i lavori prevalgono occupazioni in fabbrica, nel settore edile, assistenza alle persone, ristorazione, commerciante ambulante, bracciante, parcheggiatori.

Le relazioni. Se le familiari e amicali sono ancora vive, la persona riesce meglio a sopravvivere, riceve solidarietà e più facilmente dura meno il periodo di vita in strada. Quando invece ci si chiude e si resta completamente soli, riuscire ad uscire dalla propria condizione diventa davvero difficile. Il 31% degli intervistati lamenta problemi di salute, che in strada non fanno che peggiorare perché non si è in grado di provvedere alle cure necessarie.

Problemi e proposte. Tra i problemi i senza dimora dichiarano la difficoltà nel trovare un lavoro, la rigidità delle regole delle strutture; la mancanza di un coordinamento nazionale tra le varie opere caritative, la scarsità di assistenza sanitaria e di accesso ai farmaci, le difficoltà di non avere una residenza fittizia che permetta loro di usufruire dei servizi.

Tra le proposte: il desiderio di avere uno spazio informativo per i senza tetto in ogni città; una struttura che sia solo per i senza dimora, l’avere accesso a un’abitazione come prima risposta (quello che viene chiamato housing first e che è in fase sperimentale anche a Rimini).

 

 

InformaCaritas

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