23 June 2018

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Un’altra risposta al blog di Mariotti, quella di Emanuele Giordano

Regione Emilia Romagna

in foto: Regione Emilia Romagna

Secondo alcuni il bene comune confligge con l’interesse particolare. Non è per forza così. Se io coltivo interessi cattivi, sicuramente sono contro il bene, ma non tutti gli interessi particolari sono cattivi. Anzi, senza interesse non si va da nessuna parte. Gli elettori è bene che siano INTERESSATI alla realtà, in questo caso la realtà della politica regionale e di ciò che può fare la Regione Emilia Romagna per renderci la vita più semplice (o meno complicata). I candidati dei diversi partiti dovrebbero quindi stimolate l’interesse delle persone, confrontarsi lealmente con i bisogni espressi dal corpo elettorale, componendoli in una sintesi in funzione del bene comune, facendo diventare il tutto la propria piattaforma (naturalmente secondo le individualità e la cultura cui ognuno appartiene: le diversità sono un lievito, mi auguro di vedere fra i politici una vera diversità). Così non ci saranno inutili ideologie. Nella Regione, infatti (finché ci sarà ed avrà le attuali competenze) risiedono infatti buona parte dei punti di governo effettivo e reale del territorio, della popolazione e dell’impresa.

Faccio un solo esempio:
1)IL LAVORO, oggi uno dei problemi generali più gravi. La Regione ha un ruolo di primo piano nella formazione e nel sostegno all’occupazione, e per questo ha a disposizione molte risorse. L’Emilia Romagna ha una voce di bilancio apposita: nel 2012 ha speso un totale di 188,2 milioni di euro di spesa corrente, fra trasferimenti alle province e trasferimenti a soggetti privati, per la formazione alle professioni e il sostegno all’occupazione. L’anno precedente, il 2011, la stessa voce era costata di meno, 149,7 milioni. Ma nel frattempo la situazione del lavoro non è migliorata, anzi è peggiorata (cito da Repubblica.it, 1° marzo 2014: «Più di trentamila posti di lavoro persi in un anno, quasi duecentomila disoccupati e un tasso di disoccupazione che a fine 2013 torna al massimo mai registrato in Emilia-Romagna, oltre il 9,3%. Quello appena terminato è stato sicuramente l’anno peggiore della crisi per il mondo del lavoro. Anche nella nostra regione, che fa meglio della media italiana ma peggio del Nord e di regioni come Lombardia e Veneto.»). Certo non si può dare alla Regione la colpa di una tendenza che riguarda l’intero sistema-Paese, ma se in un settore io spendo il 25,7% in più da un anno all’altro e i risultati non si vedono, anzi c’è un peggioramento, allora significa che qualcosa non torna, devo cambiare perché la spesa è stata improduttiva. Al di là del singolo esempio, ci aspettiamo dai politici questo tipo di cambiamento. Senza pretendere di saperne più di loro.

2) PRIMA DI TUTTO, RIMINI E LA ROMAGNA
La Romagna è una terra-mare di splendide potenzialità in buona parte inespresse, e il suo essere una appendice della attuale Regione non aiuta a sbloccarla, anzi la deprime. Sull’argomento ho scritto un libro, “Dossier Romagna – Dove finiscono i soldi della Regione” nel 2012. Ma si tratta di un dossier tuttora aperto! Un segnale positivo, almeno in linea teorica, è il fatto che negli ultimi due anni vari settori della Romagna hanno iniziato a concepirsi unitariamente come “area vasta” superando i confini provinciali. Il paradosso è che lo stimolo, quando non la costrizione, in tal senso veniva per l’ennesima volta da Bologna, ad esempio nell’area vasta della sanità romagnola. La quale, ad essere sinceri, non è una aggregazione volontaria ma un processo determinato da necessità di bilancio centrale per cui non sappiamo quali territori sono virtuosi e quali no. Comunque se son rose fioriranno, per ora prevalgono le spine.

Veniamo a Rimini: la “capitale delle vacanze e del turismo”, così si chiamava, non è alla testa dell’aggregazione romagnola e allo stesso tempo è divenuta sempre più lontana dal potere bolognese. Non ha ottenuto un sistema viario e di trasporto adeguato ai tempi, arranca su tutto (dall’uso del territorio alle infrastrutture, abbiamo solo delle “incompiute”) e si affida all’immagine degli eventi di massa. Ultimo esempio negativo, l’aeroporto la cui società di gestione pubblica è fallita tragicamente con un buco di milioni di euro, e chissà se il bando Enac in via di aggiudicazione definitiva sarà in grado di far ripartire l’attività. Ne va di un mercato turistico e di un indotto senza i quali il territorio oggi non potrebbe andare avanti.

E’ facile capire che i candidati alle regionali, i prossimi consiglieri dell’Assemblea Legislativa, devono mettere le esigenze di sviluppo di Rimini al primo posto della loro agenda: l’interesse della gente del luogo deve prevalere sui calcoli di partito e sulle logiche di schieramento. Finora in Emilia Romagna non è stato così, la “periferia dell’impero” è stata tenuta ai margini non solo per gli interessi bolognesi, ma soprattutto per regolamenti di conti e un asservimento al potere centrale dei referenti del partito che comanda e ha sempre comandato.

3) RIMETTERE IN AZIONE LA LEVA DEL TURISMO
Da quando lo Stato centrale ha trasferito alle Regioni le competenze sul turismo, il settore in Italia è andato calando: altri Paesi ci hanno scalzato dalle primissime posizioni mondiali per flussi turistici in ingresso. Che cosa fa l’Emilia Romagna per il turismo, cioè il polmone economico principale per il territorio riminese, a sua volta il traino per l’intera riviera romagnola? Stando ai numeri nudi e crudi, non fa molto o potrebbe fare di più. Basta guardare i dati di bilancio. Nel 2012, nella voce di spesa “Interventi per lo sviluppo economico”, la Regione ha messo 172,8 milioni di euro (il 16,4% in meno rispetto all’anno prima quando aveva speso quasi 207 milioni). Ma di questa torta, al turismo è andato solo un misero 14,2% mentre la parte del leone l’ha fatta il settore industria-cooperazione-artigianato con il 54,7%. Fra il 2011 e il 2012, industria-coop-artigianato ha avuto il 4,7% in più e il turismo un punto in meno. Altre briciole vanno al commercio (5,6% della torta), ma se sommiamo turismo e commercio non arriviamo nemmeno al 20%. Queste cifre dimostrano la debolezza della politica turistica in una regione di grandi flussi come la nostra. E dire che il territorio riminese esprime attualmente l’assessore al turismo della Giunta regionale! Un paradosso. E’ la conferma che Rimini e la riviera non contano nulla nello scacchiere dell’Emilia Romagna, e che uno dei settori trainanti della nostra economia viene tenuto alla catena. Le elezioni regionali prossime sono un’occasione per affermare la necessità di azionare la leva turistica. Ne va del nostro futuro.

 

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Si pubblica la risposta di Sonia Alvisi.
Caro Bonfiglio, condivido la tua riflessione:
1) formazione e lavoro: mi impegnerò affinchè tutto il sistema della formazione che deve favorire l’occupazione diventi più trasparente affinchè si superi quel convincimento, in buona parte fondato, che la formazione fino ad ora sia servita più ai formatori che ai formati. Chiederò più trasparenza agli enti accreditati, meno favori politici e più qualità.
2) Riportare Rimini e la Romagna al centro (anche quando è venuto Bonaccini in un intervento gli ho detto che Bologna non può essere l’ombelico del mondo) dell’interesse dell’ente regionale, non devono più esistere figli e figliastri. Tra l’altro una ripresa della crisi favorirebbe una maggiore entrata nelle casse dell’ente attraverso un aumento generalizzato dell’imponibile soggetto alle addizionali regionali. Più reddito prodotto sul territorio più risorse all’ente per tornare a competere in Europa.
3) Cambiare mentalità sul turismo, fino ad ora si credeva che il prodotto Romagna tirasse da solo, è stato un errore madornale. Servono investimenti, infrastrutture moderne per riposizionare la riviera che è patrimonio di tutta la Regione. La crisi e la miopia del sistema bancario stanno consegnando in mano alla malavita diverse imprese alberghiere… a questo non si può tacere, bisogna agire, da professionista mi impegnerò per questo. Ogni euro in più investito nel turismo diventerà in breve il triplo.

Sonia Alvisi

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L’intervento di Maurizio Melucci

In riferimento alle considerazioni di Bonfiglio Mariotti sottolineo alcuni punti.

” Sicuramente corrisponde alla realtà che nel 2012 il 14,2 del bilancio regionale riferiti ad interventi per lo sviluppo economico è andato al turismo. Una cifra non modesta che ha permesso di finanziare, come negli anni precedenti, l’azienda di promozione turistica (Apt), le unioni di prodotto e quindi la filiera di promozione e commercializzazione delle reti di imprese turistiche, i consorzi fidi ed i piani di promozione locale. Nell’articolo si omette che nel periodo 2012-2014 sono stati finanziati due bandi per il turismo ed il commercio legati all’innovazione e riqualificazione delle strutture. Il primo bando ha visto la partecipazione di 45 imprese alberghiere della Regione. Sono stati tutte finanziate con un contributo massimo di 200.000 € per un investimento minimo di 1 milione di €. Alla conclusione del bando un finanziamento di 9 milioni di € ha prodotto investimenti complessivi di circa 100 milioni di euro.

Un secondo bando, ancora in corso, riguarda l’efficientamento energetico delle strutture ricettive.

Attualmente sono circa 500 le aziende che hanno partecipato. Il bando prevede un contributo sino al 40% della spesa sostenuta ed è finanziato con 13 milioni di euro. Non mi pare che nel quadro nazionale vi siano esperienze regionali di questa portata: 22 milioni di euro per la riqualificazione alberghiera. Così come nello studio non si fa riferimento alle risorse per l’erosione della costa e il ripascimento delle spiagge o gli ingenti investimenti per la salvaguardia ambientale del mare.

Ricordo che il turismo in Regione vale circa il 10% del Pil regionale e fattura circa 11 miliardi.

Altrettanta attenzione verrà data alla prossima programmazione dei fondi europei. 48 milioni di euro (in incremento rispetto alla precedente programmazione europea) sono previsti per l’asse attrattività culturale e turistica. Si tratta di risorse dedicati ad investimenti pubblici. Inoltre le imprese del turismo e del commercio potranno accedere ai fondi previsti dai vari assi europei al pari delle altre aziende produttive.

Ma penso sia riduttivo parlare di risorse per il turismo nella regione Emilia Romagna senza uno sguardo sulle politiche nazionali. In primo luogo è vero che la competenza è delle Regioni ma per quanto concerne la promozione turistica non certo per altre leve. Infatti il problema dell’innovazione turistica e di prodotto è un problema che coinvolge le Regioni ma al tempo stesso le politiche nazionali. Ad esempio da anni si chiedono incentivi fiscali per l’innovazione delle strutture ricettive. Finalmente nella legge approvata a luglio vi sono queste possibilità. Purtroppo il finanziamento previsto è ancora molto basso. 50 milioni di euro a livello nazionale. Solo la Regione Emilia Romagna, come ho descritto prima, ha finanziato 22 milioni di euro in due anni!

Oppure defiscalizzare le plus valenze nei passaggi di proprietà delle strutture ricettive al fine di incentivare il passaggio dell’affitto alla proprietà. Oppure ancora finanziare in modo adeguato l’Enit. Attualmente è finanziato dalla Stato con 16 milioni di euro, cifra di poco superiore ai costi della struttura. La Francia finanzia il proprio ente di promozione con 75 milioni di euro e cosi fa anche la Spagna. Scaricare le colpe delle difficoltà del turismo italiano sulle Regioni è molto riduttivo e denota anche scarsa conoscenza. Anche per queste ragioni concordo che si riveda il titolo V della Costituzione Italiana stabilendo in modo preciso le competenze tra Stato e Regioni ed evitare facili imputazioni.

Ma vi sono altri aspetti che ritengo sottolineare per un’analisi compiuta delle politiche del turismo nella Romagna e nella Regione.

Un recente studio di Confartigianato sulla spesa delle Regioni per la promozione indica l’Emilia Romagna terza nella classifica per miglior rapporto investimento\presenze turistiche superata da Toscana e Veneto. Conta quindi anche la qualità della spesa e la sua efficacia. Non è un caso che nella recente classifica delle prime 20 Regioni europee per flussi turistici, a cura di Eurostat, l’Emilia Romagna sia al 13 posto, preceduta dalla Toscana (11 posizione) e dal Veneto (6 posizione). Faccio notare che il Veneto conta su Venezia e la Toscana risponde con Firenze. La nostra regione deve questo risultato soprattutto alla costa Romagnola!

Si può fare meglio? Certamente si. I problemi della mobilità e accessibilità, l’aeroporto e l’alta velocità sono punti fondamentali per il nostro sistema turistico. Non è un caso se abbiamo costituito il Distretto Turistico della costa: da Cattolica a Comacchio. Questo strumento ci da ulteriori opportunità per intervenire nel campo della semplificazione amministrativa, del credito (altra politica di competenza nazionale in primo luogo) e della fiscalità. Ma anche attenzione diversa dal passato per la mobilità e gli investimenti necessari. Ad esempio ritengo una priorità la riqualificazione in chiave di mobilità di costa della ferrovia Rimini – Ravenna. Così come ritengo prioritario il collegamento Rimini-Cattolica di cui il primo intervento in corso è il TRC. Questo aspetto della mobilità sulla costa è uno dei punti strategici della prossima programmazione europea che riguarda la mobilità sostenibile.

In conclusione va bene un’analisi dei bilanci, ma se non si tengono conto di molti altri aspetti, in un settore articolato e complicato come il turismo si rischiano facili conclusioni che non corrispondono alla realtà dei fatti. “

Maurizio Melucci

Assessore Regionale Turismo

 

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Caro Mariotti,

è sempre bello ascoltare le posizioni e i suggerimenti di importanti imprenditori locali. I politici di professione hanno dimostrato di essere ormai più un problema che una risorsa per i nostri territori ed è indispensabile che chi ha filo da tessere per il bene comune, lo tessa, indipendentemente dal ruolo che ricopre.

Io sono un veterinario e figlio di albergatori per che per più di 30 anni hanno gestito un albergo nel riminese i quali mi hanno insegnato cosa vuol dire il sacrificio del lavoro; mi affaccio alla politica per la prima volta oggi, a 40 anni, spinto dal desiderio di dare un contributo alla mia regione ed alla mia città, consapevole del fatto che o si eliminano davvero le logiche di sudditanza partitica verso Bologna, o tutto rimarrà com’è, al massimo condito da qualche slogan elettorale o da finte e concordate levate di scudi.

Non si può rimanere fermi davanti all’evidente collasso di un sistema, dove maggioranza e minoranza che per anni hanno vissuto nel consociativismo politico ed economico più deleterio, ci lasciano in eredità il fallimento del nostro aeroporto e la perdita di competitività del sistema turistico, economia trainante del territorio.

Condivido in pieno le Sue analisi, dalle quali emerge un dato sorprendente. La provincia di Rimini, per conformazione geografica, per la sua storia e per l’intraprendenza della sua gente, ha in sé stessa la risposta alla crisi che stiamo vivendo. Dobbiamo solo pretendere di essere amministrati bene. Dobbiamo pretendere che le nostre risorse e potenzialità non siano umiliate e confinate sempre ai margini del sistema regionale. Dobbiamo essere capaci di individuare, con il nostro voto, una classe politica che risponda prima di tutto ai riminesi e poi ai partiti, soprattutto a quelli che hanno il “testone” a Bologna.

EMANUELE GIORDANO, candidato della lista “EMILIA-ROMAGNA CIVICA”

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Pronti a pubblicare le risposte anche di altri candidati e non

Bonfiglio Mariotti

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