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Bulletti: sul territorio mancano lauree strategiche e altamente qualificate

ProvinciaUniversità

8 aprile 2011, 17:10

in foto: E' stato presentato questa mattina il decimo osservatorio sull'istruzione universitaria nella provincia di Rimini. Il rapporto contiene analisi su riminesi iscritti alle università italiane e sugli iscritti al polo di Rimini per l'anno accademico 2010/2011. In calo, seppure lievemente, le iscrizioni ma dalla provincia sono arrivate critiche all'offerta riminese.

Un’università poco qualificata, quella italiana (per trovare un ateneo nelle classifiche internazionali si deve arrivare oltre il 100esimo posto) e che non premia il merito, considerando che il 43% dei laureati nelle aree strategiche sul piano tecnologico appartiene ad una fascia sociale di alto reddito. Un’università che negli ultimi anni ha registrato un calo del 9% di iscrizioni. Dalla provincia arrivano critiche al sistema universitario nazionale che per forza di cose si riversano anche sul polo riminese colpevole, in generale, di impostare l’offerta formativa su lauree che portano a livelli retributivi bassi. 1300 euro lo stipendio medio a 5 anni dalla laurea, in Italia e anche a Rimini, un dato decisamente inferiore rispetto alla maggior parte dei paesi europei.

“L’asticella dell’istruzione universitaria in questo territorio è molto bassa – dichiara il vicepresidene della provincia, Carlo Bulletti – Noi abbiamo molte lauree triennali e portiamo i laureati a competere con i nuovi cittadini e non con la competizione europea. Abbiamo molti nuovi cittadini che entrano e fanno lavori o da colletti blu o socialmente utili importantissimi come la laurea infiermeristica ma non abbiamo abbastanza laureati in lauree strategiche che possono fare crescere e sviluppare il territorio”.

Sono 7.780 (con un calo dell’1,6 % rispetto all’anno precedente) i riminesi iscritti all’università nell’anno accademico 2010/2011, di questi 1202 sono matricole (con -1,8%). mediamente 6 diplomati su 10 decidono di proseguire gli studi, circa 1300 i riminesi che si laureano ogni anno. La scelta cade prevalentemente, oltre il 44%, sull’area tecnico-scientifica (ingegneria e medicina) e sono sempre di più(75 su 100) gli studenti “regolari” (più 1,3%). Per scelta economica i giovani decidono di studiare vicino a casa, 9 su 10 frequentano un ateneo a 100/120km dal comune di residenza. Su 5830 iscritti al polo di Rimini, oltre il 61% risiede in Emilia Romagna, il 6% sono stranieri. Su 1.376 laureati nel 2010, il 57% è rappresentato da studentesse.
“A livello di accesso all’istruzione superiore le donne hanno sicuramente recuperato dei gap negativi – sottolinea Rossella Salvi, responsabile degli Osservatori statistici Provincia di Rimini – Ciò che succede alla componente femminile è che come si affacciano al mercato del lavoro per le ragazze c’è la discriminante del compenso con circa 200 euro in meno rispetto ai loro colleghi”.

Quali possibili soluzioni? “Nell’assunto che una istruzione universitaria su temi strategici di alta tecnologia costa molto – precisano dalla provincia – ed i giovani che possono impegnarsi in progetti di questo tipo sono pochi e direttamente proporzionali allo status dei propri genitori, le azioni utili in un’ottica di ampliamento del carnet delle opportunità potrebbero essere:
– Farsi promotori con le banche locali di programmi seri e potenti di credito di onore ai migliori studenti ( quelli con migliore profitto al liceo) mediate crediti agevolati di completo supporto allo studio e con programmi di restituzione lunga nel corso del proprio lavoro. Una scommessa sull’impresa segnata dal capitale umano; così come si reclama oggi di farlo per le imprese in crisi.

– Utilizzare i contenitori provinciali in rete ( Università, biblioteche) per istruire mediante informazioni, tutoraggio e disponibilità di stazioni PC in rete (h 24)  coloro che vogliano iniziare percorsi di questo tipo. Dare a chi vuole impegnarsi la possibilità di farlo senza costi che non può sopportare.
Questa è secondo noi la strategia utile/ sostenibile per allargare la rosa dei potenziali utilizzatori scendendo nelle fasce a capacità economica inferiore e reclutare tra questi menti meritorie che restituiranno alla collettività valori altrimenti inespressi.
Altre proposte organiche ( genesi di nuove università, genesi di nuove facoltà o insegnamenti) sono congiunturalmente  improbabili, improponibili, e probabilmente inefficaci.
 

(Newsrimini.it)

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