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12 ragazzi riminesi da domani missionari in Zimbabwe

RiminiVita della Chiesa

28 luglio 2010, 18:00

in foto: Partono domani da Rimini gli studenti riminesi impegnati in un progetto di campo formativo e di condivisione missionaria in Africa. Per due settimane, incontreranno i giovani di Mutoko, in Zimbabwe, dove opera la dottoressa riminese Marilena Pesaresi.

Il testo del comunicato diffuso dalla Diocesi
L’Ufficio Missionario Diocesano propone annualmente un “Campo-Viaggio” di sensibilizzazione e condivisione missionaria aperto ai giovani degli ultimi anni delle scuole superiori. In particolare, durante l’estate 2010 è stato individuato un viaggio-campo formativo di condivisione missionaria e volontariato per giovani studenti in Zimbabwe, presso il villaggio di All Souls-Mutoko, dove opera da diverse decine di anni la dott.ssa riminese Marilena Pesaresi.

Saranno dodici gli studenti che giovedì 29 luglio partiranno per l’Africa, accompagnati in questa esperienza da due insegnanti dei licei riminesi: don Giampaolo Rocchi (assistente Azione Cattolica Giovani) e don Alessandro Zavattini (assistente Fuci), i quali garantiranno la dimensione ecclesiale al progetto e l’assistenza religiosa ai ragazzi.

I ragazzi partiranno alle ore 14 dall’aeroporto di Roma per sbarcare ad Harare, dopo uno scalo ad Addis Abeba. Ritorneranno a Rimini il 13 agosto.

Nel Continente Nero il gruppo visiterà, sosterrà e infine proverà a tracciare alcune linee di progetto per collegare soprattutto studenti e scuole di Rimini con i “colleghi” africani di All Souls-Mutoko.Il forte legame che da sempre ha caratterizzato Rimini alla dott.ssa Marilena Pesaresi e alla sua attività, ha convinto l’Ufficio Missionario diocesano a proporre tale progetto anche ai giovani studenti. In accordo con la dott.ssa Pesaresi, il progetto si propone di:

– Costruire un ponte e un sostegno “Da studente a studente” e “Da scuola a scuola”, potenziando alcune attività sportivo-oratoriali nel villaggio vicino alla clinica.

– Individuare mini progetti per il sostegno della clinica in particolare il progetto di “Operazione cuore” volto a sostenere interventi al cuore per bambini da fare in Italia.

Alla base del progetto ci sono forti motivazioni umane e sociali. – spiega il responsabile don Giampaolo Rocchi – Ad esempio, c’è l’intenzione di promuovere delle forme di cittadinanza attiva come educazione alla mondialità, al dislivello socio-culturale ed economico tra nord e sud del mondo. I viaggi di condivisione come «laboratorio» sono considerati importanti per formarsi ai diritti di convivenza civile, con riferimento ai contesti sociali sempre più multietnici e multi religiosi che i giovani riscontrano nei loro ambienti di vita (scuola, lavoro, tempo libero). L’educazione e la formazione ai diritti umani ed inalienabili della persona, sono poi una condizione per avviare una cultura di pace e giustizia, di solidarietà e di cooperazione internazionale”.

Prima di partire per l’Africa, i dodici ragazzi hanno vissuto otto momenti preparatori: dalla sensibilizzazione al progetto alle caratteristiche, dalla testimonianza di volontari all’incontro più spirituale fino all’incontro diretto con le famiglie, i giovani e i responsabili del viaggio.

Il “viaggio-campo” è anche un momento per valorizzazione la cultura religiosa delle persone dei luoghi visitati, come “risorsa” e importante fattore di coesione nel rispetto della pluralità delle esperienze che si manifestano nel luogo.

“La Chiesa è per definizione missionaria, anzi la garanzia dell’autenticità della Chiesa è che essa sia missionaria! – aggiunge il direttore dell’Ufficio Missionario diocesano, don Aldo Fonti – È la passione e lo slancio di questa Chiesa che si vuole incontrare, condividere, sperimentare e, in un qualche modo, sostenere. I «campi-viaggi» non si caratterizzano come un’azione di «proselitismo», l’intento in realtà è quello di porre domande e suscitare scelte e atteggiamenti liberi nelle persone.”

I “viaggi-campo” non si riducono neppure ad un intervento estemporaneo e fine a sé stesso. Il progetto prevede anche un “dopo”, cioè una continuità ratificata volta per volta dall’equipe missionaria diocesana. L’attività insomma prosegue anche una volta che il gruppo è ritornato a Rimini, attraverso varie iniziative, incontri.

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