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Liliana Segre, sopravvissuta della Shoa, incontra gli insegnanti

Rimini

19 febbraio 2006, 08:12

in foto: Liliana Segre, una delle ultime sopravvissute della Shoah, incontra gli insegnanti di Rimini. L'appuntamento é per giovedì alle 15, alla Cineteca Comunale di via Gambalunga. Titolo dell'incontro sarà:

“Storia e memoria: il passaggio del testimone per le nuove generazioni”.

Liliana Segre – spiega una nota del Comune di Rimini – è tra le più attive testimoni della Shoah e fra i pochissimi sopravvissuti italiani di Auschwitz; una delle ultime voci che ancora trovano la forza di diffondere la memoria di quello che è accaduto prima che anche l’ultimo sopravvissuto scompaia.
Deportata da ragazzina insieme al padre, Liliana è sopravvissuta sola al lager, ma come tutti i reduci ha vissuto un ritorno alla normalità molto lungo e traumatico, caratterizzato anche dal silenzio sull’orrore patito. Poi la svolta, con la consapevolezza che gli anni passano e che occorre lanciare un messaggio, ma anche contrastare le voci che si levano a criticare o mettere in dubbio lo sterminio.
Dagli anni Novanta ad oggi Liliana è stata una delle testimoni più impegnate, incontrando migliaia di studenti e di insegnanti in tutta Italia, ma non ha mai voluto ritornare ad Auschwitz.
Dopo l’incontro straordinario con migliaia di studenti riminesi di due anni fa, Liliana Segre torna a Rimini per una delle sue ultime testimonianze pubbliche.

Per suo espresso volere, l’incontro, parte del programma dell’Amministrazione comunale sul “giorno della memoria”, è riservato agli insegnanti e agli adulti, con obbligo improrogabile di prenotazione.

Info: 0541 704203-704292 o per e-mail progettieducazionememoria@comune.rimini.it

La biografia di Liliana Segre:

Liliana Segre

Liliana Segre nasce a Milano nel 1930 da una famiglia borghese lombarda di origine ebraica, non praticante e perfettamente assimilata.La mamma muore quando lei è ancora in fasce, è attaccatissima al padre Alberto e ai nonni paterni.

Nel 1938 il regime fascista promulga le leggi razziali che allontanano tutti i cittadini italiani “di razza ebraica” dalla vita sociale, politica, economica del Paese. Liliana, che fino a quel momento non aveva consapevolezza di essere ebrea, scopre di non poter più andare a scuola. I

La diversità diventa un’infamia, una forma di segregazione, la spensieratezza dell’infanzia se ne va per sempre ed iniziano periodi molto duri in cui la famiglia pensa a come andarsene in luoghi più sicuri.

L’8 dicembre 1943 è un giorno che Liliana Segre non dimenticherà più. Quell’anno ha compiuto da poco 13 anni quando viene arrestata insieme al padre, mentre tentano di passare il confine con la Svizzera per sfuggire alle persecuzioni contro gli ebrei messe in atto in maniera sistematica anche in Italia, dopo l’8 settembre 1943.

Dapprima internati in vari carceri (Varese, Como, Milano San Vittore), i Segre vengono infine deportati ad Auschwitz il 30 gennaio 1944, dove arrivano il 6 febbraio. Sul loro convoglio di vagoni bestiame viaggiano 605 ebrei italiani arrestati in varie regioni del Nord Italia. Dopo la fine della guerra ne torneranno vivi solo 20. Anche gli anziani nonni verranno deportati con un altro convoglio e immediatamente uccisi.

All’arrivo nel lager, la giovanissima Liliana subisce il primo trauma perché viene immediatamente separata dal padre (che non rivedrà mai più) e lasciata sola.

Quello che la salva dalla selezione per le camere a gas sono la sua statura alta ed un fisico che dimostrava più dei suoi 13 anni. Insieme ad altre 30 donne viene scelta per il lavoro schiavo come operaia per la Union, una fabbrica di munizioni. Perde tutto in un colpo, l’amatissimo padre, le proprie cose, la dignità di persona, al posto del nome diventa un numero, il 75190 che le viene tatuato sul braccio.

Liliana sopravvive un anno, due inverni nel gelo della Polonia, sopravvive alle selezioni, alle umiliazioni, alle botte, agli innumerevoli patimenti del campo fino alla grande evacuazione del gennaio 1945, quando i nazisti, dopo aver fatto saltare con la dinamite i crematori, allo scopo di eliminare le tracce più evidenti dello sterminio, decidono di trasferire altrove tutti gli ebrei in grado di reggersi. Inizia dunque una lunghissima, estenuante, evacuazione dei deportati, passata tristemente alla storia come “marcia della morte”, l’ultimo delirio nazista per nascondere i prigionieri-scheletro agli eserciti nemici che avanzano dalla Russia e dal nord Europa.

Perché il Terzo Reich ha perso la guerra ma non può perdere i suoi ebrei e lasciarli vivi in mano del nemico. Chi non ce la fa più a camminare, viene eliminato con un colpo alla nuca e lasciato sul posto.

Liliana cammina e cammina, nella neve, al gelo, senza cappotto e senza calze, non guarda i cadaveri che le cascano a fianco, non guarda i carnefici, cammina e basta perché vuole disperatamente vivere con la forza dei suoi 14 anni, sogna di essere una stellina nel cielo, finalmente libera dall’orrore e dalla morte.

Stremata e ammalata verrà liberata in un sottocampo di Ravensbrück il 30 aprile 1944.

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