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Santa Maria in Silvis a Valle Avellana

RiminiVita della Chiesa

22 maggio 2001, 17:26

in foto: Restaurato un antico luogo di preghiera, risalente al XII secolo DOMENICA 27 maggio, alle ore 16, verrà benedetta e inaugurata la chiesetta romanica Santa Maria in Silvis a Valle Avellana, comune di Sassocorvaro. Agli estremi confini della diocesi di Rimini, già in territorio marchigiano, in un luogo isolato e suggestivo si trova questo oratorio romanico, officiato fino a cinquant’anni fa e poi abbandonato fino ad essere ridotto praticamente ad un rudere.

La parrocchia di San Lorenzo di Riccione, che già alcuni anni fa aveva provveduto al restauro della canonica parrocchiale, ora gestita come casa per campi scuola, ha voluto restaurare anche questo luogo sacro. Dopo un anno di duro lavoro, portato avanti sia da personale competente che dal volontariato, la chiesetta è stata riportata al suo antico splendore. Non solo: è stata restaurata anche la vecchia casa colonica, adiacente alla chiesa, per farne accogliente luogo di preghiera per singoli o piccoli gruppi di giovani ed adulti. In questo modo si è voluto lasciare un altro segno concreto del Giubileo appena trascorso: anche il recupero di una chiesa può essere un gesto concreto di riconciliazione con le proprie radici. Scrive il Vescovo nella presentazione del libretto pubblicato appositamente in questa occasione: “È importante conservare, per quanto possibile, gli edifici sacri, proprio perché essi sono il segno della comunione ecclesiale nel tempo e nello spazio”.

Un lungo cammino

Non si conoscono i motivi della costruzione di questa chiesetta, situata su uno sperone di tufo e circondata da un orrido da vertigine a poco più di un chilometro dalla chiesa parrocchiale di San Giorgio a Valle Avellan a. I primi documenti storici sono costituiti infatti dai resoconto delle visite pastorali compiute dai vescovi di Rimini dalla fine del ’500. Ma il primo vero documento è la costruzione stessa, sicuramente romanica, degli inizi del XIII o addirittura della fine del XII secolo. Ne dà testimonianza, in particolare, un bellissimo arco romanico ritrovato sulla controfacciata, in origine arco trionfale che conduceva alla zona dell’altare e rivolto ad oriente come in tutte le chiese dell’epoca, ad indicare che Cristo è il vero sole che sorge.

Alcuni anni fa, inoltre, è stato ritrovato un affresco dei primi anni del ’400, con l’immagine alquanto rovinata di Maria e del Bambino Gesù che tiene in mano un uccellino, sistemato nella chiesa parrocchiale di Casinina per motivi di sicurezza.

La chiesa, oltre ad avere subìto diverse manomissioni e trasfomazioni a livello strutturale, ha anche parzialmente cambiato nome lungo i secoli, come risulta dai documenti: Santa Maria in Silvis, Santa Maria, Santa Maria da terra rossa e, nel ’700, Santa Maria del monte Carmelo, con la collocazione di una bella statua della Madonna del Carmine. Dunque un luogo di pietà popolare mariana. Questo cammino secolare è durato fino agli anni ’50, quando l’incuria e l’abbandono hanno pian piano reso addirittura inaccessibile la chiesa, ormai ridotta ad un rudere, ricoperta di piante rampicanti e di rovi.

Un luogo di preghiera

Il luogo isolato e affascinante, la semplicità della chiesa e la funzionalità della casa rendono Santa Maria in Silvis ideale come eremo, luogo di preghiera e meditazione, di ristoro dell’anima. Circondata dai boschi, come dice il nome stesso, questa chiesa è a disposizione di chi cerca un po’ di pace. Un sentiero lungo circa un chilometro, con nicchie in legno che recano le immagini dei misteri del Rosario, conduce alla chiesa parrocchiale e alla casa per campeggi. Al tri sentieri si dipartono per belle escursioni nei boschi e nei prati, totalmente immersi nella natura.

In tal modo il recupero di S. Maria in Silvis restituisce un prezioso tesoro di arte e di storia, nonché un salutare luogo di preghiera, non solo alle parrocchie di Valle Avellana e di San Lorenzo ma all’intera comunità cristiana della nostra diocesi.

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