Violenze sulla compagna. La cassazione conferma condanna per ex personal trainer
Anche l'ultimo grado di giudizio conferma le gravi responsabilità di un personal trainer 49enne accusato di maltrattamenti, violenza sessuale, lesioni personali, percosse e minacce, commessi ai danni dell'ex compagna. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dall'avvocato dell'uomo, Stefano Caroli, rendendo così definitiva la condanna a quattro anni e undici mesi di reclusione. Il primo grado era arrivato nel settembre del 2024 e la sentenza era stata confermata dalla Corte d'Appello di Bologna a gennaio di quest'anno. Tra gli episodi più gravi, quello risalente al 10 novembre 2020, quando una banale discussione sulla scelta di un abbonamento Internet per l'abitazione della coppia degenerò in una violenza sessuale. Secondo quanto accertato dai giudici, l'uomo, dopo avere impedito alla compagna di allontanarsi, la trascinò in camera da letto, le strappò i vestiti e la costrinse a subire un rapporto sessuale nonostante il pianto e le ripetute suppliche di fermarsi. Particolarmente significativa la frase pronunciata dall'imputato durante l'episodio, da lui stesso riconosciuta nel corso del processo: "Mi sembra di stuprarti".
Ma la violenza fisica e sessuale rappresentava soltanto una parte del contesto ricostruito nel processo. Dalle testimonianze, dai messaggi e dalle registrazioni è emerso un sistema di controllo quotidiano: la pretesa di ispezionare il telefono della compagna, le imposizioni sull'abbigliamento, le limitazioni alle frequentazioni con le amiche e ai rapporti familiari, fino alla volontà di decidere quali fotografie la donna potesse pubblicare sui social network e come dovesse organizzare i propri spostamenti. Il 12 gennaio 2021, durante una lite, l’imputato spinse violentemente la compagna fuori dall'abitazione, facendola cadere e
provocandole una frattura sacrale. Un'ulteriore aggressione, avvenuta il 14 febbraio successivo, le procurò lesioni al braccio sinistro.
La condanna definitiva comprende anche il risarcimento di 16.300 euro riconosciuto alla parte civile, assistita in tutti i gradi di giudizio dall'avvocato Mattia Lancini del Foro di Rimini.
"La mia assistita, prima di trovare il coraggio di denunciare, aveva soprattutto paura di non essere creduta - commenta il legale - Il processo ha dimostrato che la credibilità di una persona non si misura dalla sua fragilità, ma dalla serietà con cui vengono verificati i fatti. Il suo racconto è stato sottoposto a un rigoroso vaglio e ha trovato conferma in una pluralità di riscontri indipendenti. Per lei si chiude una vicenda profondamente dolorosa, ma soprattutto si consolida una fiducia nella giustizia che, all'inizio di questo percorso, temeva di non poter trovare. Ed è questo, prima ancora della pena inflitta, il significato più importante della decisione".










