Vent'anni di attività per le azdore ucraine del borgo Sant'Andrea
"All'inizio, per i primi sei mesi, è stata dura. La gente si affacciava e ci chiedeva: Ma non c'è un'altra piadineria qui intorno?" E noi restavamo basite, però abbiamo resistito lo stesso". Ricorda così l'inizio dell'attività nel borgo Sant'Andrea Lyudmyla Ostapenko. Lei e sua figlia Irina, con pazienza e tenacia, sono riuscite pian piano a spezzare la catena della diffidenza, a conquistare la fiducia e l'affetto dei riminesi, e a festeggiare, lo scorso primo luglio, ben vent'anni di attività dietro i fornelli del piccolo negozietto di piadineria che sta quasi nascosto, di fianco alla chiesa di San Gaudenzo.
Proprio qui davanti, il primo luglio la gente del borgo ha festeggiato insieme a loro questo traguardo con una tavolata per strada: esattamente venti anni dopo quel primo luglio 2006, quando avevano alzato per la prima volta la saracinesca della piadineria, rilevata dai proprietari precedenti, con cui avevano fatto un periodo di affiancamento per imparare le preparazioni tradizionali. "Poi pian piano la gente è tornata, quella che prima veniva in questo negozio, e hanno cominciato a venire da noi una volta, due volte. Poi hanno portato anche i loro amici, parenti e poi... Eccoci qui. Non ci credeva nessuno che avremmo resistito vent'anni!".
Un cliente qualche anno fa ha dedicato alle loro preparazioni (assolutamente in linea con la tradizione, con qualche scelta in più che va a pescare nei sapori della cucina dell'est per alcuni cassoni, assolutamente da provare per esempio quello coi cavoli in inverno...) una poesia in dialetto, che Irina mostra orgogliosa, nella cornice che hanno esposto nel negozio. Tra gli altri versi si legge:"Se ben avloi magnè, la pida da l'azdora ucraina andè a cumprè..." Sì perchè Lyudmyla e Irina sono ucraine, di una regione al confine tra Romania e Moldavia che si chiama Chernivtsi.
I periodi difficili non sono mancati neppure successivamente a quegli inizi in salita. E' successo per esempio una decina di anni fa. "Quando hanno chiuso qui la strada e non c'era ancora la rotonda in via Marecchiese" spiega Lyudmyla". "Questa zona era un triangolo, e non passavano le macchine. E allora noi abbiamo anche pensato di vendere il negozio, però non non siamo riuscite a venderlo. Abbiamo resistito anche quella volta e poi, con il cambio nella circolazione stradale, la gente è tornata".
Il concetto di resistenza torna spesso parlando con loro e il pensiero non può non andare alla guerra che sta flagellando il loro paese. Nel negozio campeggia una grande bandiera gialla e blu con la scritta "Dobroho vechora, my z Ukrayiny", che avvisa subito gli avventori con un: "Buonasera, siamo ucraine". "Lì sono rimasti i nostri amici e il mio ex marito" spiega Lyudmyla raccontando che in questi anni di guerra hanno inviato da qui aiuti, anche al fronte, attraverso persone di fiducia. "La nostra regione forse è la più tranquilla di tutta l'Ucraina. Ma, secondo me e secondo la gente che sta lì, durerà ancora un bel po' la guerra".
Se il primo pensiero, guardando al futuro, va al destino del loro Paese, la loro vita però ormai è qui, dopo ventisette anni in Italia per Lyudmyla che è approdata sulla Riviera romagnola dopo alcuni anni passati in sud Italia. E l'intenzione è di restare a Rimini, con un sogno che riguarda la loro bottega. "Ci piacerebbe diventasse bottega storica. Del resto la pianieria esisteva qui ben prima che la aprissimo noi".










