Velox alla curva del fattore. Giudice di Pace annulla 15 verbali seriali
A distanza di alcuni mesi dal provvedimento cautelare di sospensione, arriva la pronuncia di merito sulla vicenda dell'autovelox installato alla "curva del fattore" in via Flaminia a Riccione.
Il Giudice di Pace di Rimini, dott. Federico Tocco, con sentenza depositata il 23 aprile 2026, ha annullato quindici verbali seriali notificati a un automobilista, accogliendo il ricorso presentato dall'avvocato Matteo Piccioni dello Studio Legale Piccioni e Associati. L'amministrazione comunale è stata inoltre condannata alla rifusione delle spese legali. Il ricorso si fondava sulla distinzione tra "approvazione" e "omologazione" tecnica dell'apparecchiatura, una carenza che, secondo l'orientamento della Corte di Cassazione, rende l'accertamento inidoneo a costituire fonte di prova certa.
La pronuncia ha evitato all'automobilista la decurtazione complessiva di ben 18 punti e la conseguente revoca della patente. Il conducente, infatti, aveva già perso dei punti dopo aver dichiarato di essere alla guida per un verbale antecedente elevato dal medesimo velox, e se gli avessero tolto anche quelli per le quindici multe accumulate avrebbe azzerato il "tesoretto" di punti.
"Il provvedimento del Giudice di Pace ripristina la corretta applicazione del codice della strada, in rigorosa aderenza ai recenti dettami della giurisprudenza di legittimità - spiega l'avvocato Matteo Piccioni -. La sentenza ribadisce un fondamentale principio di legalità: le strumentazioni di controllo elettronico della velocità, se prive della prescritta omologazione tecnica ministeriale, non possono legittimare l'irrogazione di sanzioni. Atti amministrativi interni o circolari non hanno la forza di derogare a tale garanzia. Rilevo inoltre, sotto il profilo del buon andamento amministrativo, l'emersione di una dinamica problematica — aggiunge il difensore -. Nel corso del giudizio la pubblica amministrazione ha dedotto di non aver proceduto all'annullamento in via di autotutela per il timore di eventuali profili di responsabilità interna a carico dei propri funzionari. Tale condotta, ascrivibile al fenomeno della burocrazia difensiva, finisce inevitabilmente per trasferire l'onere, i costi e i disagi del contenzioso giurisdizionale direttamente sulle spalle del cittadino.












