Una mostra permanente per la maioliche: sabato il taglio del nastro
Alla presenza del sindaco Luigino Casadei, della prof.ssa Maria Grazia Maioli – Soprintendenza Beni Archeologici Emilia-Romagna e del dott. Sergio Nepoti – curatore scientifico del progetto – si inaugura l’eposizione dedicata alle maioliche fabbricate nelle manifatture locali, tra XV e XVII secolo.
La scheda della mostra:
La produzione – spiegano gli organizzatori della mostra – prima ignorata nella storia delle maioliche italiane, è stata accertata negli ultimi anni grazie ai recuperi, in vari sterri e in uno scavo archeologico realizzato grazie alla collaborazione dell’associazione culturale mondainese Tredici Torrioni – Li Zenzeri, di migliaia di frammenti comprendenti abbondanti scarti di lavorazione.
Ricerche nei documenti d’archivio hanno inoltre trovato notizie su vasai attivi sul posto e su mondainesi operanti in manifatture di maioliche di Urbino, Pesaro e Fano.
La fabbricazione a Mondaino – si legge nella presentazione dell’iniziativa – risulta già accertata nella seconda metà del Quattrocento, ma la gran parte dei reperti e delle attestazioni scritte si colloca nella seconda metà del XVI secolo e nella prima metà del XVII. Le maioliche di tale periodo risultano omogenee a quelle dell’area metaurense, comprendente le celebri manifatture di Pesaro, Urbino e Casteldurante (l’attuale Urbania), piuttosto che a quelle romagnole.
La produzione comprendeva varie tipologie decorative: le più caratteristiche sono quelle con “trofei” o con putti alati centrali su fondo giallo abbinati a vari motivi periferici, ma sono frequenti anche altri decori, da quelli “alla porcellana” allo “stile compendiario”, dalle “geometrizzazioni” al “serto d’olivo”, ai “paesi su smalto berettino”. Senza dubbio tale produzione superava i consumi locali e infatti si sono trovate maioliche mondainesi in diverse località fra Urbino e Cesena.
L’esposizione è dedicata esclusivamente ai reperti locali, presentandone una campionatura con scansione cronologica e tipologica; è quindi costituita in gran parte da frammenti, ma illustra il lavoro dei ceramisti, con una grande vetrina contenente riproduzioni a grandezza reale delle attrezzature usate in una manifattura cinquecentesca, realizzate basandosi sulle illustrazioni del trattato Li tre libri dell’arte del vasaio, scritto alla metà del XVI secolo da Cipriano Piccolpasso di Casteldurante.
In un’altra vetrina viene anche presentata la ricostruzione di una mensa apparecchiata della stessa epoca; l’ambientazione delle maioliche originali e degli oggetti riprodotti è ricreata con disegni ricostruttivi ed anche con la diffusione, differenziata per zone, di rumori della lavorazione e di musica dell’epoca. L’allestimento comprende vetrine con i reperti, pannelli didattici con testi e illustrazioni, ma anche espositori liberi, con repliche manipolabili di ceramiche in vari stadi di fabbricazione.
Apertura: il sabato e la domenica dalle 15,00 alle 18,30;
in altri orari su prenotazione.(tel. 0541 981674)










