Turista sequestrato per un debito di droga, un testimone: “Era paralizzato dalla paura”
L’amico era scappato senza pagare pochi grammi di marijuana e lui era stato tenuto in ostaggio a Riccione per circa un’ora da tre giovani di colore che ora si trovano a processo davanti alla Corte d’Assise di Rimini per sequestro di persona ai fini di estorsione, rapina e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio in concorso (vedi notizia).
Questa mattina, nell’aula Falcone Borsellino del tribunale di Rimini, i tre imputati – tutti senegalesi, due di 24 anni e uno di 19, due ancora in carcere mentre uno ai domiciliari – sono comparsi in aula insieme ai loro difensori, gli avvocati Tiziana Casali del Foro di Rimini e Federico De Micheli del Foro di Milano. Sul banco dei testimoni è salita anche la guardia giurata della Vigilar che quella notte (era il 22 agosto scorso) diede l’allarme ai carabinieri di Riccione. Con grande lucidità ha ripercorso i fatti, spiegando di aver notato lungo la passeggiata del lungomare Goethe tre ragazzi africani (gli imputati), insieme a due ragazze e a un altro giovane (la vittima, un turista 18enne di Busto Arsizio). “Per esperienza ho capito subito che non c’entrava nulla con loro – ha detto in aula il vigilantes -, e ho tenuto il gruppetto d’occhio. Lui era sempre in mezzo ai tre africani, in faccia era verde, terrorizzato. Quando parlava balbettava, la sua era una comunicazione remissiva, era paralizzato dalla paura. Ad un certo punto ha detto una frase del tipo ‘non mi fate del male’, così ho dato l’allarme ai carabinieri”.
In aula ha deposto anche il più giovane degli imputati, che ha negato di aver sequestrato il turista 18enne: “Sono in Italia da 10 anni, vivo con mia madre e con i miei due fratelli minori perché mio padre è venuto a mancare di recente. Non ho completato gli studi perché dopo la sua morte ho preso una strada sbagliata, ma non sono uno spacciatore – ha detto il 19enne africano davanti alla giuria -. La droga era per noi, non volevamo venderla. Ero a Riccione in vacanza (anche se in realtà sarebbe dovuto essere agli arresti domiciliari per una presunta rapina, ndr) insieme ai due coimputati. Usciti da un locale in zona Marano, ci ha avvicinato un turista (il 24enne amico della vittima, ndr) che ci ha chiesto un po’ di droga. Io gliel’ho data, ma poi lui è scappato senza pagare. Dopo poco è uscito dal locale M. (la vittima, ndr) che ci ha chiesto dove fosse andato il suo amico. Quando abbiamo capito che si conoscevano, gli abbiamo detto di chiamarlo, che ci doveva dei soldi perché se n’era andato senza pagarci alcune dosi”.
Il 18enne senegalese ha smentito anche di averlo minacciato con un coltello: “Io non ho mai puntato un coltello contro M. Mentre lui era al telefono in vivavoce con il suo amico, un altro ragazzo in vacanza con loro ha iniziato a insultarmi. Mi ha detto che se fosse venuto lì ci avrebbe preso a cinghiate. Poi ha insultato anche mia madre. A quel punto non c’ho visto più e mentre ero alle spalle di M., ma lui non poteva vedermi, preso da uno scatto d’ira ho estratto il coltellino a serramanico che avevo nella tasca dei pantaloni e poi l’ho rimesso subito via. Non gliel’ho puntato contro la schiena”.
La vittima quella notte, secondo la ricostruzione dei carabinieri, fu accompagnata sotto minacce fino al bancomat più vicino: “In realtà era stato M. ad offrirsi di pagare il debito dell’amico. Solo che al momento di prelevare i soldi la sua carta non andava, così siamo ritornati sul lungomare. Poi dopo un po’ sono arrivati i carabinieri, ma io non avevo capito che fossero lì per noi”.
Per il pubblico ministero Luca Bertuzzi, anche sulla base dei fotogrammi estrapolati dalle immagini di videosorveglianza delle telecamere del Comune, la condotta dei tre senegalesi appare chiara. Quando il turista 24enne è fuggito senza pagare la droga, loro hanno preso in ostaggio M. (l’amico), pretendendo da lui i soldi delle dosi cedute e sottraendogli lo smartphone. Una ricostruzione che, se confermata dalla Corte, potrebbe comportare per i tre imputati pene severissime, fino a un massimo di 30 anni di reclusione.












