Trenta anni fa Rimini (e la sua urbanistica) funestata dal maltempo
160 millimetri di pioggia caduti nel giro di 24 ore tra il 7 e l’8 ottobre 1996 che misero in ginocchio la ancora giovane provincia di Rimini, con una ulteriore coda il 9 ottobre. Interi quartieri allagati, strade inagibili, raccolti distrutti, scuole chiuse e centinaia di emergenze da affrontare per Vigili del Fuoco e forze dell’ordine.
Una mamma in auto con la bambina bloccata in un sottopasso di Igea Marina venne salvata a nuoto da un bagnino di salvataggio. I bambini della scuola materna di Torre Pedrera, sotto mezzo metro d’acqua, furono prelevati dai Vigili del Fuoco. A Verucchio crollò una parte di muro della Rocca. E poi la richiesta dello stato di calamità e una lunga conta dei danni per miliardi di lire. Oltre due solo per il Comune di Rimini.
E, passata la tempesta, riflessioni sullo stato della rete fognaria a Rimini. In un articolo di spalla (non firmato) sul Resto del Carlino si parlava di un sistema fognario non “precario” ma proprio “inesistente”; “E’ impossibile prevedere nuovi fossi se non c’è spazio per scavarli o se si continuano a varare aree artigianali, commerciali, residenziali che asfaltano terreni e promuovono l’accumulo di acqua”. I contadini furono sollecitati alla pulizia dei fossi di loro competenza: “E’ nata una metropoli senza fogne, è stato costruito dappertutto e spesso abusivamente in barba ad ogni norma, ma la colpa è dei contadini che non puliscono i fossi”, chiosava l’anonimo corsivista.










