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di Carlo Alberto Pari

Tra pochi giorni il ‘rating’ sull’Italia. Perché sdiamo sempre a rischio?

di
Redazione
   
Tempo di lettura 2 min
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Siamo sempre a rischio, perché l’aumento del debito pubblico è lo “sport nazionale più praticato”, uno sport che non porta benessere, salvo rari casi, con particolari e mirate patologie.
Evito noiose analisi economiche, solo un dato, comprensibile da chiunque. Nel 1986, una delle maggiori agenzie mondiali di valutazione, assegnava al debito pubblico italiano la tripla “A”, il massimo. Tra pochi giorni le nuove valutazioni per l’anno in corso, con il rischio e la paura di declassamento a “titoli spazzatura” .
Il risultato di tutto questo, è ovviamente da imputare a diverse devastanti legislature. La storia a volte si ripete, con disarmante regolarità. Quando i Governi sono politici, non di rado, il debito diventa prassi, con elargizioni di “bonus” o crediti d’imposta di svariate e fantasiose tipologie, spesso utili al consenso, meno al controllo dei conti pubblici. Quando la situazione assume un rischio preoccupante, arrivano i Tecnici, deputati soprattutto a tagliare, quasi sempre sui soliti noti. Passata la tempesta, si riparte dalla politica. In ogni contesto, quasi tutti, preferiscono evitare le riforme necessarie. Ulteriore usualità è l’emergenza, che giustifica spese che non possiamo permetterci. Dalla crisi economica, alla guerra, passando per il Covid, ed altro ancora. E’ una sintesi estrema, ma credo verosimile.
Noi cittadini, dovremmo manifestare preoccupazione e disagio, ma siamo spesso più interessati alle partite, o a visionare sport dove si vince per qualche centesimo di secondo, certamente di dubbia utilità, rispetto ai conti pubblici che producono deficit, al debito che continua ad aumentare, allo spread che è in balia dei mercati, alla sanità che barcolla, agli stipendi che hanno perso circa il 15% del potere d’acquisto solo negli ultimi anni, alla precarizzazione, al blocco o riduzione della perequazione sulle pensioni, che ne taglia drasticamente il valore, peraltro irrecuperabile, visto che i pensionati non possono contare sui rinnovi dei contratti.
Un ultimo dato, per affinare la riflessione di tutti i lettori. Dalle ultime rilevazioni (luglio 23) Il debito attuale viene quantificato in circa 2.859 miliardi, in esponenziale aumento rispetto ai circa 2.771 dello stesso periodo dello scorso anno : più 88 miliardi . Altro che finanziarie !
La domanda finale appare scontata : quale Paese lasceremo alle nuove generazioni, potranno permettersi la Sanità Pubblica, l’assistenza, la previdenza, l’istruzione?

Carlo Alberto Pari

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