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caporalato e lesioni

Turni massacranti, minacce e aggressioni nel kebab, imputati condannati

di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
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Turni massacranti fino a 18 ore al giorno, assenza totale di riposi, paghe stracciate e un controllo asfissiante anche attraverso le telecamere. È la realtà emersa da un'indagine dei carabinieri di Riccione, culminata nella condanna in primo grado per marito, moglie e figlio, di nazionalità turca, gestori di un negozio di kebab. Il gup di Rimini, Raffaele Deflorio, all'esito del giudizio abbreviato, ha ritenuto i tre responsabili dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre che di lesioni personali e minacce. Le condanne vanno da 2 anni e 4 mesi di reclusione a un anno e 8 mesi.

L’inchiesta della Procura di Rimini, condotta tra il 2022 e il 2023 dai carabinieri della Sezione Operativa di Riccione e dal Nucleo Ispettorato del Lavoro di Rimini, ha portato alla luce un sistematico quadro di sopraffazione ai danni di diversi lavoratori extracomunitari. Dai riscontri investigativi è emerso che i dipendenti venivano costretti a vivere in alloggi degradanti. In alcuni casi alle vittime, sottoposte ad aggressioni fisiche e intimidazioni, sono stati sottratti e trattenuti i documenti. La vicenda coinvolge un piccolo locale avviato nella Perla Verde a fine 2021. Durante le fasi d'indagine, il titolare di 67 anni - rifugiato politico turco - aveva difeso sé e i suoi familiari sostenendo di aver agito per aiutare i dipendenti in difficoltà e non per sfruttarli. Ad uno di loro, per esempio, avrebbe offerto anche la propria auto come alloggio di fortuna, dal momento che non aveva neppure una stanza dove dormire.

Oltre alla condanna penale, il giudice ha disposto la confisca di beni, somme di denaro e saldi bancari per oltre 23.200 euro, cifra considerata il profitto dell'attività illecita.

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