Tetto al numero di alunni stranieri. Le reazioni dal PD riminese alla premier
Mentre il Governo concentra l'attenzione su interventi "ideologici" come il tetto agli alunni stranieri, la scuola italiana affronta una criticità reale: il limite minimo di 15 iscritti per formare le prime classi elementari. A dirlo è Matteo Petrucci, capogruppo del PD in consiglio comunale a Rimini, che dopo aver sottolineato come il tetto del 30% di stranieri riguardi in Italia appena 2.000 classi su 300.000, evidenzia invece come il calo demografico e regole rigide stiano compromettendo i servizi educativi sul territorio. L'applicazione di questo parametro rischia di cancellare le sezioni nei comuni collinari e nei quartieri decentrati, come accaduto alla scuola primaria di San Salvatore a Rimini, che per il 2026/2027 non vedrà la formazione di una classe prima. Per Petrucci, smantellare i presidi educativi viola il diritto allo studio e favorisce indirettamente la denatalità. Da qui l'appello all'esecutivo: "abbassare la soglia minima di alunni e introdurre criteri flessibili" per mantenere aperte le scuole locali. Un intervento urgente che richiede pianificazione, assunzione di insegnanti e risorse per l'edilizia scolastica.
La segretaria del Pd Santarcangelo Paola Donini all’indomani dell’annuncio della premier, ricorda: “A Santarcangelo abbiamo un pensiero talmente opposto a quello della Meloni che già quattro anni fa, il 29 settembre 2022, il Consiglio Comunale approvò la mozione presentata dal gruppo consiliare del Pd per modificare l’articolo 2 dello Statuto Comunale e includere lo Ius Scholae. Una richiesta che ovviamente non si poteva sostituire all’assenza dello Stato, ma voleva porre l’attenzione, attribuendo la cittadinanza onoraria a questi bambini, la volontà di farli sentire uguali a tutti gli altri, perché lo sono. Se qualcuno non parla italiano ci vogliono infatti più insegnanti, non bambini spostati dalle loro classi. La modifica fu poi sancita in consiglio con il voto favorevole della sola maggioranza nel febbraio 2024, perché crediamo sia fondamentale che i bambini siano trattati tutti allo stesso modo e che caso di difficoltà di qualunque tipo si debba investire sul numero degli insegnanti, su migliori strutture, un maggior sostegno più investimenti, non certo con le classi differenziali o i ghetti etnici”.










