Status di comune montano. Sembrano "salvi" cinque dei sette riminesi
Non una intesa ma una "riduzione del danno": Così l'assessore regionale alla montagna Baruffi commenta l'esito della Conferenza delle Regioni sul provvedimento del Governo che rivede la riclassificazione dei Comuni montani. In regione erano 99, numero che si conferma con alcune variazioni in ingresso e in uscita . Tra coloro che si salvano ci sarebbero anche i 5 degli 11 Comuni del Riminese che, nella prima bozza della legge, rischiavano di dover rinunciare allo status: Maiolo, Novafeltria, Talamello, Sassofeltrio, San Leo. Perderebbero invece lo status Verucchio e Poggio Torriana. In realtà questi due comuni pur essendo compresi nella precedente legge montagna nazionale, erano già fuori dal riferimento ISTAT.
In mattinata il sospiro di sollievo era arrivato con una dichiarazione del presidente della Provincia Jamil Sadegholvaad: "anche per questi 7 ‘in bilico’ non dovrebbe cambiare nulla. Se ciò fosse confermato sarebbe certamente un buon risultato per l’area riminese, frutto anche della sollecitazione venuta nelle scorse settimane dal nostro territorio da parte della Provincia di Rimini, della consigliera Alice Parma e dai 7 Comuni stessi, anche questa confluita poi nel confronto istituzionale portato avanti dalla Regione Emilia Romagna. Ora, auspicando di non essere smentiti, attendiamo l’ufficialità ma intanto ci pare di essere riusciti a far riconoscere quanto era giusto".
Da sette si passa a cinque tutelati, invece, nella nota della consigliera regionale del PD Alice Parma, che però assicura che lo status anche di questi due sarà riconosciuto a livello regionale: "Se l’ultima versione del decreto verrà confermata, soltanto Verucchio e Poggio Torriana non saranno riconosciuti come comuni montani a livello nazionale, ma continueranno ad esserlo a livello regionale. Parliamo di territori che continuano a vivere criticità strutturali, sociali ed economiche tipiche delle aree montane, a prescindere dal riconoscimento formale dello Stato. Ed è per questo che il ruolo della Regione sarà decisivo”.
“Già nei prossimi giorni - ha annunciato Baruffi - incontrerò i comuni montani, sia quelli inclusi che quelli esclusi: se la legge nazionale esclude, quella regionale resterà inclusiva. E dove il Governo toglie risorse agli esclusi, la Regione ripristinerà con propri mezzi l'equilibrio costruito in Emilia-Romagna in questi anni, da Rimini a Piacenza. E questo senza contrapposizione tra crinale e valle. Ma, al contrario, promuoveremo strategie di integrazione, cooperazione e solidarietà. Non a caso, in previsione dei guasti che la legge nazionale avrebbe potuto produrre, già in legge di bilancio 2026/2028 abbiamo aumentato del 60% le risorse del Fondo montagna regionale e questo ci consentirà di non penalizzare nessun comune”.
Restano esclusi i Comuni: Varano De' Melegari per la provincia di Parma; Monte San Pietro, Sasso Marconi, Marzabotto, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice per la provincia di Bologna; Mercato Saraceno e Sogliano al Rubicone per la provincia di Forlì-Cesena. Acquisiscono invece la montanità i Comuni: Alta Val Tidone, Piozzano, Travo, Gropparello, Lugagnano Val d'Arda e Vernasca per la provincia di Piacenza; Langhirano per la provincia di Parma; Modigliana e Civitella di Romagna per la provincia di Forlì-Cesena. Per altro anche i comuni inclusi dalla legge nazionale in Emilia-Romagna erano già riconosciuti montani dalla legge regionale che ne comprende 121.
“A conti fatti, si è verificato quanto avevamo paventato: mesi di dannosa contrapposizione tra Alpi e Appennino, così come tra comuni di crinale e comuni collinari- ha aggiunto l’assessore-. E tutto questo per cosa? Per decidere come distribuire 200 milioni tra 4 mila comuni: poco più erano, poco meno rimangono. Il confronto di queste ultime settimane, nonostante tutto, non è stato inconcludente: il provvedimento esce profondamente modificato rispetto all'impostazione iniziale. Abbiamo ridotto i danni e molti comuni inizialmente esclusi sono alla fine rientrati".
Sul tema interviene anche la consigliera regionale del PD Alice Parma che ha seguito da vicino l'intero percorso:
“Sulla riclassificazione dei Comuni montani il lavoro di confronto istituzionale svolto nelle ultime settimane è stato serio, determinato e ha consentito di ridurre in modo significativo i danni prodotti dalla prima proposta del Governo, che continuiamo a ritenere sbagliata nel merito e nei criteri. Nella proposta iniziale i Comuni montani a livello nazionale sarebbero scesi drasticamente, passando da oltre 3.700 a appena 2.844. Grazie a una battaglia durissima condotta dal Partito democratico e dalle opposizioni in tutte le sedi istituzionali, il Governo è stato costretto a una clamorosa marcia indietro e oggi i Comuni riconosciuti montani risalgono a 3.715. Un risultato che non cancella gli errori di impostazione, ma che sventa un tentativo illogico e pericoloso di privare centinaia di territori di risorse essenziali”. In Emilia-Romagna, e in particolare nella provincia di Rimini, l’effetto del lavoro fatto è evidente. “I Comuni che nella prima bozza del Governo erano destinati a uscire dalla montanità – continua Parma – con ogni probabilità rientreranno nei criteri. È la dimostrazione che questa battaglia era giusta e necessaria, perché essere montagna non può dipendere solo da questioni altimetriche o da formule matematiche”. Se l’ultima versione del decreto verrà confermata, soltanto Verucchio e Poggio Torriana non saranno riconosciuti come comuni montani a livello nazionale, ma continueranno ad esserlo a livello regionale. “Parliamo di territori che continuano a vivere criticità strutturali, sociali ed economiche tipiche delle aree montane, a prescindere dal riconoscimento formale dello Stato. Ed è per questo che il ruolo della Regione sarà decisivo”. “La posizione dell’Emilia-Romagna è chiara: anche laddove la legge nazionale esclude, noi restiamo inclusivi. La Regione si è già detta pronta a intervenire con risorse proprie per ripristinare l’equilibrio costruito in questi anni e per non penalizzare nessun Comune, superando contrapposizioni sterili tra crinale e valle”. “Il risultato complessivo resta insoddisfacente – conclude Parma – ma il Governo non può far finta di nulla: questa marcia indietro dimostra che le sue scelte erano sbagliate. Ora torni sui propri passi anche su altri fronti, a partire dal dimensionamento scolastico che rischia di svuotare definitivamente le aree interne. Continueremo a difendere la montagna e questi territori, che non sono un problema da tagliare, ma una grande occasione di sviluppo per l’intero Paese”.
Soddisfazione per il risultato raggiunto è stato espresso dalla senatrice Domenica Spinelli di FdI
"E ‘arrivata ieri la svolta per quanto riguarda i criteri di classificazione dei Comuni montani, con il Ministro Roberto Calderoli in grado di sciogliere lo stallo venuto a crearsi nelle scorse settimane. La nuova proposta, che ha trovato l’accordo unanime degli Enti territoriali in Conferenza Unificata, porta con sé buone notizie anche per la provincia di Brescia. Lo conferma la senatrice Domenica Spinelli, che ha seguito la vicenda interessandosi degli enti riminesi. “L’obiettivo fondamentale del nuovo regolamento era trovare una soluzione alle evidenti storture dell’elenco precedente, fermo a una normativa di oltre 70 anni fa, e trovare una sintesi di buonsenso. Questo è stato fatto e va dato onore al merito del Ministro Calderoli, per aver ascoltato le esigenze dei territori e cercato di valorizzare le diverse zone che si trovano ad affrontare le criticità legate alla montanità. Per quanto riguarda il territorio riminese, il danno è stato decisamente contenuto e restano inclusi praticamente tutti i Comuni, grazie a criteri più precisi e definiti rispetto al passato. Ancora una volta, il centrodestra al Governo ha saputo dare risposte concrete ai bisogni delle realtà locali e dei cittadini, e ne siamo orgogliosi”.












