acqua buona ma non potabile
Sorgente Sourciun di Viserbella: Ariminensis chiede riqualificazione chiarezza
In foto: il Surciuon
di Redazione
La sorgente storica del Surcioun a Viserbella è "un elemento identitario del territorio, che richiede oggi un approccio organico e non più rinviabile". Lo afferma l'associazione Ariminensis evidenziando "criticità ormai storiche legate alla manutenzione, alla valorizzazione e alla corretta identificazione del sito".
Il luogo "è da sempre conosciuto dalla popolazione come una sorgente naturale di acqua di ottima qualità e percepita come “buonissima” al gusto, elemento che ne ha consolidato nel tempo la notorietà locale. Tuttavia, sotto il profilo formale e sanitario essa non può essere considerata legalmente potabile, poiché non è noto se l'acqua pur sgorgante, rispetti tutti i parametri del D.Lgs. 18/2023, sia sottoposta a controlli sanitari ufficiali, sia destinata al consumo umano in modo regolato e in definitiva, non presenti rischi per la salute. In effetti, in mancanza anche di uno solo di questi elementi non può essere qualificata come potabile, a prescindere dalla sua origine naturale e di questo, non risulta alcuna dichiarazione ufficiale da parte delle autorità competenti".
L'associazione sottolinea anche la condizione strutturale dell’area: "il sito risulta privo dell’originario cartello identificativo della “fontana”, oggi scomparso, mentre il supporto appare fortemente deteriorato e eroso dal tempo e dalla mancata manutenzione. Resta inoltre evidente la presenza del tubo di scarico a mare, infrastruttura collocata in un punto altamente frequentato del litorale di Viserbella, attraversato quotidianamente durante la stagione estiva da residenti e turisti. La situazione complessiva restituisce un’immagine percepita come non adeguatamente curata e non valorizzata, in contrasto con il potenziale storico e ambientale del luogo e con la sua posizione all’interno di un contesto turistico di primaria importanza".
il Surcioun
Il presidente Claudio Mazzarino, insieme al direttivo, richiama la necessità di: "ripristinare la segnaletica identificativa del sito;
definire in modo chiaro lo status sanitario della sorgente con eventuali controlli e comunicazioni ufficiali;
valorizzare la natura storica del luogo;
intervenire sull’impatto visivo del sistema di scarico a mare;
avviare un progetto complessivo di riqualificazione dell’area. Il progetto “Spiaggia” poteva e doveva essere l’occasione per affrontare questo tema in modo serio: trasformare una criticità in una risorsa, integrare ambiente, turismo e cultura del paesaggio. Ma ancora una volta constatiamo un’occasione mancata".
L’Associazione evidenzia infine che "la mancata chiarezza sul piano sanitario e la persistente assenza di interventi strutturali rischiano di lasciare il sito in una condizione di ambiguità normativa e di progressivo degrado percepito". L’auspicio è che "si possa aprire un confronto concreto e immediato tra amministrazione e soggetti territoriali per restituire dignità, sicurezza informativa e valore ambientale a un luogo profondamente radicato nella memoria della comunità locale".
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