Scuola, stipendi lontani dal costo della vita: l'appello di FLC CGIL Rimini
Le organizzazioni sindacali nazionali del comparto Istruzione e Ricerca hanno inviato il 21 ottobre, una richiesta unitaria ai ministri Valditara e Bernini affinché nella prossima legge di bilancio vengano stanziate risorse straordinarie per il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni. La lettera, sottoscritta da FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, GILDA Unams e ANIEF, chiede anche un incontro urgente con il Governo. Una richiesta che la FLC CGIL Rimini sostiene e che assume un significato particolarmente concreto in una provincia dove il costo dell’abitare incide pesantemente sui redditi da lavoro.
Il 1° aprile scorso è stata sottoscritta l’ipotesi di accordo economico per il CCNL 2025-2027. Un passaggio importante, che ha consentito di definire una prima risposta sul piano retributivo, ma che le stesse organizzazioni sindacali hanno giudicato insufficiente a risolvere il problema della perdita di potere d’acquisto accumulata negli anni. Gli aumenti contrattuali, per quanto necessari, devono essere valutati rispetto all’inflazione che ha già colpito le retribuzioni e al livello dei prezzi con cui lavoratrici e lavoratori continuano a confrontarsi. È su questa distanza che il Governo è chiamato a intervenire.
A Rimini il problema è particolarmente evidente se si considera il mercato delle abitazioni. Secondo le rilevazioni di Immobiliare.it, nel settembre 2026 il canone medio richiesto per gli immobili in affitto nel comune capoluogo era di 13,14 euro al metro quadrato mensile. Per un appartamento di 70 metri quadrati significa una richiesta teorica di circa 920 euro al mese, escluse le altre spese. Si tratta di un valore indicativo del mercato degli affitti, non del canone effettivamente pagato da tutte le famiglie, ma sufficiente a comprendere quanto possa pesare la ricerca di un’abitazione sul reddito di chi lavora nella scuola.
"Quando una parte così consistente dello stipendio rischia di essere assorbita dal costo della casa, diventa evidente quanto sia insufficiente il recupero salariale previsto", dichiara Marcella D’Angelo, segretaria generale della FLC CGIL Rimini. "Il problema riguarda in particolare chi è all’inizio della carriera e il personale ATA con le retribuzioni più basse. Non possiamo continuare a parlare di valorizzazione della scuola ignorando quanto vengono pagate le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno ne garantiscono il funzionamento. Per chi percepisce gli stipendi più bassi, la perdita di potere d’acquisto pesa ancora di più, perché una quota maggiore del reddito viene assorbita dalle spese essenziali"
A rendere più difficile la situazione contribuisce anche il precariato, che nella provincia di Rimini continua ad avere dimensioni preoccupanti, come abbiamo già denunciato a settembre. Per chi lavora con contratti a termine, alle retribuzioni insufficienti si aggiunge l’incertezza sulla continuità del rapporto di lavoro. La stabilizzazione del personale e il recupero del potere d’acquisto richiedono interventi diversi, ma entrambi chiamano in causa le scelte politiche del Governo.
Nella lettera inviata ai ministri viene richiamato anche il divario retributivo che separa, a parità di titolo di studio, il personale del comparto Istruzione e Ricerca da quello di altre amministrazioni pubbliche e di altri Paesi europei. È una questione che riguarda il riconoscimento economico del lavoro e che non può essere liquidata con la semplice constatazione che un accordo contrattuale è stato sottoscritto. La firma di un accordo non esaurisce le responsabilità del Governo, soprattutto quando le risorse disponibili non consentono un recupero adeguato rispetto all’inflazione.
"La prossima legge di bilancio sarà un passaggio decisivo. È il Governo che deve individuare e finanziare le risorse aggiuntive necessarie, affinché la contrattazione possa produrre aumenti realmente capaci di difendere le retribuzioni. Continuare a celebrare i rinnovi contrattuali senza affrontare il divario tra stipendi e costo della vita significherebbe chiedere ancora una volta al personale della scuola di pagare, con il proprio reddito, il prezzo di scelte di bilancio insufficienti", conclude Marcella D’Angelo.










