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Un progetto di Public History

Santarcangelo: Musei e Biblioteca cercano diari di prigionia dal 1943

In foto: Il diario di Carlo Tosi
Il diario di Carlo Tosi
di
Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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Molti di noi hanno negli armadi o nei cassetti vecchie foto o documenti della propria famiglia: si tratta di frammenti di storie personali, che raccontano la vita di nonni o bisnonni, ma sono in realtà anche pezzi della Storia condivisa del nostro Paese. A Santarcangelo la donazione di un diario ha aperto una finestra sul passato: sui fatti che seguirono all'Armistizio dell'8 settembre 1943, quando esercito tedesco e italiano vennero a trovarsi su fronti opposti, e per molti militari italiani questo significò la deportazione nei campi di concentramento.

Anche da Santarcangelo partirono questi treni: su uno di essi c'era Carlo Tosi, ufficiale santarcangiolese che venne fatto prigioniero il 15 settembre 1943, e che durante la prigionia attraversò diversi lager in Polonia e Germania: soffrendo fame, freddo e umiliazioni per 599 giorni per essersi rifiutato di combattere o lavorare per i tedeschi. Nel suo diario Tosi descrive giorno per giorno la sua vita da prigioniero: le speranze, le difficoltà quotidiane, gli escamotage per far fronte alla carenza di cibo. Il diario contiene anche i resoconti delle trovate creative dei deportati: per mettere in tavola un pasto per la festa, a Pasqua o a Natale, che li facesse sentire più vicini a casa, o per sopperire alle mancanza dei beni di prima necessità. La scrittura stessa del diario fu un'impresa. 

Il quaderno contenente queste memorie è stato consegnato in deposito temporaneo ai Musei di Santarcangelo  da Massimo Bottini (Società operaia di Mutuo Soccorso) che a sua volta l'ha ricevuto dalla figlia di Tosi, Giovanna. A partire da esso, i musei Musei Comunali e la Biblioteca Baldini di Santarcangelo hanno deciso di dare vita a un progetto di ricerca dal titolo Vuoti di memoria. Voci per la storia di Santarcangelo nel Novecento. Obiettivo: creare una raccolta di testimonianze relative ai militari santarcangiolesi e dei dintorni fatti prigionieri dopo l’Armistizio e internati nei campi di concentramento durante la Seconda guerra mondiale, per aver scelto di non combattere a fianco dei tedeschi.

Si tratta di una chiamata pubblica, con cui si invita la cittadinanza a cercare e condividere testimonianze legate alla prigionia e alla vita militare di qualche familiare: appunti, diari, fotografie, documenti, oggetti della vita militare, o anche a consegnare in forma di intervista eventuali ricordi trasmessi da chi ha vissuto quegli anni.

"Questi racconti sono rimasti a lungo tenuti sottotraccia sia dalla storiografia ufficiale sia dagli stessi protagonisti, per questo riteniamo importante che oggi vengano tirati fuori dai cassetti per essere conosciuti, raccontati e ricordati" sottolinea Elena Rodriguez, direttrice dei musei Musas e MET.

L’obiettivo è di valorizzare le testimonianze attraverso momenti di condivisione pubblica e creare un archivio digitale del Comune di Santarcangelo della memoria del Novecento, organizzando e digitalizzando le diverse fonti.

Informazioni sul sito di Musas.

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