CL su progetto di legge SMA: al malato non serve procedura ma qualcuno al fianco
Ha per titolo "Io non sono mio" il testo di Comunione e Liberazione regionale che propone una riflessione sul progetto di legge che disciplina l’accesso al Suicidio Medicalmente Assistito (SMA). Una scelta su cui è già intervenuta anche la Conferenza Episcopale dell'Emilia-Romagna (vedi notizia)
"Il provvedimento - scrive CL - si fonda su un concetto di “autodeterminazione” dell’essere umano che contestiamo radicalmente perché tradisce un dato fondamentale della realtà: la vita ci è continuamente donata. È per questa ragione che possiamo affermare: “Io non sono mio”. La consapevolezza di un simile dato originario e inconfutabile, suggerisce perlomeno una certa prudenza. La legge è, invece, figlia di un pragmatismo cinico che considera una vita degna di essere vissuta solo se capace di essere autosufficiente e produttiva, e magari non pesare sui costi della sanità. Comprendiamo profondamente il dramma di pazienti, amici e famigliari che esigono risposte, sostegno, ultimamente una compagnia che condivida la loro sofferenza: al malato che soffre, e ai suoi cari, non serve una procedura, ma qualcuno che resti al suo fianco. Per questa ragione, riteniamo decisivo promuovere, sostenere e valorizzare quei luoghi in cui la sofferenza, anche la più disperata, è accolta e accompagnata, ridonando speranza dove tutto sembrerebbe finire. Luoghi che esistono, e continueranno ad esistere, grazie alle tante persone impegnate nell’offrire cura e vicinanza ai malati. Per favorire questo accompagnamento è fondamentale rafforzare e rendere sempre più accessibili i percorsi di cure palliative, la presenza di caregiver e di tutte le aggregazioni spontanee e organizzate della società civile e del terzo settore che non lasciano sole le famiglie e di cui il nostro paese è fortunatamente ricco. Come diceva San Giovanni Paolo II: La vera compassione rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza"










