San Salvatore, la festa riaccende il tema di ciclabile e viabilità sicura
San Salvatore torna a parlare di ciclabile. Lo aveva fatto, con successo di pubblico, prima del Covid, in due feste intitolate scherzosamente “San Salvatore Street Parade”, facendo il verso alle iniziative ideate dall’allora sindaco Andrea Gnassi. Domenica 13 settembre la strada verrà di nuovo chiusa, nel tratto che va dalla via Acqualagna alla via Cantiano; dalle ore 14 (e fino alle ore 19) potranno transitare solo pedoni e biciclette come da programma della festa parrocchiale dedicata a Santa Maria Goretti. Nella festa è prevista anche un’assemblea pubblica sul tema della ciclabile e alla quale parteciperanno l’assessore al Territorio e al Demanio di Rimini Valentina Ridolfi e il collega Juri Magrini, assessore al Bilancio.
Ma perché parlare di ciclabile in una festa parrocchiale? Lo spiega il parroco don Giovanni Tonelli.
Per la comunità di San Salvatore la pista ciclabile non è elemento di arredo urbano o una scelta solo “green”, quanto piuttosto una necessità per far rivivere un quartiere costruito tutto lungo una strada, che non è più una strada di campagna, com’era nata per carri e comunque per traffico limitato. Volente o nolente la via San Salvatore oggi è l’elemento di congiunzione fra la Repubblica di San Marino e Rimini Sud - Riccione, con un traffico, in alcune ore, da grande arteria.
La via è segnata da fossi profondi e non permette alcuna viabilità lenta, né di pedoni, né di biciclette. Se infatti un camion e un’auto si incrociano, per il pedone non c’è alternativa che il fosso, tra l’altro profondo.
Ciò significa - spiega don Giovanni - che bambini e anziani sono confinati nei loro giardini e che viene meno la vita di relazione nella comunità. E quando viene meno la possibilità di incontrarsi, di muoversi liberamente e di vivere gli spazi comuni, è la comunità stessa a morire. Lo raccontano con semplicità, ma con grande efficacia, alcuni residenti: per portare l’immondizia, ad esempio, sono costretti a muoversi in auto. Per questo i residenti si battono per un percorso che protegga il traffico lento, soprattutto quello delle persone più fragili, per età o per condizioni di salute. Fece sorridere l’alternativa proposta dall’allora sindaco Gnassi che, da “cittadino”, suggerì un senso unico, dimenticando che la strada alternativa si trovava a quasi due chilometri di distanza ed era via San Lorenzo in Correggiano: stretta, in salita e già fortemente problematica di per sé.
E qui si dovrebbe aprire una riflessione più ampia: l’amministrazione comunale e gran parte dei cittadini (intesi come persone che abitano in città) continuano a guardare, in un’ottica appunto tutta “cittadina”, al loro entroterra come fosse ancora campagna. La viabilità fondamentale di questi territori è costruita come se ancora transitassero per le vie carri con buoi e cavalli, quando invece le strade, rimaste piccole, molto malmesse, a volte con rami pendenti, svolgono la funzione di alternativa al grande traffico della Statale. Basterebbe fermarsi al mattino a osservare le lunghe file al semaforo che regola l’accesso di via del Poggio alla Consolare di San Marino: passano appena tre o quattro auto alla volta.
Una comunità cristiana che esce dalla sacrestia vede queste problematiche come importanti e fondanti di quel rapporto di fraternità e amicizia che sta alla base di ogni proposta di fede. Domenica 13 settembre porterà la sua fede su quella via, con una processione che fa memoria della violenza subita da una ragazzina, Maria Goretti, e della sua risposta, evangelica e non facile, del perdono.
Poi, fra giochi, musica, teatro di piazza e Km 0 con tanti prodotti locali, la gente riprenderà possesso della sua strada e i bambini potranno scorazzare felici, dove tutti i giorni rischierebbero la vita.
L'invito finale: tutta la cittadinanza è invitata a partecipare, per ritrovarsi insieme e riappropriarsi di una strada che deve tornare a essere luogo di vita e di comunità.










