Rimini, minacce e aggressioni in hotel: chiesto il processo per un 44enne
Un clima di terrore sistematico, minacce di morte quotidiane e aggressioni fisiche tra le mura di una struttura alberghiera. È questo lo scenario delineato dal pm Luca Bertuzzi, che ha formalmente richiesto il rinvio a giudizio per un uomo di nazionalità bosniaca di 44 anni accusato di stalking aggravato, lesioni personali e violenza privata ai danni dei gestori di un noto hotel della riviera e dei loro collaboratori.
Il 44enne già noto come "il terrore di Miramare", e attualmente in carcere per aggressioni e minacce ai dipendenti di un bar (leggi la notizia) rischia di finire a processo per una nuova vicenda che lo ha visto occupare abusivamente una stanza all'interno della struttura rifiutandoti categoricamente di pagare il soggiorno.
Da quel momento, per i proprietari – due fratelli coadiuvati dalle rispettive figlie – è iniziato un vero e proprio incubo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'indagato avrebbe risposto a ogni richiesta di chiarimento o di pagamento con una violenta escalation verbale e fisica, millantando il possesso di armi da fuoco e minacciando esplicitamente di "tagliare la gola" e "ammazzare tutti" se fosse stato allontanato.
Gli episodi contestati dalla magistratura mettono in luce una condotta di totale sprezzo delle regole e dell'autorità. In un'occasione, l'uomo si sarebbe spinto fino a sbarrare con la forza la cancellata esterna dell'albergo, tentando di sigillarla con una catena e un lucchetto nel tentativo di rivendicare la proprietà dell'immobile e impedendo l'accesso e l'uscita sia ai titolari che ai turisti presenti. Pochi giorni dopo, la tensione è sfociata in una brutale aggressione fisica ai danni di uno dei gestori, che ha riportato la frattura della falange di un dito, giudicata guaribile in trenta giorni. Nemmeno il tempestivo intervento dei Carabinieri è valso a placare la furia dell'uomo, che ha colpito la vittima con uno schiaffo proprio davanti ai militari.
Anche le figlie dei proprietari sono state costrette per settimane a vivere in uno stato di costante allerta, tanto da spingere una di loro a registrare video con lo smartphone per precostituire prove utili alla difesa. Nel mirino dell'indagato è finito anche un dipendente dell'hotel, apostrofato regolarmente con ingiurie e aggredito fisicamente con il manico di una scopa, fino a essere costretto a rassegnare le dimissioni pur di sfuggire a quel clima opprimente. Persino l'anziana madre dei titolari, del tutto estranea alla gestione della struttura, è stata rintracciata e minacciata nei pressi della sua abitazione privata come forma di ritorsione trasversale. Il gip di Rimini, Raffaele Deflorio, ha fissato per il 44enne bosniaco, difeso dall'avvocato Massimiliano Orrù, l'udienza preliminare il prossimo 28 gennaio. In quella data di deciderà se l'indagato dovrà affrontare il processo.










