Raggiro milionario ad Amazon, ma il reato di truffa va verso la prescrizione
Sono sei gli imputati, due dei quali nati nel Riminese ma tutti, tranne uno, residenti in provincia, a processo davanti al tribunale collegiale di Rimini per una presunta maxi truffa ai danni di Amazon Europe. Secondo l’accusa, in due anni di attività di altrettante aziende di telefonia da loro create nel Riminese, sarebbero riusciti a farsi pagare dal colosso del web, senza però averne diritto, oltre un milione di euro per telefonini ed altre apparecchiature elettroniche mai consegnate.
Il meccanismo del presunto raggiro era tanto semplice quanto efficace. Dopo aver ricevuto l’ordinativo, le società in questione che si appoggiavano ad Amazon per commercializzare i propri prodotti, comunicavano falsi codici di avvenute spedizioni alla piattaforma online che, in automatico, faceva partire i pagamenti dei beni 'venduti'. Un reato, quello di truffa, per cui il pubblico ministero ha chiesto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Restano in piedi, però, i reati di autoriciclaggio e bancarotta, sia fraudolenta che documentale, per i quali l'accusa ha chiesto condanne che vanno dai 3 anni e 6 mesi ai 5 anni e mezzo. Per uno dei sei imputati è stato avviato un procedimento connesso che verrà celebrato ad ottobre.
Presenti in aula questa mattina (mercoledì) i difensori degli imputati: gli avvocati Paolo Brancaleoni, Mattia Lancini, Giampaolo Colosimo, Alessandro Sarti e Stefano Brandina. Al termine dell’udienza, il Collegio ha disposto il rinvio al 15 luglio. Tutti gli imputati respingono le accuse al mittente: coloro che all’epoca dei fatti esercitavano ruoli da amministratore nelle società di telefonia, sostengono che avevano già dismesso ogni carica quando le truffe furono commesse, mentre i dipendenti si sarebbero semplicemente limitati a svolgere il lavoro che gli era stato assegnato dai loro datori.












