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interrogatorio di garanzia

Parla il titolare del kebab: “Nessuno sfruttamento, ho cercato di aiutarli”

In foto: il tribunale di Rimini
il tribunale di Rimini
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 2 min
Mar 28 Feb 2023 15:06 ~ ultimo agg. 6 Giu 11:12
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E’ indagato, insieme a moglie e figlio, per sfruttamento del lavoro. Un 64enne turco, titolare del kebab pizzeria in viale Verdi a Riccione, aperto a fine 2021, è l’unico della famiglia che questa mattina davanti al gip del tribunale di Rimini Vinicio Cantarini e al pubblico ministero Giulia Bradinini non si è avvalso della facoltà di non rispondere. Alla presenza di un interprete, l’uomo, accompagnato dagli avvocati Andrea Muratori e Diego Montemaggi, che difendono anche moglie e figlio, ha fornito la sua versione dei fatti.

Ha raccontato di essere vittima di persecuzioni politiche perché appartenente al PKK (il Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e di essere arrivato in Italia a fine 2019 con lo status di rifugiato. Negli ultimi mesi del 2021 ha aperto insieme alla moglie e al figlio 25enne il piccolo kebab in viale Verdi. Davanti alle accuse della Procura si è mostrato stupito. Lui – ha detto – “quelle persone (i dipendenti dell’esercizio commerciale, ndr) ha cercato di aiutarle, non di sfruttarle”. Avrebbe offerto loro anche la propria auto come alloggio di fortuna, dal momento che alcuni lavoratori non avevano neppure una stanza dove dormire. In un caso avrebbe persino pagato una camera d’albergo per qualche giorno ad uno di loro.

Stando alle indagini dei carabinieri di Riccione, i tre indagati avrebbero obbligato i dipendenti a turni di lavoro massacranti, fino a 15 ore al giorno, con retribuzioni bassissime. Dipendenti che sarebbero stati vittime anche di minacce e ritorsioni. Il 64enne turco, dal canto suo, ha spiegato di provenire da un’altra cultura, dove lavorare anche 15 ore al giorno, come faceva lui insieme a moglie e figlio, non era una cosa così strana. Ci ha tenuto però a precisare che le ore di lavoro effettive prestate dai dipendenti erano molte meno e che spesso rimanevano in negozio così a lungo anche perché non avevano un altro posto dove andare e lì potevano anche pranzare e cenare.

Padre e figlio sono sottoposti agli arresti domiciliari, mentre la madre ha l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nelle prossime ore il giudice deciderà se allentare la misura detentiva. Lo spera in particolare il 25enne, che il 16 marzo prossimo dovrebbe convolare a nozze in Germania, dove vive e lavora la sua futura moglie.

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