Papa Leone a Rimini, il grazie del Vescovo: "Vorrei abbracciarvi uno a uno"
Sono tre dei tanti volti di un popolo di circa 600 volontari che ha reso possibile l’accoglienza del Santo Padre. A tutti loro il Vescovo Nicolò ha voluto indirizzare un messaggio personale:
“Vorrei potervi abbracciare uno ad uno e ringraziarvi personalmente”, scrive il Vescovo. “Siete però, per fortuna, così tanti che non è possibile farlo. Per questo vorrei che vi raggiungessero almeno queste poche parole, semplici ma sincere”.
La prima è, appunto, grazie: “Grazie per il vostro tempo, la vostra disponibilità, la pazienza, la fatica, i sorrisi e lo spirito con cui avete servito. Ciascuno di voi, con il proprio compito, ha dato un contributo prezioso”.
Ma Nicolò invita a non fermarsi al ricordo della giornata. “Spero soprattutto che abbiate vissuto un incontro personale: con Dio – attraverso la presenza del successore di Pietro, Papa Leone XIV – e con le tante persone che avete incontrato, accolto, accompagnato e servito”. E aggiunge un auspicio per le relazioni nate durante queste settimane: “Continuate ad alimentare” l’amicizia tra tante persone che prima non si conoscevano, “è un dono prezioso che viene da Dio”.
Infine, lo sguardo va al futuro. “La visita del Papa si conclude, ma ciò che abbiamo vissuto continua: nella nostra vita, nella Chiesa e nella città”. Perché la festa di Rimini non rimanga soltanto una pagina da conservare nell’album dei ricordi, ma diventi una spinta a una maggiore adesione a Cristo e alla Chiesa, vissuta – come ha ricordato Leone XIV nell’omelia della Messa al Porto – con “spirito di servizio”.
C’è chi ha scritto a mano oltre cento pissidi, chi ha lavorato per settimane nell’organizzazione, chi ha incontrato persone nuove uscendo dai confini della propria parrocchia. Tre storie diverse, quelle di Attilia Sammarini, Francesca Gattei e Simona Lombardini, ma unite da una stessa parola: grazie.
Attilia Sammarini, 62 anni, infermiera, vive a Viserba, è sposata, ha tre figli e quattro nipoti. È una delle tante persone che hanno risposto alla chiamata a mettersi a disposizione della Diocesi. Per lei è stata un’esperienza “travolgente e trasformante, faticosa ma gioiosa perché condivisa con tanti fratelli e sorelle”. La fotografia che conserva della giornata è quella di Papa Leone seduto sulla sedia rossa, sullo sfondo azzurro: “Quell’azzurro mi ha ricordato il manto di Maria. Mi porto nel cuore il volto sereno del Papa, in totale ascolto”. E alla domanda se rifarebbe tutto, non ha dubbi: “Se questo è quello che mi chiede il Signore, risponderei sì con tutto il mio cuore”. Un sì che, racconta, ha avuto anche il volto concreto delle relazioni nate durante il cammino: “Grazie a questa esperienza ho conosciuto persone nuove, con altre sono riuscita a costruire rapporti più profondi”. Per Attilia è questa la vera ricchezza di quanto vissuto: “Si cammina insieme verso quel che tutti siano uno, l’unità che non è uniformità, ma comunione tra le diversità”.
Per Francesca Gattei, 54 anni, restauratrice di Corpolò e madre di quattro figli, il compito è stato molto concreto: scrivere con un pennarello per ceramica, una per una, le oltre cento pissidi utilizzate dai ministri straordinari della Comunione durante la Messa al Porto. “Ero tanto emozionata pensando che avrebbero contenuto il Corpo di Gesù e che sarebbero state utilizzate in un’occasione molto speciale”. La giornata, poi, le ha regalato un altro momento indimenticabile: nell’incontro con le persone fragili, Papa Leone si è fermato a salutare mamma Luigina e il fratello Matteo, persona con sindrome di Down. “Sono molto contenta. La fatica è stata ripagata, il famoso centuplo del Vangelo!”. Un ricordo che per Francesca lega il lavoro preparatorio all’emozione vissuta direttamente davanti al Papa: “La Visita del Santo Padre l’ho vissuta in Duomo”, racconta, “e quel saluto a Matteo è stato un dono”.
Simona Lombardini, 54 anni, impiegata presso Fondazione Fondazione Cultura di Santarcangelo, ha scoperto soprattutto la bellezza di andare oltre i confini abituali. “Mi porto dentro la bellezza degli incontri con tante persone. Alcune le conoscevo già, altre le ho incontrate proprio in queste settimane”. Per lei la visita del Papa è stata anche l’occasione per sentirsi parte di una realtà più grande: “È stato bello uscire un po’ dai confini della propria parrocchia”. E oggi il suo “Papa Leone” è soprattutto “quello che ho visto vicinissimo, ma anche quello che ha saputo mettere insieme una comunità”. Simona racconta di aver apprezzato proprio questa dimensione corale: persone diverse per storia e sensibilità, insieme per un unico obiettivo. “È stato bello creare nuove relazioni”, dice, riconoscendo nella visita un’occasione per uscire dai meccanismi abituali e guardare più lontano.










