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in corte d'assise

Omicidio Paganelli. Il tablet di Pierina acceso dopo il delitto

In foto: Louis Dassilva con uno dei suoi avvocati, Riario Fabbri (foto Migliorini)
Louis Dassilva con uno dei suoi avvocati, Riario Fabbri (foto Migliorini)
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 6 min
Lun 27 Apr 2026 09:52 ~ ultimo agg. 28 Apr 12:59
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Sedicesima udienza del processo in Corte d'Assise nei confronti di Louis Dassilva, unico imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli. Oggi compaiono in aula gli ultimi testi, tra cui l'amica di Manuela Bianchi che era stata indagata per falsa testimonianza. La donna, assistita dall'avvocato Piero Venturi, potrebbe ritrattare.

Il generale di brigata dei carabinieri in Riserva Guido Ruggeri e il colonnello dei carabinieri Vittorio Stingo sono i primi testi dell'accusa della giornata odierna, che hanno svolto una consulenza sull'aggressione di Pierina Paganelli e sul rinvenimento del cadavere: "Difficile pensare che Dassilva abbia avuto un addestramento nel periodo di formazione in Senegal così approfondito nell'uso di un'arma bianca, come un coltello da combattimento. Addestramento che avviene solo nei reparti speciali. Inoltre, anche se in ipotesi avesse avuto un tale addestramento, non si può escludere che possa aver scagliato più fendenti di quelli necessari per uccidere una persona. Non sempre se sei addestrato metti in campo un uso minimo della forza, soprattutto nella vita 'normale'".

Ora è il turno del maresciallo dei carabinieri Francesco Lobefaro, consulente dell'accusa incaricato di accertamenti tecnici sui dispositivi informatici, in particolare sulle interazioni del telefono di Valeria Bartolucci il 3 ottobre 2023: "Alle 22.07 lo smartphone torna in modalità interattiva, con lo schermo che viene sbloccato. Alle 22.09 lo schermo torna in modalità non interattiva. Alle 22.10 c'è un'interazione umana, notifiche Telegram e WhatsApp, con possibilità che l'utente le abbia visionate. Alle 22.11 si registrano due messaggi in uscita. Alle 22.15 il display invece torna in modalità non interattiva almeno sino alle 23, tempo limite fissato dal quesito. Il 16 ottobre 2023, invece, dal cellulare di Dassilva viene fatta una ricerca su Google relativa all'omicidio di Pierina, con apertura di un link di un articolo web in cui si parlava di possibili tracce di Dna". 

Ora il consulente Lobefaro dovrà riferire sugli accertamenti informatici svolti sul tablet di Pierina, che la sera dell'omicidio era nella borsa della donna: "Alle 22.38 del 3 ottobre 2023 si registrano due eventi di sistema a schermo in modalità non interattiva. Queste due notifiche sono di un videogioco che era già installato sul tablet. Alle 01.23 e 18 secondi del 4 ottobre lo schermo del tablet è passato in modalità interattiva per pochi secondi, circa cinque, e questo è un evento sicuramente riconducibile ad un'azione umana, corrispondente ad un tocco casuale o, per esempio, ad un sollevamento della custodia magnetica. Poi, dopo alcuni secondi, lo schermo si spegne nuovamente. L'applicativo Health nel cellulare di Dassilva, nelle prime ore del 4 ottobre, registra dei passi alle 01.35 e poi successivamente alle 05.45".

Secondo la Procura, quindi, a far accendere lo schermo del tablet sarebbe stato l'assassino e Dassilva, almeno 10 minuti dopo l'accensione dello schermo, sarebbe stato sveglio, come dimostra l'applicativo Health installato nel suo cellulare. 

Sul banco dei testimoni Sara Zavatta, psichiatra di Valeria Bartolucci: "Valeria prima di questa udienza mi ha scritto una mail per ricordarmi di mantenere il segreto professionale. Non ho mai detto alla signora Bartolucci di tenere un diario e non mi ha mai sottoposto dei suoi scritti. Questi che mi sottopone ora il pm non li ho mai visti prima. In alcune occasioni Valeria faceva dei grafismi, usava dei fogli sulla mia scrivania o qualche foglio che aveva in borsa lei. Altre volte si appuntava su un blocchetto delle domande che voleva farmi o degli argomenti che voleva affrontare con me". Il pm Paci chiede che venga acquisita l'agenda di Valeria Bartolucci, sequestrata il 16 luglio 2024 all'interno dell'abitazione della donna, in quanto non sarebbe un documento terapeutico. La difesa si oppone, ma la Corte autorizza l'acquisizione. 

Adesso tocca a Romina Sebastiani, amica di Manuela Bianchi, precedentemente indagata per false dichiarazioni: "Ho iniziato a frequentare Manuela da quando suo marito ha avuto l'incidente. Le davo sostegno, la incoraggiavo, la consolavo. Lei mi faceva delle confidenze personali, una volta mi disse anche di volerla fare finita. So che assumeva psicofarmaci anche in dosi alte, a volte associandole anche al vino. Ho sempre avuto fiducia in Manuela". La presidente della Corte richiama la teste a rispondere con maggior chiarezza. L'avvocato Venturi interviene per prendere le difese dalla sua assistita. Udienza sospesa alcuni minuti su decisione della presidente Fiorella Casadei, dopo uno scambio di battute acceso con l'avvocato Venturi.

Riprende l'esame di Romina Sebastiani: "Ho sempre creduto all'estraneità di Manuela. La mattina del 15 aprile 2025 ricordo che sono andata da Manuela perché l'aiutavo con il trasloco. E in quell'occasione, dopo aver preso dei tranquillanti, mi disse sussurrando: 'Ti rendi conto che se Louis è in carcere è colpa mia?', io gli risposi che non doveva preoccuparsi perché aveva detto la verità, ma lei mi rispose sottovoce: 'Non è la verità'. Salvo poi ad alta voce dirmi: 'Quello che ho detto nell'incidente probatorio è la verità'. E me lo avrebbe detto con un tono più alto perché mi spiegò che in casa c'erano delle microspie. Per me quella cosa era diventata un tormento, ci penso sempre. Così mi sono fatta un audio che mi sono autoinviata, per ricordarmi le parole esatte di Manuela. Dopo quell'audio sono stata malissimo, avevo attacchi di panico e tachicardia. In due occasioni ho chiamato il 118. Mio marito cercava di tranquillizzarmi, mi ripeteva che io non c'entravo nulla, che erano problemi di Manuela. Il 5 maggio 2025 rivedo Manuela e mi dice che il capo della Squadra Mobile non credeva alla sua deposizione precedente. Il 16 gennaio 2026 l'andai a trovare a casa di suo padre Duilio. Poi siamo uscite, prima però Manuela mi disse di lasciare i cellulari in casa. Parlammo ancora del giorno del ritrovamento del cadavere e Manuela mi disse che quelle cose gli erano state suggerite dagli investigatori. Perché non l'ho detto subito? Perché ho avuto paura, per me era una cosa enorme. Volevo andare in questura, parlare col pm, ma non ce l'ho fatta, scusatemi...". La teste non trattiene le lacrime. "Non ho mai chiesto un chiarimento a Manuela perché avevo paura che negasse. Ad un certo punto non capivo più cos'era vero e cosa no. Io ero certa di quello che avevo sentito, ma era una cosa talmente grave che stentavo a crederci. Nel 2001 uno psichiatra mi aveva diagnosticato un disturbo della personalità, lo ammetto. Così come ammetto di aver sofferto di attacchi di panico anche in periodo Covid, 2020-'21. Crisi che ogni tanto mi sono capitate anche dopo. Dal 2023 al 2025 però non ho avuto nuovi attacchi". 

La Corte, sciolte le riserve, ammette la testimonianza di Manuela Bianchi con esclusivo riferimento alle circostanze riferite dall'amica Sebastiani. Negato il confronto in aula tra Manuela e Louis. Manuela convocata a testimoniare in aula tra mezz'ora.

 

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