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Calano gli inattivi

Occupazione, poche luci e tante ombre. Cresce la disoccupazione femminile

di
Redazione
   
Tempo di lettura 2 min
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Preoccupano i dati sull’occupazione aggiornati al secondo trimestre del 2023. Aumenta la disoccupazione, in particolare quella femminile, diminuisce il tasso di occupazione e, unica nota positiva, calano gli inattivi. Questi alcuni aspetti relativi alla provincia di Rimini che emergono dai dati Istat elaborati dalla Camera di Commercio.

Nel dettaglio, il tasso di attività (15-64 anni) aumenta di 1,3 punti percentuali e si attesta nel trimestre aprile-giugno al 70,4%, diretta conseguenza dell’aumento delle forze lavoro nel complesso (+2,7%). Il tasso di occupazione (15-64 anni) cala di 0,7 punti percentuali (da 65,5% a 64,8% in 12 mesi). Consistente il balzo del tasso di disoccupazione che arriva al 7,7% con un aumento di 2,6 punti rispetto al 5,1 del secondo trimestre 2022. Da segnalare in particolare l’impennata della disoccupazione femminile, +4,5%, che aumenta la forbice di genere: il tasso sale infatti al 9,6% rispetto al 6,2% maschile (anch’esso in crescita ma solo dell’1,1%). In crescita anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), che dal 19% del secondo trimestre 2022 passa al 30,8% (+11,8). Unica nota lieta, il calo degli inattivi (-1,8%) cioè delle persone che non cercano attivamente un lavoro, con il relativo tasso che si attesta al 29,6%.
Nel confronto con Emilia-Romagna e Italia, il tasso di occupazione è più basso del dato regionale (70,4%) e superiore a quello nazionale (60,8%) mentre il tasso di disoccupazione risulta più alto della media regionale (4,9%) e in linea col dato nazionale (7,8%).

Gli occupati in provincia di Rimini, nel secondo trimestre 2023, sono 144mila, stabili in termini annui (-0,1%). I maggiori cali si registrano nell’industria in senso stretto (-11%), nelle costruzioni (-6,8%) e nell’agricoltura (-2,7%), mentre crescono gli altri servizi (+4,8%) e i settori commercio e turismo (+1,5%).
I disoccupati, in termini assoluti, risultano 12mila, in deciso aumento tendenziale (+54,7%), dovuto in buona parte al movimento di molte persone in età lavorativa (più di 2mila unità) dalla classe “inattiva” a quella “in cerca di occupazione”.

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